martedì 18 maggio 2010

Cancellata la nomina di Ingroia «Io rimango al mio posto»

Il Consiglio di Stato ha cancellato la nomina di sei procuratori aggiunti di Palermo su sette

MILANO — È come tornare al tormento del criterio d’«anzianità» che trent’anni fa penalizzò Giovanni Falcone nella successione ad Antonino Caponnetto, nella corsa a capo dell’Ufficio Istruzione. È come tornare allo psicodramma letterario-giudiziario dei «professionisti dell’antimafia», quando Leonardo Sciascia colse una contraddizione del Csm nella nomina di Paolo Borsellino a procuratore di Marsala. Perché sulla carta il Csm s’ancorava al parametro dell’anzianità, senza tenerne conto.

E qualcosa di simile si ripropone adesso che il Consiglio di Stato ha clamorosamente cancellato la nomina di sei procuratori aggiunti di Palermo su sette, compreso Antonio Ingroia, il pubblico accusatore di tanti processi eccellenti. Non pensava più nessuno al ricorso presentato da due pm siciliani, Ambrogio Cartosio e Giuseppe Fici, esclusi a loro avviso proprio per un’errata valutazione del punteggio relativo all’anzianità da parte del Csm che, nel dicembre 2008, aveva dato via libera anche alla promozione di Vittorio Teresi, Teresa Principato, Antonino Gatto, Leonardo Agueci e Maurizio Scalia.

Adesso è proprio Ingroia a chiedere celerità: «È interesse di tutti, il Csm deve sciogliere una volta per tutte il nodo». È questo il punto, anche se non siamo ai tempi di Falcone e Borsellino, come osserva lo stesso Ingroia: «Il Csm con una circolare ha diminuito il valore dell’anzianità, ma restano degli indici per cui qualche peso ha». Il magistrato continua a lavorare come gli altri aggiunti: «Ognuno rimane al suo posto perché il verdetto non prevede la rimozione». «Sono sub judice», aggiunge con una punta di ironia, forse pensando alla soddisfazione che avrà provato chi spesso lo attacca definendolo persecutore dei berlusconiani, a cominciare da Dell’Utri.

corriere.it


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