giovedì 30 gennaio 2014

Il pentito Di Carlo chiama in causa Subranni

La deposizione al processo Stato-mafia: "I cugini Salvo si sono rivolti a Subranni", allora ufficiale dei carabinieri, "per fare chiudere l'indagine sulla morte di Peppino Impastato"


Antonio Subranni

"Ho saputo che i cugini Salvo si sono rivolti ad Antonio Subranni per fare chiudere l'indagine sulla morte di Peppino Impastato". Lo ha detto il pentito Francesco Di Carlo, deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia. Il collaboratore ha ricordato di aver più volte visto il generale Subranni, ex capo del Ros e tra gli imputati, negli uffici dei cugini Nino e Ignazio Salvo, potenti esattori siciliani vicini alla mafia, e una volta anche con Salvo Lima. Sulla morte di Impastato, assassinato dalla mafia nel 1978, Di Carlo ha aggiunto che "Badalamenti aveva interessato Nino e Ignazio Salvo per parlare col colonnello. Dopo poco tempo Nino Badalamenti mi ha detto: 'no, la cosa si è chiusa'".

"Con l'onorevole Salvo Lima ci sono stati molti incontri a Palermo e Roma. Spesso c'era Nino Salvo presente. Io non ero tipo che chiedeva cortesie e posti di lavoro. Anzi, fu lui, una volta a raccomandarmi un nipote, che per un anno ha lavorato ad Altofonte. Lima l'ho conosciuto quando era sindaco di Palermo, presentato da uno dei fratelli Salvo, negli anni Sessanta", ha sostenuto Di Carlo rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo.

Secondo la versione di Di Carlo, il nome di Subranni fu fatto anche da Vito Ciancimino: "Tra gli anni 1976 e 1977 mi parlò del colonnello Subranni", ha dichiarato il pentito in aula, e sull'ex sindaco mafioso di Palermo riferisce ancora: "Vito Ciancimino l'ho incontrato, a fine anni Sessanta, mille volte. Vito Ciancimino era un dio per Binnu Provenzano mentre Totuccio Riina ce l'aveva sullo stomaco".

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