martedì 26 ottobre 2010

Nastro Fassino-Consorte, indagato Paolo Berlusconi



Il file fu consegnato ad Arcore nel Natale del 2005. Il Giornale ne pubblicò il testo pochi giorni dopo. Adesso Berlusconi jr. è indagato per millantato credito e violazione del segreto "in favore del premier"



Fino a pochi giorni fa il presidente del Consiglio non perdeva occasione per prendersela con le intercettazioni e chiedere un bavaglio contro la stampa. "Non è possibile - diceva - vivere con il terrore di usare il telefono". Eppure, secondo la procura di Milano, è stato proprio lui a trarre il massimo vantaggio dalla pubblicazione di una conversazione, non ancora trascritta e depositata: il colloquio in cui l'ex segretario dei Ds dice "Allora, siamo padroni della banca?" I pm hanno notificato l'avviso di chiusura indagini al fratello del premier e altre tre persone. Uno, Roberto Raffaelli, è l'ex titolare di una importante azienda di intercettazioni telefoniche. Gli altri due sono un amico di Raffaelli e un imprenditore, Fabrizio Favata, già socio di Paolo Berlusconi. Inoltre, Favata è accusato di estorsione per aver preteso da Raffaelli soldi in cambio del proprio silenzio. E di tentata estorsione a danno delle "parti lese" Paolo e Silvio Berlusconi. Dietro tutta la vicenda, infatti, si staglia l'ombra del presidente del Consiglio. Secondo Favata il nastro gli fu fatto sentire ad Arcore la notte di Natale del 2005. Poi il Giornale pubblicò la notizia e all'improvviso i sondaggi che davano il centrodestra in pesante svantaggio rispetto all'Unione cominciarono a risalire. Le politiche del 2006 finirono in sostanziale pareggio. Anche perché quella conversazione pose definitivamente fine al mito della diversità della sinistra.

ilfattoquotidiano.it

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