martedì 22 giugno 2010

Mafia, fallito attentato a Giovanni Falcone: nominati periti per esame Dna

di Renato Marino

È stato nominato dal gip di Caltanissetta, Lirio Conti, il collegio dei periti che si occuperanno di effettuare gli accertamenti sul Dna di un uomo che avrebbe partecipato al fallito attentato all’Addaura del 1989 al giudice Giovanni Falcone.

L’incarico è stato disposto con la formula dell’incidente probatorio. Il materiale biologico isolato dalla polizia scientifica sarà confrontato, scrive il Giornale di Sicilia, con quello degli indagati - Salvatore Madonia, Gaetano Scotto, Raffaele e Angelo Galatolo - e di due agenti di polizia uccisi.

Il Dna è stato estratto dalla maschera da sub trovata nella borsa che conteneva l’esplosivo piazzato tra gli scogli sotto la villa di Falcone. Tra gli altri reperti sequestrati anche delle pinne e una muta.

Nell’inchiesta è coinvolto pure il pentito Angelo Galatolo. Le sue dicharazioni hanno contribuito alla riapertura delle indagini che dovranno ricostruire anche l’eventuale coinvolgimento di esponenti dei servizi segreti.

E si ritorna dunque alla figura dell’agente “sfregiato”, indicato anche come il “signor Franco” o “Carlo”, di cui un pentito della famiglia dell’Acquasanta ha parlato come dell’uomo presente sui luoghi delle stragi e degli attentati di mafia, compreso quello fallito all’Addaura.

Di un agente segreto con il viso sfigurato, lo ricordiamo, ha parlato anche Massimo Ciancimino. Ce ne siamo occupati più volte. Gli inquirenti nelle settimane scorse, a seguito di alcune indiscrezioni pubblicate, hanno smentito che il presunto 007 sia stato identificato e iscritto nel registro degli indagati grazie alla collaborazione del figlio dell’ex sindaco di Palermo.

“Piccole porzioni di verità in mezzo a notizie per lo più false che rischiano di inquinare o rendere inefficaci indagini delicate”, hanno tuonato i magistrati per ribadire l’importanza della segretezza dell’inchiesta.

Ma che si guardi in quella direzione sembra essere confermato dall’iscrizione nel registro degli indagati di un ex funzionario del Sisde oggi in servizio all’Aise.

Secondo quanto riportato dal Corriere qualche settimana fa, l’uomo sarebbe nel mirino dei magistrati nisseni con l’accusa di concorso nella strage di via d’Amelio, nella quale morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Nell’interrogatorio del 17 dicembre 2008 Spatuzza avrebbe detto:

C’è una questione su via D’Amelio che c’ho una figura di una persona che non avevo mai visto e che non conosco. Quando io consegno la 126 in questo garage (dove fu imbottita di esplosivo, ndr), insieme a Renzino Tinnirello (”uomo d’onore” della stessa cosca, ndr), c’è questa persona che io sconosco. Una figura che rimane in sospeso.

Qui trovate il nostro speciale sulla presunta trattativa Stato-Mafia.


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