giovedì 7 novembre 2013

Disinteressati a TUTTO

Siamo ormai diventati un paese disinteressato a tutto e tutti, diciamolo apertamente, o ci diamo una scrollata oppure siamo finiti

di Dario Campolo

Non voglio fare l'esperto antimafia......
ma noi tutti non stiamo dando il giusto peso ad una questione che ci dovrebbe quantomeno spaventare e a scendere in piazza.

Carmine Schiavone, collaboratore di giustizia, è da un paio di settimane che sta martellando su SkyTG24 prima e RaiNews dopo, facendo nomi, indicando luoghi e dicendo cosa trovare  in punti precisi sparsi nel nostro paese.
Lo aveva già fatto nel 1997, alla commissione parlamentare antimafia, certificato tutto già allora......
Cosa è stato fatto? 
Nulla, nè allora, nè oggi con tutta la pressione che Carmine Schiavone sta evocando a gran voce, qualsiasi ne sia il motivo, aggiungo io: "chi se ne frega?" se è vero ciò che dice.
Nessuno se ne occupa........Bah,
saremo noi, 
forse troppo impegnati a pensare agli affari nostri?
Rispondo io per tutti, SI!
Intanto la Pomì comincia a fare la pubblicità dicendo che i loro pomodori sono raccolti solo in padania, a seguire tutte le migliori marche si stanno accodando.....
Ci vogliamo riflettere spargendo la voce?????? I nostri figli pagheranno il conto, lo sapete vero?
Questa è una delle tante sfaccettature che la "Mafia" ha e al danno che ci porta in seconda battuta, pensando, TUTTI, che a noi tanto non ci tocca.

Leggete:

“Campania, Sicilia, Calabria e Puglia regioni discariche”

di Aaron Pettinari 

Carmine Schiavone
Il verbale è del 7 ottobre 1997 ed è stato desecretato soltanto nei giorni scorsi. Si tratta del resoconto dell'audizione del pentito casalese, Carmine Schiavone (foto), davanti alla commissione d'inchiesta parlamentare sui rifiuti reso disponibile su decisione della Camera. Un documento in cui viene svelato il business miliardario del traffico di rifiuti pericolosi. Dalla Campania, alla Puglia, dal basso Lazio, alla Sicilia, passando per la Calabria ed il Molise sono queste le Regioni scelte dalle mafie per seppellire tonnellate di scarti di ogni tipo.
Il pentito racconta che, in origine, furono i boss Francesco Schiavone Sandokan e Francesco Bidognetti a gestire direttamente il traffico di rifiuti a Caserta, trattandolo come affare privato, personale. “All'epoca – si legge nel verbale – tenevo ancora il relativo registro (la cassa del clan, ndr) in cui figurava che per l'immondizia entravano 100 milioni al mese, mentre poi mi sono reso conto che in realtà il profitto era di almeno 600/700 milioni al mese”. E in quelle discariche arrivava di tutto. “Dalla Germania arrivavano camion che trasportavano fanghi nuclerari – aggiunge Schiavone - Vi erano fusti che contenevano tuolene, ovvero rifiuti provenienti da fabbriche della zona di Arezzo: si trattava di residui di pitture”. Ma i camion venivano anche dall'Italia, “da Massa Carrara, da Genova, da La Spezia, da Milano. So che da quest'ultima c'erano delle grosse società che raccoglievano rifiuti, anche dall'estero, rifiuti che poi venivano smaltiti al Sud”.

Schiavone ha anche spiegato le tecniche utilizzate per seppellire i rifiuti. Si scavavano buche profonde minimo un metro e mezzo e massimo 30-40 metri. Un tempo l’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) calcolava: da fine anni Novanta a oggi i clan della camorra hanno sversato, solo nei 30 chilometri del litorale domizio “341mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, 160mila di rifiuti speciali non pericolosi e altre 305mila di immondizia solida urbana”. Inoltre fanghi sarebbero stati tombati a ridosso dei laghi di Lucrino e d’Averno.
Insomma un vero e proprio affare miliardario dietro al quale c'erano davvero in tanti, anche imprenditori apparentemente “puliti” che miravano al guadagno doppio e che si trovavano ad incassare dalle Amministrazioni comunali più di quanto pagato alla cosca. In questa maniera si allungava la vita delle discariche autorizzate che si riempivano a un ritmo assolutamente più lento rispetto al normale. E per lo smaltimento i titolari delle ditte “pagavano 500mila lire a fusto” alla camorra a fronte dei “2 milioni e mezzo” che sarebbero stati necessari secondo la procedura normale.

Schiavone racconta che “Il sistema era unico, dalla Sicilia alla Campania. Anche in Calabria era lo stesso: non è che lì rifiutassero i soldi. Che poteva importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L'essenziale era il business. So per esperienza che, fino al 1991, per la zona del Sud, fino alle Puglie, era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall'Italia”. Un sistema che sarebbe stato adottato “nel Salento, ma sentivo anche parlare delle province di Bari e di Foggia”. Dichiarazioni che hanno portato la Procura distrettuale antimafia di Lecce a valutare l'ipotesi di ascoltare il pentito Carmine Schiavone. Per il momento il procuratore della Repubblica, Cataldo Motta, che si è trincerato dietro a un deciso "no comment" ma sta valutando attentamente gli atti al fine di capire se quelle dichiarazioni, seppur lontane nel tempo, possano essere considerate come una notizia di reato. Il collaboratore di giustizia ha fatto anche alcuni nomi, di persone che avrebbero gestito insieme a esponenti della camorra, il traffico di rifiuti verso le province di Lecce e Brindisi. Inoltre, nel verbale del 1997, parla anche delle navi dei veleni (“So che c'erano navi e che qualcuna è stata affondata nel Mediterraneo […] Ricordo che una volta si parlò di una nave che portava rifiuti speciali e tossici, scorie nucleari, che venne affondata sulle coste tra la Calabria e la Campania”) e della massoneria. Una montagna di veleni che hanno inquinato ed inquinano la nostra bella Italia uccidendo la vita, presente, passata e futura.

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