martedì 13 luglio 2010

Ecco come i boss seguivano le indagini "C'è la Boccassini, non ce la scampiamo"

di Piero Colaprico e Emilio Randacio

MILANO - L'inchiesta di Milano e Reggio Calabria sta svelando aspetti molto preoccupanti dell'infiltrazione delle cosche in Lombardia. È stata filmata una "visita" alla Regione Lombardia e sono state registrate conversazioni che parlano di "voti" da far convogliare verso candidati amici. Uno di questi è Giancarlo Abelli, formigoniano di ferro, al quale i clan arrivano attraverso il direttore della Asl di Pavia, Carlo Chiriaco, che sembra un personaggio da film noir. È un funzionario della sanità, ma a telefono parla di mancati assassinii.

Se da sempre esistono le "talpe", anche quest'indagine che riguarda la trama della ndrangheta nel cuore economico del Paese, si è dovuta difendere da varie infiltrazioni. Di una di queste parlano chiaramente Alessandro Manno, a capo della locale (l'intera banda strutturata) di Pioltello e Emanuele De Castro, capo della locale di Legnano/Lonate Pozzolo. Citano un carabiniere di Rho, Michele Berlingieri, che è "a libro paga". E, già nel novembre del 2008, gli uomini della 'ndrangheta conoscono quest'inchiesta. Hanno dunque un anticipo di un anno e mezzo. E sanno che è gestita da Ilda Boccassini: "Gli è passata un'ambasciata di 200 mandati di cattura "Mafia", tutti calabresi e siccome dice Pioltello, Legnano, stavolta non ce la scampiamo, dice che deve mettere mano la Boccassini".

Quando ascoltano questa intercettazione, gli inquirenti ovviamente trasecolano. Restano incise anche altre parole, e cioè che questo carabiniere accusato di corruzione "se la passa bene, basta che ne ha la mancia e gli fa sapere tutto". E ci sarebbe anche una tariffa, della quale parlano i clan: "Ogni volta che gli porta una notizia, spende mille, duemila, addirittura tremila euro". Eppure, nonostante questi "avvisi", il lavoro dei detective ha permesso di registrare persino una votazione del nuovo boss di tutti i boss lombardi, avvenuta per alzata di mano, in un centro per anziani di Paderno Dugnano. Particolare surreale: è intestato ai giudici Falcone e Borsellino.

repubblica.it


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