mercoledì 23 giugno 2010

Pezzi di una trattativa: la mancata perquisizione nel covo di Riina

di Claudio Forleo

Assieme al "papello" è il punto di svolta del 1992-1993: il momento in cui al tavolo della trattativa con lo Stato a rappresentare Cosa Nostra non siede più Totò Riina ma Bernardo Provenzano.

Dopo Capaci e via d'Amelio l'obiettivo delle forze dell'ordine è uno solo: catturare il Capo dei Capi. L'idea è tanto semplice quanto difficile è la messa in atto. E' neccesario tenere sotto costante pedinamento tutti quei "picciotti" che, secondo gli agenti, gestiscono la latitanza di Riina. A coordinare le operazioni è il Ros dei Carabinieri guidati dal generale Antonio Subranni e dal suo vice: Mario Mori.
Le attenzioni del Ros si concentrano su Raffaele Ganci, boss del quartiere Noce di Palermo. Lui e suoi figli sarebbero tra i principali gestori della latitanza di Riina. In modo particolare il Ros tiene d'occhio gli spostamenti di Raffaele e li annota. I pedinamenti vanno avanti per tutta l'estate e l'autunno del 1992.

INTANTO

L'8 gennaio del 1993 a Novara viene arrestato Balduccio Di Maggio, l'autista di Riina, ma i carabinieri che lo arrestano non hanno un'idea precisa di chi sia. Hanno una sua foto segnaletica e quando è stato fermato aveva addosso un giubbotto anti-proiettile e una pistola. Di Maggio era caduto in disgrazia nelle simpatie del Capo. Riina aveva dovuto scegliere tra lui e Giovanni Brusca (esecutore della strage di Capaci), per il quale Di Maggio nutriva un odio ricambiato. Il boss aveva scelto Brusca e Di Maggio aveva cambiato aria, rifugiandosi in Piemonte. Ma "l'autista" non si era limitato a scomparire dagli occhi del Capo. Una volta al Nord aveva deciso di "fargliela pagare"e aveva chiesto a Giuseppe La Rosa, uno dei suoi contatti al Nord, di scoprire quale fosse il covo di Riina. Sembra strano ma l'autista Di Maggio non aveva idea di dove abitasse il boss. Quando gli faceva d'autista Riina gli chiedeva sempre di lasciarlo in zone diverse di Palermo. La Rosa cerca informazioni e arriva alle stesse conclusioni a cui era arrivato il Ros qualche mese prima: la chiave di tutto sono i Ganci.

Di Maggio e il Ros hanno quindi un obiettivo comune. Una "coincidenza" aiuta entrambi: Di Maggio viene arrestato. Una volta portato giunto stazione dei Carabineri di Novara chiede di parlare con un ufficiale di grado superiore. E qui arriva la prima "stranezza", o forse è meglio dire nuovamente "coincidenza". A interrogarlo è il generale Francesco Delfino, da poche settimane al comando dei Carabinieri della regione. Delfino era stato ribattezzato generale "luci ed ombre". Il suo lavoro negli anni Settanta aveva permesso di liberare diversi ostaggi rapiti dalla 'ndrangheta, ma era anche molto temuto nell'ambiente perchè secondo alcuni avrebbe partecipato ad una delle riunione preparatorie del fallito golpe Borghese (dicembre 1970). Dopo la stagione delle stragi mafiose, un pentito di 'ndrangheta, Saverio Morabito, lo indicherà come "molto vicino" ad alcuni boss della mafia calabrese. Delfino inoltre verrà condannato in maniera definitiva per aver chiesto alla famiglia di Giuseppe Soffiantini, imprenditore bresciano rapito nel 1997, un miliardo di lire per "pagare i suoi confidenti".

E' proprio davanti a questo oscuro personaggio che Di Maggio confessa la sua verà identità. Tre giorni dopo il suo arresto l'autista del boss viene trasferito a Palermo. Di Maggio fa al Ros il nome di Giuseppe Sansone come nuovo autista del Capo. Dopo una serie di accertamenti il Ros scopre che Sansone possiede diverse abitazioni a Palermo. Una di queste si trova in una zona in cui il boss Ganci è stato più volte visto passare in quei mesi: via Bernini. Ma il Ros accerta che Sansone non abita là. Possibile che in quelle villette si nasconda il Capo di Cosa Nostra?. Iniziano gli appostamenti del Ros assieme a Di Maggio, che osserva la gente che entra ed esce dal civico 54 di via Bernini. La notte fra il 14 e il 15 gennaio Di Maggio ha un sussulto quando vede una donna ed esclama: "E' Ninetta Bagarella, la moglie di Riina". La mattina dopo un uomo esce sempre da quel civico e Di Maggio lo riconosce: "E' lui". Le varie pattuglie del Ros, dislocate in diversi punti strategici, seguono per qualche isolato la macchina sulla quale Riina è salito, poi scatta li blitz. Il 15 gennaio 1993 Riina finisce in manette.

In soli quattro giorni l'imprendibile latitante viene catturato. Un modus operandi che, "sfortunatamente", il Ros non seguirà due anni più tardi a Mezzojuso con Bernardo Provenzano.

AL COVO CI PENSA COSA NOSTRA

Il procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli, che a quel punto assunse la direzione delle indagini, vorrebbe fare immediatamente irruzione nel covo di Riina, ma il capitano del Ros Sergio De Caprio (conosciuto dalle cronache come "Ultimo") si dice contrario. Secondo De Caprio, che ha gestito sul campo il blitz, è impensabile che il boss possa tenere in casa documenti importanti. Il capitano sostiene che seguendo Sansone sarà più facile colpire Cosa Nostra, arrivando ad altri latitanti, e senza che la Cupola riesca a rendersi conto di cosa stia accadendo. Ultimo sostiene inoltre che perquisendo subito il covo, Cosa Nostra avrebbe capito che dietro la cattura di Riina poteva esserci in qualche modo Di Maggio. Caselli si dice d'accordo, a patto che il covo di Riina venisse tenuto sotto controllo 24 ore su 24. Ma quello stesso pomeriggio De Caprio fa tornare alla base il furgoncino utilizzato per la sorveglianza. Secondo il capitano del Ros dopo alcuni giorni un furgone come quello, in sosta per diversi giorni, sarebbe stato sospetto. Ma nel mettere in atto questa decisione, Ultimo e il Ros non avvisano la Procura. Mori dirà in seguito che fosse sicuro che quella decisione "rientrasse nel proprio ambito di competenza in uno spazio di autonomia decisionale consentito". Ma la direzione delle indagini non era nelle mani della Procura? E la perquisizione non era stata annullata per permettere la sorveglianza? Perchè il Ros insiste per non perquisire il covo promettendo di sorvegliarlo e passate poche ore lo lascia incustodito senza avvisare chi dirige le indagini?

La Procura viene a conoscenza dell'incredibile decisione del Ros due settimane dopo. E quando gli investigatori entrano nella villetta al civico 54 di via Bernini trovano una casa vuota, tinteggiata da poco. Cosa Nostra è arrivata prima dello Stato e ha fatto sparire tutto: documenti (probabilmente il papello) e qualsiasi altra traccia.

DI MAGGIO, UNO STRANO PENTIMENTO

Un'altra stranezza di tutta questa incredibile vicenda riguarda tutta la vicenda che ruota attorno a Di Maggio. Il pentito qualche anno dopo lascerà più volte la Toscana (mentre era sottoposto al programma di protezione) e andrà in Sicilia a commissionare omicidi contro il clan Brusca, il cui modo di fare non piaceva a Provenzano che stava attuando la "strategia dell'immersione" di Cosa Nostra. Come ha fatto lo Stato a "perderselo"? E come mai per compiere quegli omicidi Di Maggio sceglierà una serie di "picciotti" conosciuti come confidenti del Ros? La decisione del Di Maggio di pentirsi e di tradire Cosa Nostra quell'otto gennaio 1993 non fu troppo immediata (dopo una sola notte in carcere)? Di Maggio è stato manovrato, consapevolmente o meno, da qualcuno? Oppure era uno degli attori della trattativa?

Sergio De Caprio e Mario Mori sono stati entrambi processati con l'accusa di favoreggiamento a Cosa Nostra per la vicenda del covo di Riina. Il processo si è concluso con l'assoluzione di entrambi "perché il fatto non costituisce reato. Il Tribunale di Palermo ha assolto gli imputati evidenziando però "la sussistenza di un'erronea valutazione dei propri spazi di intervento da parte degli imputati, di gravi responsabilità disciplinari per non aver comunicato alla procura la propria intenzione di sospendere la sorveglianza". Insomma, avrebbero favorito Cosa Nostra senza consapevolezza.

E' solo una coincidenza che sia lo stesso Ros e lo stesso generale Mori che deciderà due anni dopo di non catturare Provenzano? Ed è sempre una coincidenza che si parli dello stesso Mori che qualche mese prima della cattura di Riina aveva iniziato a trattare con Cosa Nostra? Che Provenzano abbia venduto Riina allo Stato in cambio della propria immunità è un'ipotesi così azzardata?

nuovasocieta.it

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