martedì 29 giugno 2010

La fine di Marcello, viva Berlusconi

di Pietro Orsatti

La condanna per associazione esterna in secondo grado al senatore Marcello Dell’Utri è e rimane un fatto storico. Prima di tutto perché si tratta di una tappa fondamentale di un percorso di indagine lungo quasi quindici anni.
In secondo luogo perché getta un’ombra definitiva sulla nascita di Forza Italia, sulle sue origini, rivelando, stando alla sentenza che di fatto conferma quella di primo grado nonostante l’alleggerisca (da 9 a 7 anni di reclusione), quella rete di nodi indistricabili e inconfessabili fra Cosa nostra e l’imprenditoria del Nord a partire dagli anni ’70.
È molto probabile che non si giunga a sentenza definitiva, come ha dichiarato il pg Gatto. Non per un’assoluzione in Cassazione ma per prescrizione. Forse andrà così. Forse una verità giudiziaria certa non sarà mai raggiunta.
Ma rimane il giudizio politico, che non può essere che terribile. Perché quello che è emerso in questi 14 anni di indagini e processi racconta quello che tutti, consapevolmente e no, sappiamo. Che i soldi della mafia non puzzano. Che la mafia spesso si trasforma in socio affidabile, in finanziatore discreto, in salvezza finanziaria per chi vuole azzardare affari oltre le proprie disponibilità.
Leggiamo questa sentenza di oggi: «Visti gli articoli 150 cp, 530, 531 e 605 ccp; in riforma della sentenza del tribunale di Palermo dell’11 dicembre 2004 appellata da Cinà Gaetano e Dell’Utri Marcello ed incidentalmente dal procuratore della Repubblica di Palermo si dichiara di non doversi procedere nei confronti di Cinà Gaetano, in ordine ai reati ascrittigli perchè estinti per morte del reo. Assorbita l’imputazione ascritta al capo A della rubrica di quella in cui al capo B, assolve Dell’Utri Marcello, dal reato ascrittogli, limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoche successiva al 1992, perchè il fatto non sussiste e per l’effetto riduce la pena allo stesso inflitta ad anni sette di reclusione. Conferma nel resto l’appellata sentenza. Dell’Utri Marcello alla refusione delle spese sostenute dalle parti civili costituite Provincia regionale di Palermo e Comune di Palermo che si liquidano per ciascuna di esse in complessivi euro 7.000 oltre spese generali, Iva e Cpa come per legge. Indica – conclude la sentenza – in giorni 90 il termine per il deposito della motivazione».
Marcello Dell’Utri, secondo la sentenza di oggi e quella che l’ha preceduta, sarebbe stato uomo di cerniera, garante di affari innominabili. Paradossalmente, Dell’Utri dopo questa sentenza sarà probabilmente “scaricato” (in parte lo era già) dai suoi amici e soci. Con quel “il fatto non sussiste” relativo ai reati successivi al ’92, liquidando di fatto le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, si cancella la continuità della storia del senatore, che secondo la stessa sentenza, paradossalmente, avrebbe avuto continui rapporti con i boss (in particolare il deceduto Cinà) per interromperli di colpo per fondare i primi circoli di Forza Italia e iniziare così una formidabile carriera politica sua e del suo riferimento imprenditoriale e politico Silvio Berlusconi. Questa sarebbe stata in questi anni la vera preoccupazione del premier e dei suoi, cancellare ogni possibile collegamento fra quella stagione e quegli affari con la nascita di Forza Italia e non la condanna del senatore. Dell’Utri era sacrificabile, anche se lui ha tentato in tutti i modi di tenere saldo il legame con il suo amico e socio attraverso numerosi e non tanti velati e non avvisi rilasciati in questi anni. Ora però la situazione è molto diversa. Scaricato l’amico impresentabile tutti tireranno un sospiro di sollievo. Basta aspettare un po’ di tempo e assisteremo alla “scomparsa” di Dell’Utri e del suo impaccio giudiziario dal racconto che ci viene mostrato di Forza Italia prima e del Pdl poi.

Dell’Utri è finito, quindi viva Berlusconi. Viva, e continui a vivere. Questa sentenza non è una “pietra tombale” sulle indagini relative alla trattativa e alle stragi, come stanno dichiarando difensori e portavoce ufficiali e non del Pdl. È solo rimandare il disvelamento di quella vicenda. Perché, comunque vadano i processi eanche se non sarà mai raggiunta una verità giudiziaria su quegli anni terribili, una verità storica alla fine uscirà.

gliitaliani.it

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