venerdì 26 luglio 2013

Mafia, Schifani: il gip dispone nuove indagini

L'ex presidente del Senato, ora capogruppo al Senato del Pdl, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. L’indagine, già in passato archiviata, è stata riaperta nell’estate del 2010 dopo le dichiarazione di Gaspare Spatuzza, ex braccio destro dei Graviano. Il giudice: "Interrogare sette pentiti". "Gli approfondimenti istruttori disposti dal Gip non potranno che confermare la mia totale estraneità a rapporti collusivi con esponenti mafiosi" fa sapere l'ex presidente del Senato


Il gip di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha respinto la richiesta di archiviazione dell’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani, fatta dalla procura. Il giudice ha ordinato ai pm di fare nuove indagini. E’ lo stesso magistrato che nella veste di giudice per l’udienza preliminare ha rinviato a giudizio gli imputati nel processo per la Trattativa.
Lo scorso novembre i pm avevano chiesto l’archiviazione per il politico accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La richiesta era stata quindi inviata all’ufficio gip. Dopo due anni di indagini, i magistrati, all’epoca coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, non ritenevano di aver raccolto elementi idonei a sostenere l’accusa. L’indagine, già in passato archiviata, è stata riaperta nell’estate del 2010. Il fascicolo con la contestazione del reato di concorso in associazione mafiosa venne iscritto, per maggiore riservatezza, non col nome del presidente del Senato, ma con un nome di fantasia: Schioperatu. Nell’inchiesta erano confluite le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. L’ex braccio destro dei boss di Brancaccio Giuseppe e Filippo Graviano aveva riferito di visite che Schifani, all’epoca avvocato amministrativista, avrebbe fatto al suo cliente, l’imprenditore Pippo Cosenza.
Negli stessi capannoni sarebbe stato presente anche Filippo Graviano, che allora non era latitante. Alle accuse di Spatuzza si erano aggiunte quelle dei collaboratori di giustizia Francesco Campanella e Stefano Lo Verso, entrambi vicini al clan mafioso dei Mandalà. Lo Verso, testimoniando in aula al processo per favoreggiamento aggravato al generale dei carabinieri Mario Mori (assolto nei giorni scorsi in primo grado), disse di avere saputo dal capomafia Nicola Mandalà che avevano “nelle mani Renato Schifani, Marcello Dell’Utri, Totò Cuffaro e Saverio Romano”. Mentre Campanella, poi querelato per diffamazione da Schifani – il gip archiviò ma espresse dubbi sulla veridicità della accuse del pentito – parlò, tra l’altro, dei rapporti societari tra il presidente del Senato e Nino Mandalà, padre di Nicola, anche lui condannato per mafia.
Con un provvedimento di dieci pagine il giudice ha motivato l’esigenza di ulteriori approfondimenti investigativi e ha stabilito in 120 giorni il termine entro il quale i pm dovranno compierli. Morosini ha sostenuto che, tra l’altro, è necessario approfondire l’inchiesta sui presunti rapporti tra il senatore e gli uomini del mandamento mafioso di Brancaccio e ha indicato sette pentiti da interrogare.
“Dopo tre anni di indagini sulla mia persona – sostiene Schifani – mi sarei aspettato che il Gip avesse accolto la motivata richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo e ribadita in udienza. Tuttavia, come ho già dichiarato, gli approfondimenti istruttori disposti dal Gip non potranno che confermare la mia totale estraneità a rapporti collusivi con esponenti mafiosi”. “Del resto, i collaboratori di giustizia indicati dal Gip nella sua ordinanza di integrazione di indagine, nel corso di tutti questi lunghissimi anni, hanno reso numerosi interrogatori e sottoscritto protocolli di collaborazione nei quali non hanno mai fatto riferimenti alla mia persona” conclude.

ilfattoquotidiano.it

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