giovedì 19 settembre 2013

Amato disse ai giudici: "Dopo Capaci, la mafia non era una priorità"

Giuliano Amato
19 settembre 2013 - Palermo - Quando nacque il mio governo, la lotta alla mafia non era la priorità assoluta”. Così Giuliano Amato (foto), premier dal 28 giugno 1992 al 22 aprile 1993, e da ieri nuovo giudice della Corte costituzionale dopo il giuramento davanti a Giorgio Napolitano, spiegava ai pm di Caltanissetta la sua agenda politica all’indomani delle stragi di Capaci e via D’Amelio.
L’INTERROGATORIO è del 9 luglio 2009 e l’indagine è quella sull’uccisione di Borsellino. Amato viene sentito sul tema della sostituzione del ministro dell’Interno Vincenzo Scotti con Nicola Mancino, un passaggio cruciale nella ricostruzione dei pm sulla trattativa Stato-mafia: Mancino, infatti, è considerato più malleabile per portare avanti il dialogo con Cosa Nostra. “La priorità del mio governo – ribadisce l’ex premier – era la crisi economica”.
Sorpresi dalla gravità di quelle parole, i pm nisseni non nascondono lo sgomento, così il dottor Sottile chiede di rettificare: “Nonostante fossimo vicini alla strage di Capaci, dedicammo alla lotta alla mafia meno attenzione che ad altri temi, poiché disponevamo già di norme, varate da un decreto del precedente governo (Andreotti, ndr), che contenevano l’inasprimento del 41-bis, i colloqui investigativi e altro”.
E se la correzione “diplomatica” è quella che alla fine viene verbalizzata, gli estensori di quel verbale (pur avvezzi alle reticenze di ministri e parlamentari) ricordano ancora oggi con imbarazzo la sottovalutazione dell’emergenza mafia, da parte del dottor Sottile, all’indomani della morte di Falcone e Borsellino. “Restammo esterrefatti – ricorda l’ex pm Nicolò Marino, oggi assessore del governo Crocetta – la strage di Capaci aveva sconvolto l’Italia: eravamo stupiti che Amato parlasse di quei giorni sostenendo che la priorità era la crisi economica”.
OGGI CHE Amato è stato scelto da Napolitano per la Corte costituzionale, nei palazzi di giustizia siciliani sono in pochi a sorprendersi, considerandolo un atto di riconoscenza scontato nei confronti del navigato politico che è sempre stato un fedele paladino del Colle.
Mentre impazzavano le polemiche sulle telefonate top secret di Napolitano con Mancino, che hanno provocato proprio l’intervento della Consulta, il dottor Sottile si è schierato senza tentennamenti dalla parte dell’amico Giorgio: “Il capo dello Stato – ha tuonato – è oggetto di una campagna che persegue l’esplicito scopo di destabilizzare le istituzioni”.
Il feeling con il Quirinale, del resto, è un suo antico pallino. Racconta l’ex Guardasigilli Claudio Martelli che a Palazzo Chigi Amato era fortemente condizionato dall’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, ritenuto dai pm di Palermo il regista occulto di alcuni passaggi della trattativa.
“Chiesi ad Amato – ricorda Martelli – perché sostituiva Scotti, mi disse che era perché glielo chiedevano il presidente della Repubblica e il capo della Dc; gli chiesi di opporsi e mi rispose: non scherziamo; il governo nemmeno nascerebbe, se facessi una cosa del genere”. Martelli, che ha ammesso di aver saputo dell’esistenza di contatti tra il Ros e Vito Ciancimino, ma non dell’avvio di una trattativa, ha precisato di non averne mai parlato con Amato, perché questi appariva più interessato, appunto, alla crisi economica. “Non mi parve – ha detto – una questione di cui investire Amato, che aveva come priorità la crisi finanziaria”.
LO STESSO Amato, del resto, ha sempre negato di aver ricevuto informazioni esplicite su un dialogo tra Stato e mafia. “Ne ho letto sui giornali – ha detto – ma nessuno me ne parlò”. Anche se il suo capo di Gabinetto, Fernanda Contri, ha riferito ai p
m di Caltanissetta che prima delle ferie del 1992, informò il premier di quanto aveva saputo dal generale Mario Mori il 22 luglio di quell’anno, e cioè tre giorni dopo la strage Borsellino: ovvero di una “attività investigativa” avviata dal Ros con Ciancimino per fermare le stragi.
Martelli, che fu sostituito al ministero della Giustizia da Giovanni Conso proprio per iniziativa di Amato, non è certo tenero con il dottor Sottile, che accusa di mentire soprattutto sulla scelta autonoma del suo successore: “È una bugia – sostiene Martelli – perché si sa che Conso è stato scelto da Scalfaro, come Amato, come Mancino e come Capriotti”. Ma l’ex premier non ci sta: “Martelli si dimise – ha sempre detto – perché ricevette un avviso di garanzia: e io, d’accordo con Scalfaro, lo sostituii con Conso”. Lo stesso che nel novembre del 1993 cancellò il carcere duro per 334 boss di Cosa Nostra.

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
 

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