giovedì 23 maggio 2013

Nel giorno di Falcone

Ilda Bocassini e Giovanni Falcone
Due proiettili che arrivano per posta sono sempre, in qualsiasi giorno dell’anno,  un segnale sinistro e vigliacco. Ma due proiettili, che arrivano giusto a ridosso dell’anniversario della strage di Capaci e per giunta hanno come destinataria il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, sono in sé un’indicazione quanto mai inquietante e raggelante. Ventuno anni fa – sì, proprio 21, ma mi pare ancora ieri – fu ucciso Giovanni Falcone. Era nel pieno degli anni e avrebbe potuto ancora dare tantissimo all’Italia e alla scienza giuridica. Falcone riusciva a vedere là dove gli altri ancora non vedevano nulla. Lo fece con Cosa nostra, e lo fece nei rapporti con la politica. Fu aggredito per questo dai suoi colleghi, che al contrario di lui erano ciechi. Fu ucciso per la sua lungimiranza che metteva in pericolo frequentazioni e abitudini oscure.
Scegliere il giorno della sua morte per mandare un messaggio di morte a colei che giustamente si ritiene sua allieva  e che appena una settimana fa ha pronunciato la requisitoria contro Berlusconi può significare una sola cosa. Chi ha spedito quei proiettili invita Boccassini, e con lei tutti i magistrati con la schiena diritta che non arretrano di fronte ai lati oscuri e delittuosi della politica, a fare un passo indietro, a fermarsi di fronte alle porte chiuse del potere, a non pretendere di svelare il lato malato e verminoso dei vizi privati degli uomini pubblici.
Mai come in questo momento è necessario prendere le distanze in modo netto – senza paure, senza incertezze, senza ambiguità, senza esitanti connivenze – da chi attacca immotivatamente le magistratura. Per questo è singolarmente colpevole che il Csm non abbia dato seguito alla pratica a tutela delle toghe dopo la manifestazione del Pdl a Brescia in cui i giudici sono stati attaccati e vilipesi. Il Csm, sbagliando obiettivo (e continuo a chiedermi perché ciò sia avvenuto), se l’è presa con il Guardasigilli Annamaria Cancellieri, colpevole di non aver ancora parlato di giustizia a una settimana dal suo insediamento. Così Berlusconi e il Pdl sono passati in secondo piano. I proiettili a Boccassini adesso ricordano a quel Csm che è tempo di agire e di mettere un argine netto tra chi aggredisce e criminalizza la magistratura e le toghe che continuano a fare ogni giorno il proprio lavoro. Al Csm ripeto che non c’è un solo minuto da perdere. Salvo non voler restare in una zona fangosamente e pericolosamente grigia.
 
di Liana Milella
 

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