martedì 3 dicembre 2013

Rifiuti tossici. E' patto Cosa nostra-Camorra

I tumori al sangue sono quelli più in crescita: +108% nella zona delle miniere a fronte di un +42% della zona industriale. Il Procuratore Lari: "Siamo vicini alla verità"

di Giorgio Bongiovanni 

Il Procuratore Capo Sergio Lari
2 dicembre 2013 - Da quando sono state desecretate le dichiarazioni del pentito di Camorra, Carmine Schiavone, risalenti al 1997, durante un'audizione della commissione parlamentare d'inchiesta sulle ecomafie, diverse Procure d'Italia, dalla Campania alla Puglia fino alla Sicilia, hanno iniziato ad avviare alcune verifiche. “Il sistema - raccontava Schiavone - era unico, dalla Sicilia alla Campania... Non è che lì rifiutassero i soldi. Che poteva importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L'essenziale era il business”.
In realtà le parole dell'ex boss dei Casalesi non colgono totalmente di sorpresa. L'ultimo rapporto “Ecomafie” di Legambiente parla di affari per 16,7 miliardi di euro l'anno, basato solo sui reati accertati. Il che significa che il giro monetario è in realtà spaventosamente maggiore. 
Non bisogna poi dimenticare le rivelazioni che il pentito Leonardo Messina, che oltre ad essere mafioso lavorava come caposquadra nella miniera di sali potassici al confine fra Enna e Caltanissetta, riferì al giudice Paolo Borsellino, il 30 giugno 1992, in merito alle scorie nucleari sotterrate a Pasquasia. “Cosa Nostra usava dal 1984 le gallerie sotterranee per smaltirle”. 
Un caso, quest'ultimo, di cui ci siamo occupati in passato con un cospicuo dossier, che mette in luce inquietanti verità.

Non solo la “Terra dei fuochi”, quindi, è al centro di questo scandalo nazionale ed internazionale, dato che molti rifiuti provengono anche dal nord Europa. In Campania, come in Puglia, la Dda ha iniziato ad effettuare alcune verifiche proprio alla luce delle rivelazioni di Schiavone ed anche in Sicilia diverse Procure hanno iniziato ad approfondire la questione. 
Ed ancora, secondo Erasmo Palazzotto, deputato nazionale di Sel, “per anni un traffico di rifiuti speciali ha interessato la Sicilia, usata come enorme pattumiera con ingenti guadagni per i clan mafiosi, in un contesto di silenzio generale delle autorità preposte al controllo del territorio. Appare logico ipotizzare che l’area mineraria dismessa tra le province di Enna e Caltanissetta, a causa della totale mancanza di vigilanza, possa essere identificata come l’area finale dello stoccaggio illegale dei rifiuti speciali. Anche per via di una forte presenza mafiosa nel territorio”. Palazzotto, lo scorso 22 maggio, ha depositato una interrogazione parlamentare sui misteri della miniera nissena di Bosco Palo, tra Serradifalco e San Cataldo, legata a presunti traffici illeciti di rifiuti ospedalieri oltre che a una escalation di dati preoccupanti su salute e ambiente. Secondo Palazzotto altre miniere abbandonate ma anche terreni agricoli potrebbero benissimo ospitare tonnellate di scorie e veleni.
La Procura di Caltanissetta, sta provvedendo a far luce proprio sulle miniere di Serradifalco (definite come la “Chernobyl del Vallone”). A coordinare l'inchiesta, fascicolo aperto contro ignoti, è lo stesso Procuratore Capo Sergio Lari, coadiuvato dal sostituto procuratore Lia Sava, che nei giorni scorsi ha detto: “Siamo a una fase decisiva, la verità è vicina”. 
Si parla di rifiuti tossici (amianto e residui ospedalieri di certo, ma c’è anche l’ipotesi di scorie nucleari) che riguarda soprattutto l’ex miniera di sali potassici di Bosco Palo, dismessa dal 1988, ma anche altre strutture della zona. A parlare dell'indagine è il giornale La Sicilia.
Sarebbe partita nel 2012 e si muoverebbe nell'ambito di tre filoni, quello del traffico illecito di rifiuti, disastro ambientale e omissione di atti di ufficio da parte di alcune istituzioni. “Siamo a buon punto – prosegue Lari – e aspettiamo l’esito degli ultimi accertamenti tecnici del Noe dei carabinieri, oltre che i risultati di altre perizie che abbiamo chiesto a specialisti in materia. Entro Natale dovremmo avere gli elementi che ci servono”. Importanti per le indagini le denunce di Totò Alaimo, che il quotidiano definisce come “l’Erin Brockovic del Vallone”, il quale ha raccolto una enciclopedica documentazione su ciò che è accaduto nell’ultimo trentennio in questi luoghi che davano lavoro e adesso dispensano solo morte. 
Basandosi sul Registro dei Tumori di Ragusa e Caltanissetta è infatti emerso che negli 11 comuni del Vallone si muore molto di più che nella Gela del famigerato Petrolchimico, il 43% contro l’11%; i tumori al sangue sono quelli più in crescita: +108% nella zona delle miniere a fronte di un +42% della zona industriale. 
Del resto lo aveva detto anche il pentito Schiavone, riferendosi ai rifiuti tossici del Casertano: “Entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni rischiano di morire tutti di cancro”. E se i rifiuti sono stati seppelliti in più angoli d'Italia non è che gli altri abitanti siano immuni. E' lecito quindi pensare che il sud, la Campania, la Sicilia e forse altre Regioni del Mezzogiorno, sono divenute le discariche d'Italia, in grado di causare morte e dolore. Sicuramente Cosa nostra in Sicilia si è macchiata anche di questo delitto, di questa strage. Ma la mafia non avrebbe potuto fare niente senza l'alleanza e la complicità dei politici che hanno governato l'Isola da decenni, né tanto meno di quelli appartenenti al governo nazionale che sapevano ed hanno taciuto, sinistra compresa. Una forza politica anch'essa, a parte qualche eccezione come Pio La Torre (e pochi altri ndr), debole, nella migliore delle ipotesi, o complice, nella peggiore.

Nessun commento: