martedì 28 settembre 2010

Processo Mori


PALERMO - Le presunte lettere di Vito Ciancimino sono falsi creati ad arte da suo figlio Massimo per avvalorare le sue tesi. Lo sostiene il generale Mario Mori, processato per favoreggiamento alla mafia, indicato dal figlio dell'ex sindaco di Palermo come protagonista della trattativa tra Stato e mafia insieme al colonnello Mauro Obinu. In particolare l'ex direttore del Sisde ha evidenziato a suo dire «incoerenze ortografiche ed evidenti manipolazioni» nella lettera attribuita a Vito Ciancimino e indirizzata a Silvio Berlusconi. Secondo il generale, Massimo Ciancimino grazie a programmi informatici avrebbe aggiunto a manoscritti del padre pezzi ulteriori, in questo modo creando un documento diverso, così come avrebbe fatto con alcuni «pizzini» che il padre avrebbe scritto al boss Provenzano.

NUOVA AUDIZIONE - Intanto il pm Antonino Di Matteo ha chiesto una nuova audizione di Massimo Ciancimino su una lettera consegnata dallo stesso alla procura che sarebbe stata scritta dal padre e indirizzata all'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Le difese di Mori e di Obinu si sono opposte alla nuova audizione.

DEPOSIZIONE FERRARO - Dopo il generale Mori, ha deposto l'ex direttore degli affari penali Liliana Ferraro. «Il capitano De Donno mi disse che bisognava fare di tutto per prendere gli assassini di Falcone. Si ricordava di avere conosciuto il figlio di Ciancimino e che forse valeva la pena contattare il padre per vedere se era disponibile a una collaborazione», ha detto Ferraro. L'ex magistrato ha affermato di non ricordare se «De Donno aveva già preso contatto o meno con Massimo Ciancimino». De Donno avrebbe chiesto alla Ferraro se fosse il caso di parlarne con l'allora ministro della Giustizia, Claudio Martelli, ma «io gli dissi che forse era il caso di parlarne con Paolo Borsellino». La deposizione di Liliana Ferraro è decisiva per datare l'inizio della trattativa tra Stato e mafia. «Non ricordo la data precisa, ma credo che il dialogo avvenne una settimana prima del 28 giugno 1992», ha detto Ferraro. Se il funzionario confermasse la data indicata da Martelli - giugno 1992 - smentirebbe Mori che colloca l'inizio dei suoi rapporti con Vito Ciancimino dopo la strage di via D'Amelio. Inoltre se Ferraro confermasse di aver riferito a Borsellino degli incontri tra il Ros e l'ex sindaco, significherebbe che Borsellino avrebbe appreso della trattativa prima della sua morte. Ciò darebbe corpo alla pista secondo la quale il giudice venne ucciso proprio per evitare che potesse opporsi alla decisione dello Stato di scendere a patti con la mafia.

corriere.it

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