lunedì 7 giugno 2010

''L'agenda rossa e' la chiave di volta della Seconda Repubblica''

di Claudio Forleo

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, cerca risposte da 18 anni. Per troppo tempo via d'Amelio è stata considerata la "logica" conseguenza di Capaci.
Cosa Nostra aveva dichiarato guerra allo Stato e a farne le spese "dovevano" essere due servitori della Repubblica che si erano schierati in prima linea nella lotta alla mafia.
Ma a distanza di anni sta emergendo un'altra verità. Una verità che fa paura. Una trattativa fra lo stato e Cosa Nostra. Un patto inconfessabile tra criminali e pezzi importanti delle istituzioni. Paolo Borsellino potrebbe essere stato ucciso per quello che sapeva e che era intenzionato a rivelare all'opinione pubblica. E l'Agenda Rossa del magistrato, scomparsa pochi minuti dopo la strage, potrebbe essere la scatola nera di quegli anni (1992-1993) che hanno profondamente cambiato l'Italia e il suo assetto politico.
Negli ultimi mesi sono accadute molte cose: le rivelazioni di Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino, figlio di Vito il referente politico di Provenzano che, contattatto dal colonnello del Ros Mario Mori, avrebbe fatto da tramite fra lo Stato e la Cupola; i nuovi particolari sul fallito attentato all'Addaura nei confronti di Giovanni Falcone che coinvolgerebbero i servizi segreti; le recenti parole del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso su nuove entità politiche che avrebbero beneficiato delle stragi.

Salvatore Borsellino e il Popolo delle Agende Rosse chiedono chiarezza.

"Le stragi del '93 furono tese causare disordine per dare la possibilità ad una entità esterna di proporsi come soluzione''. Lo ha detto Piero Grasso
Come lui in tanti stanno "ricordando" fatti e situazioni a distanza di quasi vent'anni. Penso a Claudio Martelli (nel 1992 ministro della Giustizia, Nda) e a Luciano Violante (ai tempi presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Nda). Si svegliano ora dopo aver taciuto per 18 anni. Già una volta Grasso ammise che la trattativa c'era stata e che servì a "salvare la vita ad alcune personalità politiche". Erano dichiarazioni che mi avevano profondamente indignato. Con quella trattativa si preferì tutelare chi aveva fatto promesse alla mafia ma non aveva rispettato i patti. Il baratto della vita di mio fratello con quella di quegli uomini politici. Ora le parole di Grasso ammettono che quelle stragi vennero compiute per intervenire sugli equilibri politici del nostro Paese. Per far sì che cambiassero i referenti politici di Cosa Nostra, dato che i vecchi referenti erano diventati inaffidabili non essendo intervenuti sulla Cassazione per far annullare le condanne inflitte nel maxiprocesso ai mafiosi.

Perchè il Procuratore, spesso accusato di essere troppo prudente, ha rilasciato questa dichiarazione?
Mi duole dirlo, ma queste parole vengono due giorni dopo essere stato confermato dal Csm Procuratore Nazionale Antimafia. Dopo due mandati non può essercene un terzo. Grasso evidentemente ritiene di avere le mani più libere. Ed è una storia molto triste pensare al fatto che non abbia parlato prima perchè pensava alla sua carriera. Però ben vengano queste dichiarazioni e un maggiore impegno della Procura Nazionale Antimafia.

Ogni qualvolta si parla di riaprire i processi, il premier Berlusconi strepita contro chi "lede l'immagine dell'Italia". E Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ha apostrofato pesantemente Grasso...
Qualche mese fa le procure di Palermo e Caltanisetta, grazie alle dichiarazioni di nuovi collaboratori di giustizia, hanno fatto ripartire certe indagini. Allora non era chiaro cosa stessero dicendo Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza, ma il Presidente del Consiglio ha sentito la necessità di dire che certe procure stavano "complottando " contro di lui. Io credo sia una "excusatio non petita accusatio manifesta", un'ammissione di colpa. Le ha definite anche "storie vecchie". Storie il cui sangue non si è ancora asciugato, nè sul selciato di via d'Amelio, nè allo svincolo di Capaci, nè a Milano, Roma e Firenze

Suo fratello, nel periodo che intercorre fra Capaci e via d'Amelio, a detta di chi lo vide non si fermava un attimo. A sua cognata Agnese disse in quei giorni: "Sto vedendo la mafia in diretta".
Il pentito Gaspare Mutolo gli stava parlando di Bruno Contrada (nel 1992 numero tre del Sisde e successivamente condannato con sentenza definitiva a dieci anni di reclusione per associazione mafiosa, Nda) e del giudice Domenico Signorino, morto suicida. Sono le stesse dichiarazioni che Mutolo fece a Falcone e che portarono probabilmente Cosa Nostra alla decisione di ucciderlo. Potevano farlo a Roma, ma decisero di farlo in quel modo spettacolare proprio per dare un messaggio preciso all'opinione pubblica e per poter spingere verso quei cambiamenti che sono avvenuti in Italia. Mio fratello con quella frase non si riferiva al braccio armato di Cosa Nostra, ma alla "mafia dei colletti bianchi". Io ritengo che tutte queste cose Paolo le annotò nell'Agenda Rossa, quella che scomparse a via d'Amelio. E credo che interessasse alla "mafia delle istituzioni" far sparire quell'agenda. Non bastava uccidere Paolo.

Il 1°luglio 1992 Paolo sta interrogando Gaspare Mutolo. Viene convocato al Viminale dal nuovo ministro degli Interni Nicola Mancino (che ha sempre negato dicendo di non ricordarsene, Nda). Mutolo ha detto che al ritorno era agitato ("fumava due sigarette alla volte) e il magistrato gli avrebbe detto che al Viminale trovò il capo della Polizia Parisi e Bruno Contrada.
Diversi collaboratori di giustizia hanno affermato che Riina pretendeva una copertura politica per la trattativa e che il "terminale istituzionale" ci fosse e che questa persona fosse l'allora ministro degli Interni Nicola Mancino.

Suo fratello è stato ucciso perchè principale ostacolo della trattativa fra Cosa Nostra e lo Stato?
La causa scatenante di via d'Amelio è quella trattativa, alla quale si deve essere violentemente opposto, al punto di minacciare di rivelare tutto all'opinione pubblica.

Il generale Mario Mori ( al tempo colonnello e oggi sotto processo per favoreggiamento a Cosa Nostra, per la mancata cattura di Provenzano nel 1995, Nda) sostiene che mentre trattatava con la mafia non avesse alcuna "copertura politica". Sarebbe stata una sua iniziativa personale. Sempre Mori afferma che incontrò suo fratello il 25 giugno 1992 ma che non gli parlò dei contatti che aveva già intessuto con Vito Ciancimino. E' credibile?
Non è credibile. Ricordiamo che Mori è il responsabile della mancata perquisizione del covo di Riina. Vista la mole di informazioni fasulle che sono arrivate dal generale, ritengo che le affermazioni di Mori lascino il tempo che trovano. Quel 25 giugno, al quale Mori fa cenno non subito ma solo in un secondo momento, si è potuto parlare dei contatti con Ciancimino visto che era Mori a condurre quella trattativa. Ed è probabile che il generale abbia fatto dei "sondaggi" per capire quale avrebbe potuto essere l'atteggiamento di Paolo.

Nei 57 giorni fra Capaci e via d'Amelio suo fratello disse chiaramente in diversi incontri pubblici che era "a disposizione dei magistrati", facendo chiaramente intuire di aver qualcosa da dire. Ma dalla Procura di Caltanisetta, che indagava su Capaci, non fu mai convocato...
E' un fatto estremamente inquietante., anche a fronte di una sua implicita richiesta. Anche per il fatto che Paolo ha raccolto gli ultimi respiri, e forse le ultime parole, di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Nel suo ultimo incontro pubblico disse anche che di quella strage lui era testimone.

Luciano Violante, dalle colonne del Foglio, si è chiesto se esiste un nesso fra le stragi del 1992 e quelle del 1993
Mi meraviglia che Violante se lo chieda e non si dia una risposta. Il nesso è evidente a chi come Violante ha ammesso di aver sentito parlare di quella trattativa. Le stragi del 1993 non sono altro che il metodo, portato avanti da una delle due parti che stava conducendo la trattativa, di alzare il prezzo. Violante più che porsi queste domande dovrebbe aiutarci, viste le sue conoscenze della storia di questo Paese, a capire quale sia questo nesso.

L'Agenda Rossa potrebbe essere una sorta di scatola nera del periodo delle stragi?
Quello che c'è scritto in quell'agenda ci farebbe capire quello che accade oggi. E' la chiave di volta su cui si fondano tutta una serie di ricatti incrociati che stanno alla base di questa Seconda Repubblica. Chi ha in mano quell'agenda può condizionare lo svolgimento della nostra vita politica e il comportamento di tanti personaggi.

Marco Travaglio sostiene che "la Seconda Repubblica è fondata sul sangue di quelle stragi"
Si basa sul rosso di quell'agenda.

L'anniversario di Capaci è appena passato, Si sta avvicinando quello di via d'Amelio. Cosa ha in programma il popolo delle Agende Rosse?
Non ci saranno personalità istituzionali a mettere corone in via d'Amelio, come è già accaduto lo scorso anno. Dicono che affermando questo io manchi di rispetto alle istituzioni. A queste persone rispondo che io ho un profondo rispetto delle istituzioni, ma questo non vuol dire che io debba avere necessariamente rispetto per le persone che oggi occupano le istituzioni in maniera indegna. Nel momento in cui personaggi politici a parole dicono di voler combattere la mafia e poi nei provvedimenti legislativi vanno in senso esattamente opposto, io non posso accettare che uomini delle istituzioni vengano in via d'Amelio ad accertarsi che Paolo sia veramente morto.

nuovasocieta.it

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