martedì 16 novembre 2010

"Amato avvocato di mio padre su ordine di uomini dello Stato"



Ciancimino jr svela i motivi della nomina dell'ex direttore Dap. L'alto funzionario si difende: "Il 41 bis l'ho voluto io". Ma Martelli smentisce: "Lui era contrario". Ieri sequestrati beni per 22 milioni al clan Madonia: "Gestivano gli affari dal carcere duro"

di Salvo Palazzolo

PALERMO - L'ultimo tassello della complicata indagine sulla trattativa fra Stato e mafia fra il '92 e il '93 l'ha portato ieri mattina Massimo Ciancimino in Procura. Il figlio dell'ex sindaco mafioso, ormai il teste principale di questa inchiesta, ha consegnato un ricordo ben preciso al pm Nino Di Matteo: "È affiorato dopo le polemiche di questi giorni, sulla revoca del 41 bis chiesta all'inizio del '93 dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di Nicolò Amato", spiega Ciancimino a Repubblica. "Poi, Amato diventò l'avvocato di mio padre. Il suo nome fu suggerito e imposto da uomini delle istituzioni". Il figlio dell'ex sindaco aggiunge: "All'epoca, la cosa ci sembrò molto strana in famiglia, mio padre aveva fior di avvocati. Lui disse: "Bisogna fare così"". E ancora una volta a Ciancimino junior fu chiesto di fare da postino: "Ricordo che andavo spesso nello studio dell'avvocato Amato, per consegnare o prendere delle buste chiuse".

L'appunto di Nicolò Amato al ministro della giustizia Conso, che il 6 marzo '93 ufficializzava una decisa contrarietà al 41 bis, è adesso al centro delle attenzioni anche della Procura di Caltanissetta, che indaga sulle stragi Falcone e Borsellino. Il procuratore Sergio Lari ha già sequestrato il documento.

Amato precisa: "Della trattativa tra Stato e mafia non so nulla. Il fatto che l'allora ministro Conso non rinnovò 140 decreti di 41 bis nel novembre '93 l'ho appreso solo in questi giorni. Io me ne andai a giugno dal Dap". Amato nega di avere avuto "suggeritori", nega soprattutto di essersi consultato con l'allora ministro dell'Interno Mancino. L'ex direttore del Dap rivendica piuttosto di aver chiesto in quel documento "una serie di misure, come la registrazione dei colloqui tra i detenuti mafiosi - spiega - se fossero state attuate per tempo avrebbero evitato altre stragi". Amato conclude: "Il 41 bis l'ho introdotto io, d'accordo con Claudio Martelli, nell'estate 1992".
Ma queste ultime parole non sono piaciute affatto all'ex ministro della Giustizia: "Non è vero che elaborammo insieme il 41 bis - taglia corto Martelli - non avanzo alcun sospetto, ma una cosa la voglio contestare: di aver elaborato il decreto Falcone con Amato". L'ex Guardasigilli è categorico: "Lui era contrario al 41 bis, tant'è che non firmò il decreto di trasferimento dei boss a Pianosa e all'Asinara. A farlo dovette essere il ministro, cioè io".

Sono polemiche senza precedenti. Il senatore del Pd Giuseppe Lumia chiede che la commissione antimafia acquisisca i verbali di tutti i comitati per l'ordine e la sicurezza convocati al Viminale fra il '92 e il '93. "Come facevano i capimafia a sapere che si discuteva delle revoca del 41 bis al vertice dello Stato? - si chiede Lumia - E come facevano alcuni vertici dello Stato a sapere che in Cosa nostra c'era una fazione che cercava il dialogo? Solo i protagonisti della trattativa potevano sapere". Per i prossimi giorni, l'Antimafia ha in programma le audizioni di Luciano Violante e di Gianni De Gennaro.

Il tema del 41 bis resta di grande attualità. A Palermo, le indagini del Ros hanno portato il tribunale a confiscare beni per 22 milioni di euro. Sono il tesoro dei boss di Resuttana, i due fratelli Madonia rinchiusi al carcere duro. Tramite parenti e alcuni insospettabili prestanome riuscivano a gestire aziende edili e attività commerciali. Nel tesoro del clan c'era anche il purosangue Irak, che all'ippodromo della Favorita aveva già vinto diverse gare.

repubblica.it

Nessun commento: