giovedì 15 aprile 2010

Fini-Berlusconi verso la rottura

Il presidente della Camera rilancia: "Il Pdl non si appiattisca sulla Lega - Noi pronti a fare gruppi autonomi"

ROMA - Faccia a faccia Fini-Berlusconi alla Camera: dopo il vertice di ieri sera tra il premier e il leader della Lega, Umberto Bossi, oggi si è consumato l’atteso incontro tra il premier e il presidente della Camera. Un incontro più volte posticipato, che potrebbe portare addirittura alla rottura tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera. Quest’ultimo - riferiscono fonti di maggioranza - ha esplicitamente detto che è pronto a costituire suoi gruppi autonomi in Parlamento, accusando governo e Pdl di andare a traino della Lega. Il premier Berlusconi - riferiscono le stesse fonti - avrebbe chiesto 48 ore di riflessione.

I protagonisti del colloquio, a livello ufficiale, sono stati abbottonatissimi: : «Io non mi pronuncio. Fatevelo dire dagli altri. Lo sapete che sono riservato...», ha detto il premier e il numero uno di Montecitorio si è affidato al suo portavoce: «Il presidente della Camera non ha nulla da dichiarare sull’incontro. Se lo riterrà opportuno sarà il premier a commentare». Nelle previsioni Fini doveva esporre a Berlusconi un messaggio molto chiaro e del resto già ripetuto più volte all’indomani del voto delle regionali: non ci si può più appiattire sulla Lega, perchè così si indebolisce il Pdl. E una posizione subordinata nei confronti del Carroccio sarebbe un danno anche per lo stesso Berlusconi.

Il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, è passato dal corridoio antistante lo studio di Fini, proprio mentre era in corso l’incontro con Berlusconi e ha detto: «Sarei il terzo incomodo...», comunque «per adesso non c’è nessuna contrapposizione» con Fini. Quanto alle prospettive di un leghista a Palazzo Chigi, il "senatur" si è rifugiato dietro un diplomatico: «Siamo troppo giovani», ma ha confermato di non voler rinunciare a posti chiave nel sistema bancario del nord: «Chi è intelligente ha capito che abbiamo vinto tutto e fatalmente ci toccherà anche una fetta di banche. Fino ad ora si è fatto in questo modo e non capisco perchè quando vince la Lega dobbiamo cambiare le regole».

La sfida di Bossi e gli equilibri all’interno della maggioranza dunque al centro del delicato colloquio tra il premier e il presidente di Montecitorio. Ma sul tavolo anche il cammino delle riforme. Nei giorni scorsi Fini ha lanciato l’ipotesi di "inventare" un "modellò italiano" per le riforme istituzionali che sono necessarie al Paese. Ma anche ribadito la sua predilezione per il modello presidenzialista francese a doppio turno elettorale.

«Credo che il centro destra abbia più problemi di quanto racconta, anche in tema di riforme. E sono sempre stato convinto che, a differenza di quello che si racconta in giro, il centrodestra sta producendo molte discussioni e chiacchiere ma non ha presentato alcuna proposta in Parlamento. Vuol dire che c’è un problema», ha detto Bersani. «Noi siamo il partito della Costituzione che si aggiorna nello spirito della Costituzione - ha detto Bersani -. Fuori da quello noi non ci siamo. Quindi ragionino pure, decidano, ma la nostra posizione rimane questa».

laStampa.it

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