lunedì 1 luglio 2013

Trattativa Stato-mafia, Riina: “Sono stati loro a venire da me”

Le rivelazioni del capomafia alle guardie carcerarie in una relazione depositata agli atti del processo:  

«In via D’Amelio la mano dei servizi segreti. Io andreottiano da sempre».

La conferma che vent’anni fa mafia e Stato si sedettero intorno allo stesso tavolo per dar vita alla cosiddetta “trattativa”, per porre fine alla stagione delle stragi, arriverebbe dalle parole di Totò Riina.  
Il “capo dei capi”, detenuto nel carcere milanese di Opera, avrebbe detto agli agenti penitenziari che la sua cattura fu dovuta a Bernardo Provenzano, suo alter ego all’interno di Cosa nostra, e a Vito Ciancimino, l’ex sindaco mafioso di Palermo. Le parole di Riina sono state riportate in una relazione degli agenti, e che è stata depositata oggi nel corso dell’udienza sul processo per la trattativa tenutasi nell’aula bunker del carcere Ucciardone.  
Il capomafia, oggi ultraottantenne, fu arrestato nel gennaio del ’93, ed è la prima volta che tira in ballo gli altri due corleonesi come responsabili della sua cattura, cosa che invece aveva fatto in passato Massimo Ciancimino, figlio di Vito.  

“Sono venuti a cercarmi loro”  
«Io non cercavo nessuno, erano loro che cercavano me»: così Riina si è riferito ai carabinieri a propostito della trattativa Stato-mafia in una pausa del processo nell’udienza del 31 maggio scorso, parlando con gli agenti di custodia del Gom che sovrintendevano al suo collegamento in videoconferenza con la Corte di Assise di Palermo. «A me mi ha fatto arrestare Provenzano e Ciancimino, non come dicono i carabinieri», ha detto ancora il boss, che ha sostenuito: «Di questo papello non sono niente, mai visto». «Io glielo dicevo sempre a Binu di non mettersi con Ciancimino», ha affermato poi riferendosi a Bernardo Provenzano e all’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito.  

“C’è la mano dei servizi segreti”  
Ma non sono le uniche rivelazioni di Riina. Sempre parlando con i suoi custodi, avrebbe detto anche: «Il pentito Giovanni Brusca, il primo a parlare del “papello”, «non ha fatto tutto da solo, c’è la mano dei servizi segreti. La stessa cosa vale anche per l’agenda rossa. Ha visto cosa hanno fatto? Perché non vanno da quello che aveva in mano la borsa e si fanno consegnare la l’agenda. In via D’Amelio c’erano i servizi». 

“Andreottiano da sempre”  
E poi ancora, riguardo all’ex presidente del Consiglio: «Appuntato, lei mi vede che possa baciare Andreotti? Le posso dire che era un galantuomo e che io sono stato dell’area andreottiana da sempre». Ai suoi custodi Riina ha detto pure: «Appuntato, ha visto? Sono ancora un orologio svizzero, anche se mi sono fatto vecchio».  

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