venerdì 31 maggio 2013

Trattativa, aggravante per Mancino. No a fratello Borsellino parte civile










La Procura di Palermo ha contestato formalmente all’ex presidente del Senato Nicola Mancino, accusato di falsa testimonianza nel processo per la trattativa tra Stato e mafia, l’aggravante di avere commesso “il reato per eseguirne od occultarne un altro, ovvero per conseguire o assicurare a sé o ad altri il prezzo ovvero l’impunità di un altro reato”, previsto dall’articolo 61, numero 2 del Codice penale. Gli “altri” a cui fa riferimento la Dda di Palermo sono gli ufficiali dei Carabinieri e i boss che nella primavera delle stragi del ’92 avrebbero avviato la trattativa. A spiegarlo è il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, che già nella scorsa udienza aveva annunciato l’aggravante senza specificare quale.
In realta, ha detto Teresi, si tratta di una “precisazione” della formulazione del capo di imputazione di falsa testimonianza. La “precisazione” consiste nella contestazione di avere negato di conoscere le vicende della trattativa con “la finalità di occultare il reato” contestato agli imputati. Era già stata formulata per Mancino l’aggravante di avere fatto una falsa dichiarazione “al fine di assicurare l’impunità agli altri esponenti delle istituzioni”. I difensori dell’ex ministro dell’Interno, gli avvocati Nicoletta Piergentili e Umberto Del Basso, si erano opposti alla nuova contestazione per ragioni “temporali”. Hanno infatti sostenuto che la modifica del capo di imputazione può essere fatta solo l’apertura del dibattimento e prima dell’espletamento dell’istruzione dibattimentale. Il presidente Alfredo Montalto ha invece dato la parola al pm e deciso di notificare a Mancino, che oggi non era in aula, il verbale dell’udienza.
Oggi il Tribunale ha deciso sulle costituzioni di parte civile. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo il magistrato ucciso il 19 luglio del 1992, non sarà parte civile nel processo per la trattativa. Né come fratello né come legale rappresentante delle Agende rosse. Neanche Rifondazione comunista sarà parte civile. Non sono stati ammessi neppure il sindacato Coisp, il Comune di Firenze, la Provincia di Firenze, la Regione Toscana e i familiari dell’eurodeputato Salvo Lima. I giudici hanno invece ammesso l’associazione Libera e all’associazione familiari vittime di via dei Georgofili, la presidenza del Consiglio dei ministri, l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro.
La stessa Procura di Palermo aveva dato parere negativo alla costituzione di parte civile di Salvatore Borsellino “nella qualità di fratello del giudice ucciso da Cosa nostra” nella strage di via D’Amelio “non riscontrandosi, sulla base delle imputazioni il nesso eziologico diretto tra il fatto e il danno a carico del parente”, mentre i pm avevano detto sì alla costituzione di Borsellino in quanto legale rappresentante del popolo delle Agende rosse.
Borsellino è amareggiato. “Sì, lo ammetto, sono molto deluso per l’esclusione mia e del popolo delle agende rosse dalle parti civili. Sono stati usati due pesi e due misure – si sfoga -  devo studiare bene le motivazioni prodotte dalla Corte d’Assise per capire il perché di questo comportamento. Non vorrei che sia dovuto al fatto che, quando è stato necessario accusare quelle parti delle istituzioni che non hanno agito come avrebbero dovuto agire, non ci siamo mai tirati indietro. Non vorrei sia dovuto a questo. Io adopero sempre i colpi che mi arrivano addosso per raddoppiare l’energia della mia azione e anche questa volta farò così. Sicuramente non mi abbatto. Continuerò anzi con maggiore incisività la mia lotta. Ricordo che sono stato tra i primi in Italia a parlare di trattativa, quando la trattativa era solo ipotetica. Fui preso per pazzo quando ne parlavo. E ora non mi fa certo piacere essere escluso dalle parti civili. Per il resto, visto che questo è un processo fondamentale, perché per la prima volta c’è lo Stato che processa un’altra parte di Stato, continuerò a seguire questo processo con interesse, seppure solo dall’esterno”.
Assenti oggi Massimo Ciancimino, arrestato per evasione fiscale, Nicola Mancino e il boss Toto’ Riina, che ha avuto un malore mentre era collegato in videoconferenza dal carcere Opera a Milano, e ha comunicato che rinunciava a partecipare all’udienza. Proprio  sull’assenza del figlio dell’ex sindaco di Palermo Borsellino denuncia una preoccupazione: “Temo che possano essere usati dei mezzi dissuasivi nei confronti di Massimo Ciancimino in carcere per costringerlo a ritrattare le sue affermazioni che hanno permesso l’apertura del processo per la trattativa. Senza Massimo Ciancimino tanti personaggi delle istituzioni che hanno taciuto per vent’anni avrebbero continuato a tacere”.

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