lunedì 17 maggio 2010

La Lega chiede piu' sicurezza ma sulle intercettazioni tace

di Liana Milella


ROMA - L'ossessione "securitaria" della maggioranza, e in particolare della Lega, passa nettamente in secondo piano quando si parla di intercettazioni. La necessità inderogabile di aggravare le pene, di evitare qualsiasi norma che assomigli anche solo da lontano all'indulto vale sempre, ma se c'è da tagliare la possibilità per il pubblico ministero e per le forze di polizia di registrare una telefonata che sia utile per incastrare un potenziale colpevole, allora il centrodestra all'improvviso cambia direzione. Fa marcia indietro. Perché, come scrivono gli aderenti all'appello di Rodotà, "l'importante è proteggere la cricca".

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E così va in scena una politica bifronte e contraddittoria: da una parte si approvano i decreti legge e le leggi sulla sicurezza, con tanto di reato di immigrazione clandestina e l'aggravante per chi, straniero, commette un crimine che viene punito con una pena maggiore rispetto allo stesso delitto commesso da un italiano, oppure si blocca il disegno di legge sulla messa in prova (lavori di pubblica utilità per pene sotto i tre anni) e sulla possibilità di scontare gli ultimi 12 mesi di carcere residui agli arresti domiciliari. Ma dall'altra si tenta di approvare una legge come quella sulle intercettazioni che, all'opposto, impedirà di disporre gli ascolti, di richiedere i tabulati telefonici, di mettere le microspie, su telefoni e luoghi per cui non si abbia già la certezza che si tratti di un potenziale indagato.

Al Senato il Pd e l'Idv si stanno sgolando su questa incredibile e antistorica contraddizione. L'ha detto più volte la capogruppo del Pd in commissione Giustizia Silvia Della Monica, per anni pm a Firenze: "Non si può, in un ramo del Parlamento, fare la leggi sugli ascolti, e nell'altro contrastare la possibilità di scontare ai domiciliari l'ultimo anno di pena". La ragione è evidente: con una legge che dà la possibilità di tenere le utenze sotto controllo per non più di 75 giorni (e solo nei casi gravissimi, perché altrimenti la durata ordinaria è di 30 giorni prorogabili per altri 30, per di più in due successive tranche), magistrati e agenti arresteranno meno persone, e di conseguenza ci saranno più criminali in giro e meno gente in galera.

Perché, si chiede l'opposizione, la Lega alla Camera, con il ministro dell'Interno Roberto Maroni, cerca in tutti i modi di ridimensionare il provvedimento sulle carceri, anche mettendo in difficoltà il collega della Giustizia Angelino Alfano che già si prefigura l'agosto caldo delle rivolte, all'insegna
della tolleranza zero, ma al Senato tace e vota per tagliare le intercettazioni? È un interrogativo che finora resta senza risposta, mentre il governo marcia sicuro verso il definitivo sì alla legge.

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