mercoledì 10 marzo 2010

Mamma, ho perso il federalismo...


di Marco Travaglio

C’è una storiella che spiega perché gli abitanti del Niagara abbiano tutti l’orecchio destro a sventola e la fronte ampia, glabra e levigata: ogni mattina si svegliano, tendono l’orecchio aiutandosi con la mano, si domandano “che cazzo è tutto ‘sto rumore?”, poi si battono una pacca in fronte ed esclamano: “Ah già, le cascate!”. E’ quel che capita ai giureconsulti del Pdl (Partito Dementi Ladri) ogni qual volta una legge ad personam non gli funziona. Fanno quella sulle rogatorie, ma i tribunali la disapplicano perché contraddice mezza dozzina di convenzioni internazionali ratificate dall’Italia, che prevalgono sulle leggi nazionali. A quel punto si alza un giurista per caso, si batte una manata sulla capa e ulula: “Ah già, le convenzioni!”. Fanno il lodo Schifani per l’impunità alle alte cariche, soprattutto una, la più bassa, ma la Consulta glielo boccia perché contravviene a una decina di articoli della Costituzione. Salta su un legislatore della mutua e, previa manata in fronte, strilla: “Cazzo, m’era sfuggita la Costituzione!”. Siccome sono perspicaci, rifanno il lodo riveduto e corrotto intestandolo al più furbo della compagnia, Angelino Al Nano: la Corte glielo fulmina per un piccolo dettaglio, l’articolo 3 della Costituzione. “Minchia, si dispera Angelino Jolie, m’è scappato l’articolo 3!”. Si spiega così la sua fronte inutilmente spaziosa (Fortebraccio). L’altra notte il Banana pensava di aver fatto le cose perbene. Come il buon padre di famiglia che, partendo per le ferie, controlla di aver chiuso gas, luce, acqua e tapparelle, si era raccomandato con i più geniali collaboratori: il sagace Letta (quello del Pdl), l’acuto Ghedini, il penetrante Gasparri, l’astuto Cicchitto, lo studioso Quagliariello, l’avvenente Capezzone: “Dimenticato niente? Tolti gli errori di ortografia? Compulsata la Costituzione? Chiuso in bagno Alfredo Milioni perché non faccia altri danni?”. Aveva pure convocato Previti, l’uomo dei momenti difficili, che però suggeriva una soluzione più pragmatica, già sperimentata con successo negli anni ‘80: “Portamoje ‘na borzata de sordi”.

Insomma pareva che stavolta non mancasse proprio nulla. E’ andata com’è andata: il Tar del Lazio ha fatto rispettosamente osservare che, con la riforma del titolo V della Costituzione, le elezioni regionali sono regolate da leggi regionali. Dunque il governo centrale (quello di Roma ladrona, perché intendano anche i giureconsulti leghisti) non può impicciarsi. Ecco, il sedicente governo più federalista della storia d’Italia si era scordato un minuscolo particolare: la legge elettorale regionale. Una quisquilia, sfuggita anche a quei geni dei consiglieri di Napolitano. “Che figura”, ha sibilato Fini ritirando il passaporto per la Francia. “Animali, stavolta v’è scappato il federalismo, cribbio!”, pare abbia esclamato il Banana, tentando di strangolare i suoi legislatori con la prima guêpière che ha trovato a Palazzo Grazioli e smanacciandosi la fronte con tale violenza da staccarsi di netto il casco integrale catramato, scombinandosi l’ultimo lifting e trasformandosi in una natura morta cubista. Poi la badante Bonaiuti l’ha sedato: “Non si preoccupi, Cavaliere, l’amico Minzo assicura che a quelli del Tar ci pensa lui, il Tg5 raccoglie informazioni sui calzini delle toghe amministrative e quel cagacazzi di Santoro è chiuso per un mese. La notizia della figura di merda non esce di qui”. Al resto provvedono il Geniale e Libero, anzi Occupato. Il primo, per la penna dell’autorevole costituzionalista Sallusti, denuncia “l’accanimento feroce contro il primo partito del paese” e scopre un fatto inquietante: “Il giudice che escluse il Pdl in ufficio ha la foto del Che” invece di quella di Riina, dunque la lista del Pdl era regolare. Il secondo titola “Vaffa dei giudici al Pdl”, “Schiaffo dei giudici a Napolitano”. Ma è pronta la nuova Grande Riforma: abolire il Tar. E, se non fa il bravo, pure il Consiglio di Stato. Bertolaso suggerisce di affidarne le competenze alla Protezione civile, cioè a suo cognato.

il Fatto Quotidiano


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