martedì 13 luglio 2010

P3, lite fra Bondi e Bocchino "Valuteremo sfiducia a Cosentino"

ROMA - Non si placa lo scontro dentro il Pdl. E, ancora una volta, è il finiano Italo Bocchino a scatenare l'ira del ministro della Cultura Sandro Bondi. Stavolta ad accendere la miccia è la richiesta di dimissioni di Denis Verdini avanzata ieri da Bocchino. "Leggendo l'ennesima esternazione mi confermo nella convinzione che il suo ruolo nel dibattito interno al nostro movimento politico sia nefasto - scrive Bondi in una nota - Bocchino, infatti, punta continuamente sulla logica della provocazione piuttosto che su quella del confronto alto e costruttivo, che invece sarebbe necessaria per affrontare i problemi e superare le incomprensioni".

Immediata la replica di Bocchino: "Le parole di Bondi mi sorprendono. Come si fa a considerare nefasto l'atteggiamento di chi chiede trasparenza e pulizia morale e difendere autori di episodi imbarazzanti per il Pdl?". Ma non basta. L'esponente finiano va avanti, ribadendo la richiesta di dimissioni del sottosegretario Nicola Cosentino: "Se non dovessero arrivare valuteranno le eventuali mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni". E la mozione dell'opposzione pare certa. "Se Cosentino e Caliendo non si dimettono, il Pd è pronto a presentare una mozione per chiedere la loro rimozione. Sembra di essere alla fine di un impero, tutto crolla".

Il vicepresidente dei deputati del Pdl e presidente di Generazione Italia continua dicendo di aver appreso "dalla stampa di un'azione di dossieraggio nei miei confronti con la preparazione di falsi atti giudiziari e l'utilizzo fraudolento di timbri della Dia". "Premesso che nessuna opera di questo genere può preoccuparmi né intimorirmi, va detto - aggiunge l'esponente finiano - che siamo di fronte a una vicenda inquietante di cui è opportuno conoscere i contorni, i contenuti, i committenti e gli utilizzatori finali".

Poi una frecciata ai vertici del Pdl "Chissà se Bondi e Cicchitto mi esprimeranno solidarietà così come la esprimono a Verdini e Cosentino o se riterranno questo episodio normale in un partito democratico e liberale. D'altronde la mia colpa è stata soltanto quella di aver sostenuto con forza la candidatura di Caldoro ritenendola la migliore sia politicamente sia moralmente".

repubblica.it


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