giovedì 4 novembre 2010

NELLE MANI DELLA MAFIA



B. dice che lo scandalo escort potrebbe essere una "vendetta della malavita". E a Palermo si scopre che Schifani è stato avvocato di Giovanni Bontate, fratello del boss che per i giudici frequentava il premier

Il caso dei festini ad Arcore. Poi Ruby Rubacuori e il pasticcio delle indebite pressioni del Cavaliere sulla questura (leggi l'articolo). La buriana non si attenua e anzi rinforza. Il premier azzarda vie di fuga e stravaganti giustificazioni. L'ultima in ordine di tempo è un presunto complotto di Cosa nostra (leggi l'articolo). Una vendetta ordita da quei padrini che in passato hanno tessuto rapporti con gli uomini oggi più vicini a Berlusconi. Tra questi proprio Renato Schifani. Nel 1983 Giovanni Bontate, fratello del più noto Stefano, si affidò a un legale ancora poco noto. Quell'avvocato era la futura seconda carica dello Stato (leggi l'articolo). La notizia, pubblicata sul numero dell'Espresso in edicola domani, si aggiunge a molte altre che nel tempo hanno affiancato il nome di B. e dei suoi collaboratori ai boss. Su tutti, il pentito Francesco Di Carlo. Sarà lui, durante il processo di primo grado al senatore Dell'Utri, a descrivere gli incontri milanesi tra Stefano Bontate e il presidente del Consiglio negli uffici della Edilnord. E mentre il premier tenta singolari vie di fughe, da Milano rimbalza la notizia di un filone d'inchiesta su Lele Mora e i suoi presunti rapporti con uomini legati ai boss della 'ndrangheta (leggi l'articolo)
ilfattoquotidiano.it

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