lunedì 15 marzo 2010

Mafia, operazione con 19 arresti a Trapani anche il fratello di Matteo Messina Denaro

TRAPANI - Si stringe il cerchio intorno a Matteo Messina Denaro. L'operazione Golem 2 ha portato al fermo di 19 persone, tra le quali il fratello del presunto capo di Cosa Nostra, Salvatore, e ha minato alla base la rete di finacheggiatori di cui si è servito il superboss. Una rete costituita anche da insospettabili incaricati di gestirne la latitanza e di occuparsi degli affari di famiglia. Oltre a Salvatore Messina Denaro, sono finiti in manette, tra gli altri, Maurizio Arimondi, Calogero Cangemi, Fortunato e Lorenzo Catalanotto, Tonino Catania, Andrea Craparotta, Giovanni Filardo, Leonardo Ippolito, Antonino Marotta, Marco Manzo, Nicolò Nicolosi, Vincenzo Panicola, Giovanni Perrone, Carlo Piazza, Giovanni Risalvato, Paolo Salvo, Salvatore Sciacca e Vincenzo Scirè. Alcuni sono legati al latitante da vincoli di parentela.

L'indagine ha evidenziato, inoltre, come Cosa nostra continui a utilizzare uomini d'onore storici che, scontata la pena e usciti dal carcere, tornano a dare il loro contributo all'organizzazione. E' il caso di Filippo Sammartano, Antonino Bonafede e Piero Centonze. Tra gli arrestati anche Antonino Marotta, 83 anni, già componente della banda di Salvatore Giuliano e non a caso definito "il decano della mafia trapanese".

L'operazione è stata condotta in provincia di Trapani, in particolare nella zona di Castelvetrano, il paese natale di Messina Denaro, da oltre 200 agenti della Polizia di Stato appartenenti al Servizio Centrale Operativo ed alle Squadre Mobili di Trapani e Palermo. Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e trasferimento fraudolento di società e valori.
Contestualmente all'esecuzione dei provvedimenti di fermo, gli investigatori della Polizia, con il supporto dei Reparti Prevenzione Crimine, hanno eseguito 40 perquisizioni, in diverse regioni italiane nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta, Torino, Como, Milano, Imperia, Lucca e Siena.

Le indagini della polizia sono state coordinate dal Procuratore di Palermo Francesco Messineo, dall'aggiunto Teresa Principato e dai Pm Marzia Sabella e Paolo Guido. L'operazione è stata denominata in codice Golem 2 perché costituisce il seguito dell'operazione Golem 1 del giugno scorso, condotta da uno speciale team investigativo, con l'obiettivo di disarticolare la rete di complicità che avrebbe favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro.

Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano alcuni fedelissimi del padrino trapanese che avrebbero svolto il ruolo di "postini" per recapitare la corrispondenza del boss contenente ordini e disposizioni. Gli investigatori sono riusciti a "intercettare" alcuni pizzini attribuiti a Messina Denaro, che in passato aveva avuto un fitto scambio epistolare con Bernardo Provenzano e i boss Lo Piccolo.

"E' stato scoperto e disarticolato quello che era un verso e proprio 'servizio postale' utilizzato negli ultimi 14 anni dal superlatitante Matteo Messina Denaro per comunicare, attraverso i pizzini, gli ordini del boss divenuto ormai il capo di Cosa Nostra", ha commentato il funzionario del Servizio Centrale Operativo della Polizia, Vincenzo Nicolì.

Le intercettazioni hanno permesso di ricostruire azioni criminali e criteri organizzativi della famiglia mafiosa di Castelvetrano. E, quindi, di definire il sistema degli affari del 'padrino' trapanese. Da alcuni passaggi si desume il penetrante controllo del territorio da parte del gruppo criminale capeggiato dal superlatitante; il ricorso sistematico alla violenza per la realizzazione degli obiettivi; il programma di gestione di alcune risorse economiche della zona; l'assoggettamento delle imprese, in molti casi titolari di importanti appalti pubblici, al sistema delle estorsioni e il sistema di riscossione delle relative tangenti; le attività di sostegno alle famiglie dei detenuti con il pagamento delle spese legali e di quelle personali attraverso i proventi delle estorsioni; la ricerca di consenso, di "disponibilità" e mutua assistenza tra i membri dell'organizzazione e verso il capomafia latitante.

Gli investigatori hanno anche seguito in presa diretta le modalità di pianificazione e di attuazione di diversi attentati incendiari da parte di quei personaggi risultati coinvolti nel nuovo livello di supporto al latitante, "con azioni che inconfutabilmente hanno avuto quale comune matrice il mantenimento della vitalità di Cosa Nostra nei territori di influenza del mandamento di Castelvetrano".

repubblica.it

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