venerdì 16 aprile 2010

Processo Mills, la sfida del pm "Cdm non è un impedimento assoluto"

MILANO - No al rinvio del processo Mills perche' il Consiglio dei ministri di questa mattina e' un impedimento ''non assoluto''. Dopo l'approvazione delle legge sul Legittimo impedimento, al Tribunale di Milano va in scena il secondo scontro tra accusa e difesa nel procedimento che vede come unico imputato il presidente del Consiglio per presunta corruzione in atti giudiziari. La prima volta c'è stato il ricorso alla Consulta.

Il rappresentante della pubblica accusa, Fabio De Pasquale, si è opposto al rinvio chiesto dalla difesa Berlusconi per il legittimo impedimento a suo giudizio rappresentato dal Consiglio dei ministri. ''Il Consiglio dei ministri - ha detto il pm in aula - rappresenta un caso di impedimento che non è assoluto'', come dimostrerebbe - sempre secondo il rappresentante della pubblica accusa - l'ordinanza della prima sezione del tribunale di Milano che in occasione del processo Mediaset aveva bocciato un'analoga richiesta formulata da difensori del premier.

Due casi simili, secondo il pm Fabio De Pasquale, convinto che per definire la validità dell'impedimento sia necessario ''stabilire se nella fissazione del Cdm di oggi ci sia una specifica e inderogabile necessità, perché una volta fissata un'udienza, perché l'impedimento sia legittimo, ci vuole una ragione grave e inderogabile. ''Invece - ha insistito il pm De Pasquale - all'ordine del giorno del Cdm di oggi ci sono provvedimenti di non particolare rilevanza e urgenza. Mi sembra una convocazione che non ha carattere di straordinaria necessità e urgenza, e percio' non obbliga l'imputato a sottrarsi al processo.

repubblica.it

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