mercoledì 17 marzo 2010

Mediaset prima di tutto

di Marco Lillo

Berlusconi vuole bloccare Annozero, Innocenzi lo ferma: rischi di danneggiare (economicamente) il Biscione


C'è stato solo un momento nel quale Silvio Berlusconi ha tentennato nella guerra totale contro Michele Santoro. Per un istante ha ascoltato gli inviti alla prudenza ma non lo ha fatto per tutelare l’interesse pubblico alla corretta informazione bensì per non danneggiare l’interesse privato della sua azienda. Gli investigatori hanno ascoltato in diretta l’improvvisa frenata del Cavaliere il 9 dicembre del 2009. Di fronte all’ennesima raffica di invettive del Cavaliere contro di lui il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi spiega al suo "Grande capo" che ha le mani legate. Vorrebbe attaccare duramente il presidente Corrado Calabrò che non scrive alla Rai per indurla a fermare Santoro ma non può farlo perché se salta il filo che lega Calabrò al centrodestra, la maggioranza in Agcom diventa minoranza e le conseguenze per Mediaset potrebbero essere nefaste. Quella mattina di inizio dicembre, il Cavaliere assale Innocenzi perché non era riuscito a bloccare Santoro: sei giorni prima era andato in onda il processo Mills e ora voleva mostrare le dichiarazioni di Spatuzza al processo Dell’Utri.

Innocenzi, per uscire dall’angolo, elenca tutte le attività svolte per la causa. Rivendica di aver parlato con i tre colleghi dell’Agcom di centro-destra, cioé Enzo Savarese (ex An); Stefano Mannoni (editorialista dei giornali dei familiari di Berlusconi) e Roberto Napoli (ex Udeur passato con Mastella a destra). Il giorno dopo - spiega lo scudiero del premier - ci sarà un consiglio dell’Agcom infuocato. Lui vorrebbe attaccare Calabrò ma Mannoni qualche giorno prima gli ha messo una pulce nell’orecchio: "ci potrebbero essere ritorsioni su Mediaset". Innocenzi, prima di decidere la "strategia" consulta il capo e gli prospetta le sue paure: "l’azienda nostra ha paura del casino perché ci sono una serie di provvedimenti in ballo nell’altro settore".

In pratica gli investigatori assistono in diretta al conflitto di interessi al contrario. Stavolta il Berlusconi politico è costretto a frenare la lotta a Santoro per non danneggiare il Berlusconi imprenditore. Per chiudere Annozero, infatti, è decisivo il voto del presidente dell’Agcom Corrado Calabrò che, almeno a sentire il suo braccio destro Roberto Viola, promette appoggio ma poi al momento decisivo, continua a sfilarsi. L’ultimo scherzetto risale alla puntata precedente sul caso Mills. Il direttore generale della Rai Mauro Masi - racconta Innocenzi a Berlusconi - ha inviato un fax alle 17 e 30 di giovedì 3 dicembre. Ma Calabrò, con la scusa che era tardi, smentendo le rassicurazioni del suo braccio destro Roberto Viola, non ha inviato nessuna risposta che permettesse alla Rai di fermare la messa in onda. Innocenzi racconta al Cavaliere di essere andato da Calabrò il giorno dopo comunicandogli il cambiamento dei loro rapporti: "gli ho detto che sono come un tupamaru con le bombe pronte a esplodere. Ora basta!".

Innocenzi è pronto allo scontro finale e annuncia al Cavaliere: "Silvio a me interessa solo una persona". Con questo messaggio vorrebbe dare l’ennesimo segno di fedeltà al padrone. Ma quando comunica che tra l’interesse della "nostra azienda", (Innocenzi ha lavorato per le reti Fininvest di Berlusconi) e quello personale del Capo, lui sceglie il secondo, nella voce dell’amico Silvio si avverte un cambio di intonazione. Il politico accecato dall’odio per Santoro lascia spazio all’azionista prudente di Mediaset: “ma che paura ci può essere?”. Il premier ascolta come uno scolaretto Innocenzi che spiega: "se rompiamo il rapporto con Calabrò, quando arrivano i nuovi provvedimenti che riguardano l’azienda, noi siamo sotto". E già. Perché se Calabrò - irritato dagli attacchi di destra - votasse con i commissari in quota centrosinistra, la maggioranza dell’Agcom si ribalterebbe.

Solo quando Innocenzi gli prosetta il dilemma tra i suoi interessi politici e quelli economici, Berlusconi si acquieta. E fa bene. In quei giorni Mediaset rischiava la sopressione dei canali pay e di quelli che ritrasmettono i programmi un’ora dopo. Proprio grazie al voto di Calabrò, infatti, l’Agcom - con un’interpretazione discutibile - ha salvato i canali chiamati Premium o "più 1" sostenendo che non potevano essere considerati ai fini delle quote antitrust perché non erano mai stati autorizzati. Non solo. Nelle stesse settimane nelle quali Innocenzi consigliava prudenza a Berlusconi, l’Agcom decideva il calcolo della posizione dominante all’interno del mercato televisivo ai fini della legge Gasparri. Una scelta ostile in quella materia avrebbe avuto l’effetto di sancire l’illegalità delle troppe reti Mediaset.

Con il paradosso che l’Agcom di Calabrò avrebbe potuto raggiungere l’obiettivo della riduzione del le reti Mediaset, fallito da ben due governi di sinistra. Infine l’Agcom in quei mesi doveva decidere se e come aprire il mercato del digitale terrestre alla concorrenza internazionale di Sky e degli altri operatori. Una svolta epocale che rischiava di aprire lo stagno della pubblicità nel quale Mediaset finora ha pescato senza rivali. Ecco perché quando Innocenzi dice: "io posso andare fino in fondo perché per me conti solo tu", Berlusconi lascia cadere il discorso. Per il Cavaliere contano anche le aziende della sua famiglia.

il Fatto Quotidiano

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