giovedì 17 ottobre 2013

Stato-mafia, Napolitano sarà testimone La Corte accoglie la richiesta della Procura

I giudici del processo per la trattativa autorizzano la citazione del presidente della Repubblica, sulla lettera ricevuta dal suo consigliere giuridico Loris D'Ambrosio, ma "nei limiti" fissati dalla Corte Costituzionale. Entrano nel processo i dialoghi intercettati fra D'Ambrosio e l'ex ministro Mancino

di SALVO PALAZZOLO

D'Ambrosio e Napolitano
17 Ottobre 2013 - II presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà testimone nel processo per la trattativa Stato-mafia. Così ha deciso la corte d'assise di Palermo presieduta da Alfredo Montalto, accogliendo la richiesta presentata dalla Procura. I pm Teresi, Di Matteo, Del Bene e Tartaglia  vogliono sentire il presidente Napolitano su un episodio in particolare: "Le preoccupazioni espresse dal suo consigliere giuridico Loris D'Ambrosio nella lettera del 18 giugno 2012", questo hanno scritto i magistrati nella lista dei 177 testimoni da citare in corte d'assise. In quella lettera - resa nota dal Quirinale nel volume "La Giustizia. Interventi del Capo dello Stato e Presidente del Csm. 2006 -2012" - D'Ambrosio esprimeva il "timore" di "essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi, e ciò nel periodo fra il 1989 e il 1993". In quegli anni, D'Ambrosio era stato in servizio all'Alto commissariaro per la lotta alla mafia e poi al ministero della Giustizia. Nella lista testi, la Procura spiega di voler chiedere a Napolitano ulteriori notizie su quella lettera e su quello sfogo. E la Corte fissa con la sua ordinanza proprio questo limite: la lettera di D'Ambrosio. Napolitano non potrà essere sentito su altre circostanze inerenti il suo ufficio, così come ribadito dalla Corte Costituzionale all'esito del conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale nei confronti della Procura di Palermo. 

Ecco il testo dell'ordinanza della Corte d'assise nel capitolo su Giorgio Napolitano: "La testimonianza del Presidente della Repubblica è espressamente prevista dal Codice di procedura penale che disciplina infatti le modalità della sua assunzione, tuttavia deve tenersi conto dei limiti contenutistici che si ricavano dalla sentenza della Corte costituzionale del 4 dicembre 2012 e pertanto la testimonianza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano richiesta dal pubblico ministero può essere amessa nei soli limiti delle conoscenze del detto teste che potrebbero esulare dalle funzioni presidenziali, pur comprendendo in esse le attività informali". 

I giudici hanno anche ammesso un'altra richiesta della Procura: la trascrizione delle conversazioni telefoniche fra Loris D'Ambrosio e l'ex ministro degli Interni Nicola Mancino, che era intercettato dalla Procura di Palermo nell'ambito dell'indagine sulla trattativa Stato-mafia. 

Fra i testimoni della Procura ci sarà pure il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani: "In ordine alle richieste provenienti dall'imputato Nicola Mancino - ha scritto il pm nella lista testi - aventi ad oggetto l'andamento delle indagini sulla cosiddetta trattativa,  l'eventuale  avocazione delle stesse e/o il coordinamento investigativo delle Procure interessate". I pm vogliono ricostruire il contesto in cui maturarono le telefonate fra Mancino e D'Ambrosio, che ora sono agli atti del processo. Mancino si lamentava per "il mancato coordinamento" delle indagini sulla trattativa. Dopo una lettera del segretario generale della Presidenza della Repubblica, il procuratore generale della Cassazione convocò il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che poi respinse qualsiasi ipotesi di avocazione dell'indagine.

I pm hanno ottenuto anche la citazione di Grasso, oggi presidente del Senato. Così spiegano i magistrati nella lista testi depositata in cancelleria: "Il dottor Grasso dovrà riferire in ordine alle richieste provenienti dall'odierno imputato Nicola Mancino aventi ad oggetto l'andamento delle indagini sulla trattativa,  l'eventuale  avocazione delle stesse e/o il coordinamento investigativo delle Procure interessate". 

LA LETTERA DI D'AMBROSIO
Il consigliere D'Ambrosio aveva scritto una lettera al capo dello Stato dopo le polemiche seguite alla pubblicazione delle intercettazioni con Mancino. Il 18 giugno dell'anno scorso spiegava: "I fatti di questi giorni mi hanno profondamente amareggiato personalmente". E ribadiva: "Come il procuratore di Palermo ha già dichiarato e come sanno anche tutte le autorità giudiziarie a qualsiasi titolo coinvolte nella gestione e nel coordinamento dei vari procedimenti sulle stragi di mafia del 1992 e 1993, non ho mai esercitato pressioni o ingerenze che, anche minimamente potessero tendere a favorire il senatore Mancino o qualsiasi altro rappresentante dello Stato comunque implicato nei processi di Palermo, Caltanissetta e Firenze".

La lettera a Napolitano si concludeva con un riferimento a un testo scritto da D'Ambrosio su richiesta di Maria Falcone, la sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci: "Lei sa che, in quelle poche pagine, non ho esitato a fare cenno a episodi del periodo 1989-1993 che mi preoccupano e fanno riflettere; che mi hanno portato a enucleare ipotesi  -  solo ipotesi  -  di cui ho detto anche ad altri, quasi preso anche dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi".

Loris D'Ambrosio concludeva: "Non Le nascondo di aver letto e riletto le audizioni all'Antimafia di protagonisti e comprimari di quel periodo e di aver desiderato di tornare anche io a fare indagini, come mi accadde oltre 30 anni fa dopo la morte di Mario Amato, ucciso dai terroristi".

Dunque, anche il consigliere D'Ambrosio avrebbe avuto dubbi su quella terribile stagione del 1992-1993. La Procura vuole chiedere al presidente Napolitano se abbia mai ricevuto altre confidenze dal suo consigliere giuridico. 

L'AVVIO DEL PROCESSO
La prossima udienza è stata fissata per il 24 ottobre. Si inizia con i testi del pubblico ministero. Verranno ascoltati Susanna Lima, la figlia dell'eurodeputato Dc ucciso nel marzo 1992, e Rino Germanà, ex capo della squadra mobile di Trapani. Il pm Nino Di Matteo ha annunciato di voler citare per le prossime udienze i pentiti Giovanni Brusca, Leonardo Messina e Nino Giuffrè. Brusca è stato il primo collaboratore di giustizia a parlare di una trattativa mafia-Stato, nel 1997. 

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