venerdì 16 aprile 2010

Il 'bluff' di Cota sulla pillola Ru486


Il neo governatore piemontese voleva bloccarla. Eppure è già disponibile

Molto rumore per nulla, come del resto era prevedibile. Ora che Roberto Cota si è ufficialmente insediato alla presidenza della Regione Piemonte, è finita la melina sulla pillola abortiva Ru486. Gli anatemi post-voto del successore di Mercedes Bresso, che aveva minacciato di far “marcire in magazzino” le confezioni del farmaco invitando i direttori delle Asl a bloccare la somministrazione del farmaco fino al suo avvento, hanno solo provocato un ritardo di un paio di settimane.

L’ospedale Sant’Anna di Torino – che dall’estate 2006 conduce la sperimentazione della Ru486 – ha approvato la versione definitiva del protocollo che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. L’azienda ha destinato tre posti letto per le aree di ricovero ordinando cinquanta confezioni del farmaco. I primi trattamenti saranno probabilmente eseguiti a partire dalla prossima settimana. Una copia del protocollo, elaborato da una commissione ad hoc, è stata inviata al ministero della Salute. Ieri intanto si è riunita la commissione ministeriale incaricata di stilare le linee guida sull’utilizzo della Ru486 secondo i pareri espressi su questa materia dal Consiglio superiore di Sanità. Salvo clamorose sorprese, le indicazioni del ministero non dovrebbero discostarsi significativamente da quanto messo a punto dal Sant’Anna di Torino: ricovero obbligatorio per almeno due notti e permessi di uscita disposti soltanto "per gravi motivi" su autorizzazione della direzione sanitaria, oltre a un monitoraggio costante di tutti gli interventi e di eventuali complicanze post-intervento.

Rimane comunque salva la facoltà della paziente di rifiutare il ricovero tra la prima e la seconda somministrazione: "Se non ci sono controindicazioni a trattenere le donne – dichiara Silvio Viale, il ginecologo che ha avviato la sperimentazione al Sant’Anna – ciascuna di loro potrà assumersi la responsabilità di lasciare l’ospedale". Ed è quanto più frequentemente accade: "In Toscana – ricorda Viale – dove il protocollo prevede il ricovero ordinario, nessuna paziente è mai rimasta ricoverata". Tra Viale e il direttore del Sant’Anna Walter Arossa non sono mancati gli attriti, ma alla fine si è trovato un accordo: "Partiamo così dichiara Arossa – poi vedremo. Se con il tempo le richieste dovessero aumentare cambieremo il modello organizzativo. Per ora la pillola dovrebbe essere utilizzata nel 15-20% dei casi".

L’effetto Cota, in ogni caso, ha prodotto i suoi frutti: "Lavoriamo con una pressione addosso senza precedenti – ancora Viale – sono in questo ospedale da più di vent’anni ed è la prima volta che un protocollo viene approvato personalmente dalla direzione sanitaria. Ma il problema è che gli altri ospedali del Piemonte sono in stand-by. Aspettiamo di valutare l’atteggiamento del nuovo assessorato alla Sanità".

il Fatto Quotidiano

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