venerdì 16 maggio 2014

Dell'Utri, via libera all'estradizione. Giudice: "In Italia settimana prossima"

Ok dal Consiglio dei ministri libanese. L'ex senatore del Pdl, arrestato il 9 aprile scorso e condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, si trova agli arresti ospedalieri nella clinica Al Ayat

BEIRUT - Via libera all'estradizione di Marcello Dell'Utri: l'ex braccio destro di Silvio Berlusconi "sarà in Italia la settimana prossima", forse giovedì. Lo ha detto il giudice Ahmad Al Ayubi, che segue il caso per il Ministero della Giustizia libanese. Il Ministero  ha avuto l'autorizzazione a procedere con il decreto per l'estradizione dell'ex senatore del Pdl da parte del Consiglio dei ministri, che ha ritenuto di non dover dibattere il caso. Il decreto deve ora essere firmato dal primo ministro e dal presidente della Repubblica libanesi. "Il primo ministro e il presidente della Repubblica - ha aggiunto il giudice - firmeranno a loro volta il decreto nei prossimi giorni e quindi il signor Dell'Utri sarà probabilmente in Italia giovedì".

Dell'Utri è stato arrestato il 9 aprile scorso e il 9 maggio 2014 è stato definitivamente condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa: attualmente si trova agli arresti ospedalieri nella clinica Al Ayat.

giovedì 15 maggio 2014

Mafia, la talpa in procura di Messina Denaro - E spunta un piano per uccidere i pm

Palermo, nuove rivelazioni: "Così il boss progetta un attentato durante l'estate contro Teresa Principato, capo del pool" 

di SALVO PALAZZOLO

Teresa Principato
PALERMO - L'ombra di Matteo Messina Denaro è arrivata sin dentro il palazzo di giustizia. La settimana scorsa, una fonte ritenuta attendibile ha svelato agli investigatori della Dia che il superlatitante di Cosa nostra avrebbe una talpa negli uffici giudiziari di Palermo. Forse un commesso, forse un cancelliere. Qualcuno che lo tiene aggiornato sui movimenti di magistrati e investigatori. Di certo, Messina Denaro è parecchio infastidito dalle ultime indagini, questo riferisce la fonte, che avverte: "Ha ormai deciso di colpire il procuratore aggiunto Teresa Principato ". Ovvero, il capo del pool che in questi anni ha fatto terra bruciata attorno al capomafia ricercato da vent'anni.

Le rivelazioni arrivano da un confidente che nei mesi scorsi aveva già offerto indicazioni molto precise alla Direzione investigativa antimafia. Adesso, dice: "L'attentato potrebbe avvenire tra maggio e ottobre". E ancora: "Probabilmente, approfitteranno di un cantiere aperto lungo una delle strade attorno al tribunale".

Così, da venerdì scorso, i controlli dei carabinieri nella zona del palazzo di giustizia di Palermo sono diventati più serrati. E il dispositivo di protezione attorno a Teresa Principato, affidato alla polizia, è stato rafforzato con un servizio di bonifica, per controllare i percorsi fatti dalla scorta. La tensione è già tornata altissima in città. E le preoccupazioni sono anche per i sostituti del pool, Paolo Guido e Carlo Marzella, in queste settimane alle prese con un nuovo processo contro il clan Messina Denaro. Tra gli imputati eccellenti ci sono la sorella e il nipote prediletto del latitante, erano gli anelli più importanti del suo sistema di comunicazione.

Già a gennaio era arrivato un primo allarme per i pm di Palermo. Un altro confidente aveva svelato alla Finanza che il latitante era in cerca di tritolo per un attentato a Teresa Principato. Adesso, arriva un'ulteriore indicazione sul luogo del possibile agguato: la zona del palazzo di giustizia. C'è un'indagine sulle rivelazioni delle due fonti, è condotta dal procuratore di Caltanissetta Sergio Lari. Indagine riservatissima anche per comprendere il contesto in cui si muovono le due fonti, che sembrano parecchio documentate. Soprattutto, quella che ha parlato della talpa al palazzo di giustizia. Un anno fa, aveva inviato una lettera alla Dia di Messina per far sapere che il pool di Palermo stava dando fastidio a Messina Denaro soprattutto con le indagini sul patron di Valtur, Carmelo Patti. All'epoca, gli investigatori della Dia di Palermo avevano appena chiesto di sequestrare l'impero di Patti. Intanto, i carabinieri del Ros seguivano le mosse del nipote dell'imprenditore, Aldo Licata, alle prese con la realizzazione di un nuovo villaggio in Sicilia. Chi era il braccio operativo dell'ultimo progetto milionario in provincia di Trapani? Un giovane boss, Pietro Polizzi, figlio d'arte, che si vantava di avere fatto da autista a Messina Denaro. È stato arrestato a dicembre, assieme alla sorella e al nipote del superlatitante. Il confidente sapeva già dell'inchiesta. Lo sapeva soprattutto la talpa.

Il confidente racconta che nei mesi scorsi il dipendente infedele avrebbe operato indisturbato per recapitare al palazzo di giustizia altri messaggi delle cosche. Ha lasciato una lettera di minacce, in busta chiusa, sulla scrivania del pm Maurizio Agnello. Un'altra lettera l'ha portata nell'aula dove si stanno processando i boss della mafia di Carini: quella volta, il pm Laura Vaccaro trovò il messaggio di minacce dentro il fascicolo dell'udienza. Chi è la talpa? Su quali complicità può contare Messina Denaro? È l'ultimo mistero di Palermo.

venerdì 9 maggio 2014

Dell'Utri condannato

La Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di Marcello Dell'Utri. Con questo verdetto, la I Sezione Penale della Cassazione ha reso definitiva la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Palermo il 25 marzo 2013. I Supremi giudici sono stati in Camera di Consiglio per circa 4 ore nelle quali hanno deciso anche una decina di cause della giustizia militare. Il Collegio era presieduto da Maria Cristina Siotto. Margherita Cassano è invece il relatore che scriverà la sentenza.

"Siamo delusi da questa decisione della Cassazione perché a nostro avviso c'erano tutti gli spazi per un annullamento della condanna: vedremo ora quali iniziative intraprendere. Ricorreremo alla Corte Europea di Strasburgo per verificare se questo procedimento ha camminato nei giusti binari". Questo il commento di Giuseppe Di Peri, l'avvocato che ha difeso Dell'Utri in Cassazione insieme a Massimo Krogh.

"Non ci sarà alcuna accelerazione né cambierà nulla nella procedura attivata dalle autorità italiane per chiedere l'estradizione di Dell'Utri: semplicemente il titolo custodiale sarà tramutato in ordine di carcerazione in seguito alla decisione della Cassazione di questa sera". Di Peri - che ha atteso la lettura del verdetto - ha aggiunto che "tutta la procedura sull'estradizione è in mano agli avvocati libanesi che assistono Dell'Utri".

ansa.it

martedì 6 maggio 2014

L'intervento del garante

Il Presidente Giorgio Napolitano, il garante della congiura del silenzio sulla trattativa Stato-mafia, è intervenuto pesantemente a garanzia di questo silenzio smantellando definitivamente il pool antimafia di Palermo

di Salvatore Borsellino

6 Maggio 2014 - E’ notizia di oggi che dal CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura, è stata diramata una circolare che ordina che tutti i nuovi fascicoli di inchieste sulla mafia possano essere affidati soltanto a Magistrati facenti parte della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia). Nino Di Matteo è formalmente scaduto da quattro anni, mentre Roberto Tartaglia non ne fa ancora parte anche se entrambi erano “applicati” al pool. Anche Francesco del Bene, il terzo componente del pool, vedrà scadere a giugno il suo incarico in DDA e quindi verrà estromesso dall’indagine. L’opera di smantellamento è compiuta, Di Matteo potrà occuparsi soltanto di abusi edilizi, il gruppo a cui risulta ufficialmente assegnato. 
Non c’è più bisogno del lavoro sporco che Totò Riina, dal carcere di Opera, si era dichiarato disponibile ancora una volta a mettere in atto, non c’è più ragione di tergiversare sulla dotazione del bomb-jammer alla scorta di Di Matteo, vengono così dispersi anni di esperienza e tutta la memoria storica sulle indagini relative alla trattativa mettendo in atto ancora una volta quello che era avvenuto dopo la conclusione del maxi-processo istruito dal pool di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino quando, anche in quella occasione, il pool di Palermo era stato smantellato e Paolo Borsellino, per avere rilasciato un’intervista dove denunziava questo smantellamento, era stato deferito al CSM. 
Il CSM appunto, quello di cui è Presidente Giorgio Napolitano, che oggi prende questa vergognosa decisione forse perché la desecretazione decisa dal governo delle carte finora non accessibili avrebbe rappresentato un pericolo se a quelle carte avessero potuto avere accesso magistrati come questi del pool palermitano troppo avanti ormai nelle nuove indagini che sono scaturite dal processo sulla trattativa Stato-mafia, il peccato originale di questa seconda repubblica che ha le sue fondamenta intrise del sangue delle stragi del ’92 e del ’93. 
Senza queste stragi la storia degli ultimi venti anni del nostro Paese, forse tra i peggiori della nostra storia, sarebbe stata diversa. Senza che venga alla luce la Verità sulla trattativa che ha determinato queste stragi, senza che sia fatta Giustizia per questi morti, non avremo il diritto di definirci un Paese civile e oggi sulla strada della Verità e della Giustizia è stato, con questa circolare del CSM, con questo intervento del garante del silenzio sulla trattativa, messo un ulteriore grande macigno. 
Ma noi non permetteremo che diventi anche una pietra tombale perché ormai l’opinione pubblica non può fare a meno di capire, perché la Società Civile non accetterà che questa congiura venga così apertamente perpetrata, che sia portata a compimento.
Come dice la Canzone del Maggio : “Verremo ancora alle vostre porte e busseremo sempre più forte….” e avremo in mano, levata sempre più in alto una Agenda Rossa.

Azzerato il pool di Palermo

di AMDuemila


6 maggio 2014 - "Non è un pm della Dda". E con questa motivazione il pubblico ministero di Palermo Antonino Di Matteo non potrà più fare nuove indagini sulla trattativa tra Stato e mafia. Così come Roberto Tartaglia, che insieme a Di Matteo fa parte del pool del processo trattativa con Francesco Del Bene e Vittorio Teresi, coordinatore del gruppo e l'unico magistrato che sopravviverà all'azzeramento del pool. E' la drammatica conseguenza di una circolare arrivata dal Consiglio superiore della magistratura lo scorso 5 marzo. Il Csm ha dichiarato che tutti i nuovi fascicoli d’inchiesta sulla mafia dovranno essere affidati solo ed esclusivamente a chi fa parte della Direzione distrettuale antimafia. E non è il caso di Di Matteo, in quanto il suo incarico è scaduto formalmente da quattro anni e in via ufficiale assegnato al gruppo che si occupa di abusi edilizi, mentre Tartaglia non fa ancora parte della Dda. L'unico che, alla luce delle nuove direttive del Csm, rientrerebbe ora di diritto nel nuovo filone di indagini sulla trattativa è Del Bene, ma solo fino al primo giugno, giorno della scadenza per il suo incarico.

Il Consiglio superiore della magistratura ha ordinato che potrà essere fatto uno strappo alla regola solo in casi eccezionali: "nei delitti contro l’economia, la pubblica amministrazione, la salute e l’ambiente", oppure nel caso in cui tutti i magistrati appartenenti alla Dda abbiano un carico di lavoro tale da impedire loro di occuparsi di altre indagini.
Anche se ufficialmente non è noto su quali indagini il procuratore di Palermo Messineo abbia posto il veto, ma è altrettanto risaputo che da quando è iniziato il processo in Corte d'assise il pool è andato avanti con le indagini ma ora sarebbe tutto messo in discussione. 
Uno stop perentorio, dunque, al nuovo filone investigativo, quello sulla trattativa bis, che aveva individuato molti altri nomi rispetto a quelli che già figurano nel processo trattativa Stato-mafia (ex politici e ufficiali del Ros, boss mafiosi e pentiti). Già la scorsa estate i pm di Palermo insieme alla Dia si sono recati alle sedi dei servizi segreti a Roma per acquisire una mole immensa di documenti. Di recente hanno poi proseguito negli interrogatori di diversi uomini appartenenti alle istituzioni come testimoni, oltre a cercare di chiarire il mistero della Falange Armata, la sigla che in passato ha rivendicato numerosi omicidi e da poco è tornata a farsi sentire. Sì, perchè una lettera di minacce è pervenuta in carcere al boss Totò Riina: "Chiudi la bocca, ci pensiamo noi". Noi chi?
Resta il fatto che la mossa del Csm (al quale qualcuno sta già pensando di scrivere) ha decretato l'eliminazione di un pool che non ha eguali per competenza, le cui indagini hanno iniziato a delineare nuovi misteri che devono essere portati alla luce, legati a personaggi appartenenti ad ambienti di potere ben più alti di quelli che sono stati finora toccati dalle precedenti attività investigative.
Ma ad essere a rischio sono anche altre indagini antimafia che vedevano applicati diversi pm della procura ordinaria. Ed il caso è pronto ad esplodere.

lunedì 5 maggio 2014

Ecco la prova visiva che lo Stato tratta con i delinquenti

di Giorgio Bongiovanni



4 maggio 2014 - Quanta indignazione e ribrezzo si prova osservando lo Stato italiano. Il germe della “trattativa”, lo scendere a patti con i criminali, è sempre più insito nelle nostre istituzioni e oggi non viene neanche nascosto ma reso palese, in diretta Rai, in un sabato sera di maggio.
L'immagine attonita del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che osserva, senza muovere un dito, quanto sta avvenendo in campo, rappresenta l'inequivocabile resa di uno Stato incapace di intervenire e mettere ordine. Il questore di Roma Massimo Mazza, che oggi ha commentato gli scontri nella Capitale prima della finale di Coppa Italia (con un bilancio di nove feriti, tre per colpi di pistola, di cui uno gravissimo) ha dichiarato pubblicamente che “Non c'è stata alcuna trattativa con gli ultras del Napoli” e che non si è “Mai pensato di non far giocare la partita”. Ma le immagini televisive ci hanno raccontato ben altro.

Tutta l'Italia ha visto un calciatore, il capitano del Napoli Hamsik, ed un capo ultras, Gennaro De Tommaso (in foto), detto “Genny 'a carogna” a quanto pare figlio di Ciro De Tommaso, ritenuto affiliato al clan camorristico dei Misso, sostituirsi al Prefetto stesso ed al Ministero degli Interni, scegliendo se giocare o meno la partita. 
Il tutto mentre una pioggia di fumogeni e bombe carta prende vita dalla curva del Napoli bersagliando polizia, steward e forze dell’ordine. Addirittura un vigile del fuoco che si trovava a bordo campo viene ferito. 
E' la curva a dettare legge nel silenzio tombale delle istituzioni. Sì, perché ci sono delle regole, ma le decisioni, così come è accaduto altre volte nel nostro Paese, vengono lasciate in mano alla violenza di delinquenti.

Come può un Presidente del Consiglio non rendersi conto di quello che sta accadendo intorno a lui? Come può non muovere un dito di fronte alla vergogna di un intero Paese? Anziché inviare diecimila uomini a fermare questo strazio si è deciso di affidare ad un calciatore strapagato il compito di trattare con un delinquente e mettere in scena un vergognoso teatrino pur di permettere allo “show” di andare avanti. 
Genny non si nasconde e sulla maglietta nera campeggia un'altra frase vergognosa: “Speziale libero”. Una dedica chiara all'ultrà del Catania Antonino Speziale che sta scontando otto anni di carcere per l'omicidio preterintenzionale dell'ispettore Filippo Raciti, avvenuto il 2 febbraio del 2007 durante gli scontri esplosi allo stadio Massimino. 
Ha ragione la vedova Raciti, Marisa Grasso, che ha parlato di “vergogna per uno Stato che non reagisce, impotente e che quindi ha perso”. 
In uno Stato normale la magistratura dovrebbe intervenire severamente aprendo un'inchiesta per omissioni d'intervento d'autorità. 
E' il metodo che è stato usato a suscitare indignazione e rabbia. Sì, perché ancora una volta, seppur si tratta di fatti diversi, lo Stato tratta mostrando il suo volto più debole. E' la prova di chi è Renzi, un “bamboccio” in balia dei poteri forti. E si resta interdetti anche nel leggere le considerazioni del presidente del Senato Pietro Grasso che, lanciando “anatemi” contro il tifo violento, ha detto di aver pensato più volte di abbandonare lo Stadio senza poi far nulla, o della Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, che mentre andava in scena il delirio distribuiva sorrisi in tribuna. Lo stesso che hanno fatto tante altre autorità presenti all'“Olimpico”. La Questura e la Prefettura di Roma oggi tendono a minimizzare i fatti. Il Viminale addirittura si “lava le mani” spiegando che la decisione se rinviare o meno la partita non era di sua competenza. Ancora una volta però, resta evidente la resa delle istituzioni di fronte alla criminalità.