giovedì 15 luglio 2010

Caliendo story. Dal passaporto di Calvi al Lodo Alfano

di Claudia Fusani

Quella della memoria è un’attività sana, che va tenuta in esercizio. Per questo è sano oggi rileggere gli atti e la relazione finale della Commissione Anselmi che nell’84 spiega i veri obiettivi della P2 di Gelli e mette in guardia, una volta per tutte, dalle associazioni segrete. La legge che porta il nome della senatrice dc è oggi tra le ipotesi di reato contestate a Carboni, Martino, Lombardi (in carcere) nonché a Verdini, Cosentino, Dell’Utri e un’altra dozzina di persone.

La Commissione Anselmi dedica un intero capitolo della relazione finale al tema dei rapporti con la magistratura. Che comincia così: «Sono presenti negli elenchi della Loggia P2 sedici magistrati in servizio e cinque membri del Csm, due togati - Pone e Buono - e tre segretari (Pastore, Croce e Palaia)». Il Piano di rinascita democratica del maestro venerabile Licio Gelli «prevedeva la necessità di stabilire un accordo morale e programmatico con la corrente di Magistratura Indipendente dell'Anm che raggruppa oltre il 40 per cento dei magistrati italiani su posizioni moderate per avere un prezioso strumento operativo all'interno del corpo anche ai fini di rapidi aggiustamenti legislativi che riconducono la giustizia a elemento di equilibrio e non di eversione». Sappiamo quali erano, allora, questi aggiustamenti: gli stessi di cui parla oggi il presidente del Consiglio che, per inciso, era titolare della tessera n° 1816 codice E.19.78 della P2. E, quindi, separazione delle carriere tra giudici e pm; pm e Csm sotto l’esecutivo eccetera.

Ma quello che colpisce di più è imbattersi, scorrendo le righe della relazione Anselmi, nell’allora giovane membro togato del Csm Giacomo Caliendo, della corrente di Mi per l'appunto, che su mandato di un altro membro togato Domenico Pone (consigliere di Cassazione iscritto alla P2) e dell’allora vice del Consiglio Ugo Zilletti faceva «pressione» sul procuratore di Milano Mauro Gresti per far riavere il passaporto a Roberto Calvi, il vice-banchiere di Dio presidente dell'Ambrosiano, nei guai giudiziari fino al collo per una sfilza di reati valutari e societari.

Diciamo subito che il passaporto a Calvi, nonostante le pressioni dei vertici del Csm, non fu restituito. Il banchiere riuscì comunque a scappare, ad arrivare a Londra per finire morto sotto il ponte dei Frati Neri. Caliendo è oggi il sottosegretario alla Giustizia amico di Lombardi, Martino e Carbone, tanto da partecipare con loro alle cene in casa Verdini, e l'uomo che in questi due anni ha mosso tutti i fili delle «riforme»: Lodo Alfano, processo breve, legittimo impedimento, intercettazioni.

Nell’81 Calvi è sotto indagine a Milano e tra le misure interdittive c’è il divieto di espatrio e il ritiro del passaporto. La P2, i cui elenchi sono stati scoperti il 17 marzo 1981 a Castiglion Fibocchi, si attiva attraverso per dare una mano al potente banchiere caduto in disgrazia inviando più volte dal procuratore di Milano Mauro Gresti il giovane Caliendo per trovare il modo di far riavere il passaporto a Calvi. Le «pressioni», nel marasma che si scatena in Italia dopo la scoperta delle liste, diventano oggetto di un’inchiesta a Brescia in cui sono coinvolti Ugo Zilletti, numero due del Csm eletto nell’80 all’unanimità dopo l’assassinio di Bachelet e Domenico Pone, giudice di Cassazione e membro togato del Csm. Contro di loro la testimonianza-denuncia del procuratore generale di Milano Carlo Marini, anche lui avvicinato per riconsegnare il passaporto a Calvi e sollecitato da Zilletti e Caliendo. Zilletti e Caliendo non risultano iscritti alla P2. Pone viene messo sotto procedimento disciplinare dal Csm. Il giudice istruttore di Roma Ernesto Cudillo decide con sentenza-ordinanza del 17 marzo 1983 di assolvere tutti. La procura generale di Roma rinuncia a fare appello. Non solo per il passaporto, del resto.

Questo è solo uno degli episodi di interferenza P2-magistratura. La Commissione ne elenca altri. La vedova di Roberto Calvi ha raccontato che il marito pagava un fisso all'aggiunto di Milano Gino Alma per avere informazioni sulle inchieste. Un altro magistrato di Como (Ciraolo) andava a fare spesso visita a Calvi. Ernesto Pellicani, braccio destro di Carboni, racconta dei contatti con due magistrati di Milano (Carcasio e Consoli) per favorire la nomina di Consoli a procuratore generale a Milano e di riunioni conviviali a Roma alla presenza di deputati per far assolvere Calvi. Rizzoli parla di somme di danaro versate ai giudici per ottenere la riunificazione dei procedimenti a Roma. Cosa che è poi avvenuta.

Vicende del tutto sovrapponibili a quanto oggi nelle carte dell’inchiesta Insider della procura di Roma: le riunioni in casa Verdini per il lodo Alfano; le pressioni in Cassazione per togliere dai guai Casentino e quelle sul Csm per le nomine di procuratori e presidenti di Corti e Tribunali; le intercettazioni in cui Caliendo prende ordini da Lombardi; il capo degli 007 ministeriali Arcibaldo Miller che spiega come richiedere l’ispezione ministeriale (questione lista Formigoni).
La Commissione Anselmi si chiude dicendo che i contatti operativi con la magistratura «prescindevano dall'iscrizione o meno alla Loggia». A tal proposito ricorda come «la riunificazione a Roma, disposta dalla Cassazione, di tutti i procedimenti relativi alla Loggia non abbia giovato alla speditezza dell'istruttoria e al raggiungimento di un risultato concreto». E si sofferma sulla requisitoria del procuratore Gallucci che il 29 maggio 1982 «rappresentò la P2 come un fenomeno associativo di scarsa pericolosità». Più meno come «i quattro sfigati pensionati» di cui parla oggi il premier Berlusconi. Che, sempre dalle carte anche se questa volta del processo Dell’Utri, risulta fin dal 1980 in affari in Sardegna con Flavio Carboni e Romano Comincioli, il suo compagno di classe e oggi deputato.

unita.it


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