mercoledì 20 novembre 2013

“Scarantino disse che la Palma architettò il depistaggio di via d'Amelio”

Al processo Borsellino quater la rivelazione dell'ispettore Catuogno che coinvolge il magistrato siciliano "Anna Maria Palma"

di Aaron Pettinari 

Vincenzo Scarantino
20 novembre 2013 - “Vincenzo Scarantino, prima della ritrattazione di Como, diceva che la dottoressa Annamaria Palma aveva architettato tutto”. E' un'accusa dirompente quella emersa ieri in aula al processo Borsellino quater, in corso a Caltanissetta, ed a dichiararla è stato l’ispettore di polizia Luigi Catuogno, addetto nel ’98 alla tutela del falso pentito. Rispondendo alle domande degli avvocati Fabio Repici, Vania Giamporcaro e Flavio Sinatra, il teste ha ricordato che più volte Vincenzo Scarantino aveva affermato “che con la strage Borsellino non c’entrava nulla”.

E' la prima volta che in merito al depistaggio si ipotizza, seppur in via indiretta e riferita alla credibilità di Scarantino, il coinvolgimento di un magistrato. Anna Maria Palma, pm a Palermo, negli anni novanta venne trasferita a Caltanissetta dove sostenne l'accusa al processo in primo grado su via d'Amelio. E' anche il magistrato che in aula ha indicato Berlusconi e Dell’Utri come le “persone importanti” di cui aveva parlato il pentito Salvatore Cancemi. 
Intanto, da Roma, la stessa Palma, fino all’anno scorso a capo della segreteria del presidente del Senato Renato Schifani e oggi vice capo del dipartimento per gli affari della Giustizia presso il ministero di via Arenula, ha dichiarato di non aver nulla da dire e di non sapere chi sia il poliziotto Catuogno. 
Nel corso della deposizione, Catuogno ha anche riferito di aver saputo da Scarantino “che conosceva Spatuzza perchè avevano fatto affari assieme. “Credo – ha detto il teste – che lo chiamasse 'Asparino'”. 
Oltre all'ispettore è stato sentito anche Don Giovanni Neri, parroco di Marsaglia, nel modenese. Il sacerdote, che aveva assunto in parrocchia, Rosario Scarantino, ha riferito di averlo visto più volte parlare con il fratello Vincenzo prima della ritrattazione di quest’ultimo a Como nel novembre del 1998. “Rosario – ha sostenuto il prete – ce l’aveva con la dottoressa Boccassini che l’aveva fatto condannare per droga e sosteneva che Riina era una brava persona”.
Ma Don Neri, che ha escluso di avere avuto rapporti con apparati dei servizi segreti, ha poi ricordato come, dopo avere appreso dell’intenzione di Vincenzo Scarantino di ritrattare abbia informato la polizia: “L’ho detto all’ispettore Antonio Castaldo che informò i Pm di Caltanissetta dell’intenzione di ritrattazione di Vincenzo Scarantino. Per questo quando ci fu l’udienza a Como i pm già lo sapevano e Scarantino rimase sorpreso”. 
Infine nella giornata di ieri ha deposto anche il funzionario di polizia Luca Burriesci, che nel 1992 aveva frequentato il castello Utveggio di Palermo. Il teste ha ricordato come, “pochi giorni dopo la strage di via d’Amelio, il dottore Genchi mi chiese se avessi notato qualcosa di strano all’Utveggio e se avessi visto movimenti di apparecchiature elettroniche, ma dissi che non avevo notato mai nulla di strano fatte eccezione per un furgone della manutenzione telefonica che una volta mi aveva bloccato l’auto”.
Al termine dell’udienza, la Corte d’assise ha dovuto riprogrammare il calendario delle udienze. 
Gli avvocati nisseni hanno annunciato nuove date di astensione dal 10 al 17 dicembre (così salteranno due delle tre udienze programmate per quel periodo), inoltre è stata rivista la trasferta programmata dal 10 al 14 febbraio a Roma, dove dovevano essere ascoltati i collaboratori di giustizia, “a causa della mancanza di fondi”. I giudici hanno cosi’ deciso di riprogrammare la trasferta per la fine di maggio quando, probabilmente, saranno già state accreditate le somme per l’anno 2014. Il processo riprenderà, come da programma, giovedì prossimo.



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