lunedì 28 aprile 2014

Le mie scuse a Vincenzo e Augusta Agostino, per le parole di Paolilli.

di Pippo Giordano


Pippo Giordano
27 aprile 2014 - Non posso rimanere  insensibile alle gravi affermazioni fatti da Guido Paolilli, nei confronti di Antonino "Nino" Agostino poliziotto palermitano trucidato insieme alla moglie Ida Castellucci e per il mancato attentato dell'Addaura del  magistrato Giovanni Falcone. Confesso che dopo aver ascoltato le parole di Paolilli, nella puntata di "Bye Bye Marcello" Servizio Pubblico, sono rimasto basito dalla sue parole.
Intanto, Guido Paolilli dovrebbe spiegare pubblicamente i motivi degli incontri  con frequenza settimanale col capo Centro Sisde di Palermo, Bruno Contrada; incontri che sarebbero avvenuti nella  piazza Ungheria a Palermo, in maniera riservata. Cosa aveva da  riferire o prendere "ordini"  un poliziotto della Sezione rapine da Bruno Contrada? Ho conosciuto i due, all'epoca  Paolilli era nella stessa mia Sezione, mentre  Contrada era alla Criminalpol, per poi transitare al Sisde. Il Paolilli  ha affermato che il movente dell'uccisione dell'agente Agostino e della moglie è stato originato da una  questione di "pelo", ovvero di donne. Il ragionamento del Paolilli è  simile  a quello  usato dai mafiosi  per depistare  gli omicidi, come  per esempio quello di un altro poliziotto Lillo Zucchetto. Appare evidente che nell'esporre le risultanze delle sue "indagini"" il Paolilli offenda la memoria di Nino Agostino e che le parole usate, in riferimento a "questione di pelo" appaino inopportune, meschine e offensive della memoria di un collega ammazzato insieme alla moglie incinta.
Guido Paolilli
Di contro, dica invece a quale conclusioni sono giunte le sue "indagini" .  Le farneticazioni di Paolilli sono parimenti  gravi quando afferma che non fu la mafia a mettere la bomba all'Addaura e che Nino Agostino e Emanuele Piazza, altro agente del Sisde ammazzato e sciolto nell'acido, non erano implicati nel  mancato attentato al giudice Falcone.  Il Paolilli dal suo silenzio, dalla sua gestualità e  dal modo di esprimersi, lascia intendere qualcosa di diverso. E, quindi dovrebbe essere chiaro ed  esauriente, e non esprimersi in siffatto modo, che è tipico degli appartenenti ai "servizi", che dicono tutto per non dire nulla. E, dovrebbe smetterla di dire che alla Mobile sapevano dell'Addaura, ma per "campare" tranquilli nessuno parlava. No! La Squadra Mobile di Palermo, non era quella dipinta da Paolilli, forse lui insieme ad altri erano abituati a pescare nel torbido: la Squadra mobile palermitana  era ed è quella che ha visto 10 morti ammazzati dalla mafia. Era, questo è vero, che il  suo "interlocutore"  Contrada  e il dirigente D'Antoni, sono stati  condannati a 10 anni di reclusione per mafia.  Ma per il resto la Mobile era composta  da uomini e donne che, a differenza di Paolilli, lavoravano   soltanto per la Polizia di Stato. E' stato chiamato da La Barbera per concorrere alle indagini sull'omicidio di Nino Agostino? Afferma anche d'essere stato amico di Nino Agostino e che addirittura ne aveva raccolto le confidenze, eppoi, invero non ricorda quello che aveva sequestrato o letto?  Ma per favore! Anche a me Arnaldo La Barbera m'invitò di far parte del suo team investigativo. Rifiutai,  anche se all'epoca non sapevo che La Barbera  faceva parte dei "servizi". Strano periodo a Palermo: poliziotti con in tasca la tessera dei "servizi", alcuni arruolati proprio da Contrada. Alla conclusione della puntata di Servizio Pubblico, rimane l'amarezza che ancora oggi non conosciamo la verità sulla morte di Nino Agostino, la moglie e  Emanuele Piazza. Ed appunto per la mancata verità che il Paolilli avrebbe dovuto usare il necessario rispetto verso due colleghi  uccisi verosimilmente per la  resa di conti all'interno di apparati deviati e per la quale cadde sotto la gragnola di colpi Ida Castellucci, vittima innocente. Come ex appartenente alla Mobile palermitana, sento il dovere di chiedere scusa ai genitori di Nino Agostino, Vincenzo e Augusta, per le parole dette da Paolilli, augurandomi che giustizia venga fatta.

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