lunedì 14 giugno 2010

A tutta forza verso il default

di Antonio Di Pietro

Il bollettino sul debito pubblico diramato da Bankitalia è inquietante. In Italia il debito registrato nell’aprile del 2010 segna un nuovo record, toccando quota 1812,79 miliardi di euro. Circa 16 miliardi di euro in più rispetto al mese precedente, quando il debito ammontava a 1797,7 miliardi. Questo governo ci sta portando alla sua meta, di certo non quella desiderata dai cittadini: il default.

Nel 2009 il debito pubblico è cresciuto di 10 miliardi al mese ma, visto che la situazione economica del Paese peggiora, che le entrate fiscali sono in costante calo e che il governo non ha fatto nulla per ridurre gli sprechi, il debito pubblico sta facendo il suo corso e continua a crescere. E, infatti, ad aprile ha toccato quota 16 miliardi di euro. Immaginando una progressione lineare, l’Italia potrebbe chiudere l'anno con un debito pubblico pari a 1941 miliardi di euro. 
Il debito pro-capite, dal neonato al più anziano, alla vigilia del 2011, sforerà la soglia dei 30 mila euro. La situazione è insostenibile, anche agli occhi dell’Europa. La manovra “lacrime e sangue” per i cittadini, e non per i membri del governo, che Tremonti e Berlusconi hanno impacchettato nelle scorse settimane, appare ridicola alla luce dei dati diffusi oggi da Bankitalia. 
Una manovra che toglie gli ultimi spiccioli dalle tasche degli italiani (mentre continuano gli immensi sprechi della macchina burocratica) e che non eviterà il fallimento del Paese, almeno che non sia triplicata o quadruplicata. Non si possono togliere 24 miliardi di euro, nell’arco di due anni, fiaccando l’economia, la gestione del territorio e la capacità di spesa delle famiglie, salvo bruciarne 16 in un mese per tenere in piedi la macchina dello Stato con tutti i suoi sprechi. E’ come se una nave imbarcasse acqua da tutte le parti e si tentasse di tenerla a galla svuotandola con un bicchiere.

Questo è lo scenario nel quale si muove un governo di incoscienti. Un governo che continua a far crescere la spesa pubblica indebitando i cittadini, proteggendo gli evasori fiscali e proponendo leggi, come quella sulle intercettazioni (video), che favoriranno appunto evasori, criminali, imbavaglieranno la stampa e limiteranno gravemente l’azione investigativa della magistratura.
Non è un caso che Bankitalia parli di una diminuzione considerevole delle entrate fiscali.

Invito le Regioni a rispedire al mittente i tagli che lo Stato impone e che deprimono la ripresa dell’economica locale. Le invito a ribellarsi contro questo scaricabarile finché non sarà avviato un piano di recupero importante dell'evasione fiscale che, in Italia, ammonta a circa 156 miliardi di euro annui. 
E' impensabile oltre che offensivo nei confronti dei contribuenti, cercare di recuperare solo 6 miliardi di euro dagli evasori così come propone il governo. 
E’ impensabile bloccare il pensionamento a un lavoratore, dopo che questi, per una vita, ha versato i propri contributi, senza che la politica riduca (lei per prima) i suoi costi, intervenendo, ad esempio, sui rimborsi elettorali per i partiti, sul numero dei parlamentari e sui loro stipendi, ed eliminando le pensioni maturate dopo appena trenta mesi di legislatura.

L’Italia può uscire dalla crisi senza tagli eliminando gli sprechi che sono tanti e tali da non poterli più permettere ai politici. E’ la politica ad aver vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità e non i cittadini, come sostiene, invece, il Presidente del Consiglio. Ma è vero che sono i cittadini che gliel’hanno permesso, così come è vero che ora i cittadini non devono più permetterlo. 
L’Italia dei Valori ha proposto una manovra di 65 miliardi (video) di euro senza dover mettere le mani nelle tasche dei pochi contribuenti onesti rimasti in Italia. Certo, non è una manovra che punta a recuperare solo il 3,8% dell’evasione fiscale.


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