mercoledì 28 luglio 2010

Stragi Mafia, pm: depistaggi della polizia Pisanu: la verità è ancora lontana

ROMA (21 luglio) - Mentre il mondo della politica s'interroga e polemizza intorno alle dichiarazioni di Sergio Lari, che oggi ha parlato di errori o depistaggi della polizia, proseguono le indagini della magistratura siciliana e toscana per arrivare alla verità sulle stragi di via D'Amelio e di Capaci e sulle bombe esplose a Roma, Firenze e Milano nel 1993-94. Verità che, secondo il presidente dell'Antimafia Beppe Pisanu è lontana.

Pisanu definisce «una scena increspata da qualche incomprensione» il quadro creatosi dopo le dichiarazioni di ieri del procuratore di Caltanissetta Sergio Lari e dell'aggiunto Nico Gozzo, rese prima dell'audizione all'Antimafia, che avevano parlato di indagini vicine a una svolta, chiedendosi se la politica sarebbe stata in grado di sopportare la verità. «Ribadisco - ha detto Pisanu - che nel corso delle audizioni nessuno della Commissione ha avuto la sensazione che la magistratura fosse a un passo dalla verità. Inoltre ritengo che le forze politiche siano in grado di fare i conti con la realtà». Oggi il capogruppo del Pdl in commissione, Antonino Caruso, ha chiesto che Lari sia risentito, affinchè chiarisca quanto affermato ieri. Richiesta avanzata anche da altri componenti della commissione.

Sull'eventuale coinvolgimento delle istituzioni nella stagione delle stragi, Pisanu ha spiegato che «le responsabilità risalgono a coloro che nel tempo le esercitavano» e ha aggiunto che «le posizioni di singoli servitori dello Stato devono essere meglio inquadrate».

Le inchieste sono state al centro della riunione del Copasir, che oggi ha sentito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Gianni Letta. Quest'ultimo ha assicurato la piena e attiva collaborazione da parte dei servizi con gli organi inquirenti. Anche quelle di mafia, quindi, che vedono coinvolti 007.

A essere chiamato in causa un personaggio tuttora appartenente all'intelligence e indagato dalla procura di Caltanissetta per la strage di Via D'Amelio: Lorenzo Narracci, già al Sisde e tuttora all'Aisi. Sia il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, sia diversi componenti del Comitato avrebbero posto con forza il problema della presenza nelle file dei servizi di un soggetto sui cui pesa un'accusa pesante, concorso in strage, chiedendone un definitivo allontanamento.

D'Alema: a via D'Amelio persone al servizio dello Stato. D'Alema non crede che vi siano contraddizioni tra quanto sostiene Pisanu e quanto hanno dichiarato alcuni magistrati. Il presidente del Copasir sottolinea che «le indagini hanno messo in evidenza novità che colpiscono. Si è capito che le precedenti indagini erano sbagliate e che la verità processuale non era la verità. Emergono altri responsabili, un altro contesto in cui l'attentato di via d'Amelio sarebbe stato preparato. Ed emerge che lì non c'era solo la mafia, ma c'erano anche persone al servizio dello Stato. Uno scenario molto preoccupante, anche grazie a Spatuzza che ha detto cose convalidate dalle indagini. Non so quanto siamo vicini alla verità ma le indagini vanno rispettate, non possono esserci indagini spettacolo ma certo che il quadro emerso fin qui è già molto inquietante». Come presidente del Copasir «ci siamo dati il compito di fare in modo che gli organi di sicurezza collaborino pienamente con la magistratura mettendo a disposizione tutti i documenti senza alcun segreto per far piena luce sulle stragi del '92-'93».

Errori o depistaggi della polizia. Sergio Lari ha intanto rilasciato oggi un'intervista a Rainews 24, nella quale esclude che dalle indagini emergesse un ruolo di Berlusconi sulla strage di via D'Amelio, ma parla di «errore clamoroso o di un vero e proprio depistaggio da parte di organismi investigativi della polizia di Stato. Non credo che questo possa far tremare la politica. Anzi». Lari assicura che entro l'anno sarà chiusa la prima delle indagini su via D'Amelio: «Le più mature sono quelle nate dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza sulla fase esecutiva della strage. Sulle altre, quelle sui possibili ruoli di soggetti esterni e sulla trattativa, non sono in grado di fare previsioni». Il procuratore ha anche ricordato che «le indagini furono condotte dal gruppo Falcone-Borsellino diretto da Arnaldo La Barbera». Poi ha aggiunto: «le persone che hanno ritrattato ci hanno detto che le ragioni delle false accuse vanno ricercate nel fatto di essere stati soggetti a pressioni investigative».

Il magistrato è stato chiarissimo sulla trattativa mafia-Stato: «Abbiamo elementi investigativi precisi circa la presenza di soggetti estranei a Cosa nostra, che avrebbero avuto un ruolo con riferimento alla strage di via D'Amelio, ma non solo con riferimento a questa».

I filoni di indagine. Sono le bombe che nel 1992 uccisero Falcone e Borsellino e quelle fatte scoppiare a Roma, Firenze Milano nel 1993-94, il ruolo oscuro dei servizi segreti, i depistaggi, gli eventuali collegamenti con la trattativa tra Stato e mafia. I pm di Caltanissetta hanno riaperto le indagini sulle stragi del 1992 di Capaci e via D'Amelio. Un altro filone conduce all'Addaura, teatro nel giugno 1989 del primo fallito attentato a Giovanni Falcone.

Emerge anche qui una spaccatura all'interno dei servizi: un gruppo avrebbe tramato per appoggiare il progetto di Cosa nostra di uccidere il magistrato, un altro sarebbe intervenuto per fermare i sicari.

Il caso Borsellino. E' su questa indagine che stanno emergendo le novità più rilevanti tanto che i magistrati hanno annunciato di essere arrivati vicino a verità clamorose. In alcune dichiarazioni è stata avanzata perfino l'ipotesi che le stragi siano state concepite per accelerare il crollo del sistema politico. A via D'Amelio si sarebbero mossi 007 e pezzi deviati delle istituzioni mentre l'impianto dei tre processi, conclusi con undici condanne definitive all'ergastolo, sarebbe stato inquinato da quello che il procuratore Sergio Lari ha definito oggi un «colossale depistaggio».

Gli uomini guidati dal vice questore Arnaldo La Barbera, morto qualche anno fa, avrebbero proposto una ricostruzione basata sulla falsa confessione del pentito Vincenzo Scarantino, smentita e rovesciata ora da Gaspare Spatuzza. Il nuovo indirizzo investigativo ipotizza che la versione di Scarantino sia stata «ispirata» da investigatori infedeli (così li ha definiti Lari) e attribuisce invece piena attendibilità a Spatuzza. Spatuzza è il pentito che ai pm toscani e siciliani raccontò, tra l'altro, che il boss Giuseppe Graviano gli avrebbe indicato, come referenti, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

Anche le indagini sulla strage Falcone, che hanno già provocato 24 condanne all'ergastolo, sono state riaperte per sviluppare tra l'altro il filone dei mandanti dal «volto coperto». Da tempo sono state archiviate le posizioni di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri quali referenti politici di Cosa nostra sui quali, ha ribadito oggi il procuratore Lari, le indagini non sono state più riaperte.

Si indaga con molta attenzione sul ruolo di apparati deviati dello Stato di cui ha parlato Spatuzza e di «talpe» istituzionali. A maggio c'è stata una svolta con cinque nuovi indagati dalla Procura di Caltanissetta: Gaetano Scotto, condannato anche per la strage di via D'Amelio, il boss Salvino Madonia, Raffaele Galatolo e il nipote Angelo, il collaboratore di giustizia Angelo Fontana. Un sesto personaggio, Pino Galatolo fratello di Raffaele, è deceduto. Sarebbe stato lui a procurare il telecomando dell'esplosivo piazzato sulla scogliera dell'Addaura. Decisivi sarebbero stati gli uomini dei servizi sia tra gli organizzatori dell'attentato sia tra quelli che lo sventarono appena in tempo.

Un nuovo processo per gli attentati del 1993-1994 a Roma, Milano e Firenze è uno dei risultati dell'inchiesta fiorentina sulle stragi , che ha individuato un altro presunto responsabile, Francesco Tagliavia, già all'ergastolo per l'omicidio di Paolo Borsellino. Il 17 marzo, giorno dell'ordinanza per Tagliavia, il procuratore capo a Firenze, Giuseppe Quattrocchi, spiegò che l'inchiesta va avanti. I magistrati fiorentini sono arrivati a Tagliavia grazie alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. Il processo a Tagliavia, accusato di aver messo a disposizione i suoi uomini per l'esecuzione delle stragi, si aprirà il 9 novembre a Firenze.

ilmessaggero.it

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