mercoledì 24 marzo 2010

Intoccabili Rai


Masi e Minzolini al loro posto nonostante lo scandalo Trani Le pressioni di Berlusconi, il ruolo del Dg e gli “obbedisco” del Tg1.

di Marco Lillo

Un silenzio surreale circonda la Rai dopo il boato suscitato dalle intercettazioni di Trani. A dieci giorni dalla pubblicazione dei contenuti dell’indagine sulle pressioni di Silvio Berlusconi per far chiudere Annozero, nella società pubblica c’è calma piatta. Tutti sanno che il direttore del Tg1 Augusto Minzolini è indagato per avere rivelato il contenuto di un’indagine segreta a Paolo Bonaiuti e che annunciava al premier un editoriale in suo favore, puntualmente arrivato. Tutti sanno che il direttore generale Mauro Masi puntava a fermare l’unico programma di informazione che supera il 20 per cento di share. Eppure nessuno prende provvedimenti. Forse perché l’unico uomo che potrebbe sollecitare l’accusa contro Minzolini e Masi, è proprio Masi.

Da anni la Rai si è dotata di un codice per sanzionare i dipendenti scorretti. A prescindere dalla violazione di una norma penale (Masi non è indagato) i dirigenti devono osservare il codice etico. Tra gli obblighi spiccano il dovere di assicurare il pluralismo; l’obbligo di non “strumentalizzare la propria funzione per interessi contrastanti con quelli della società”; il divieto di “utilizzazione di informazioni su programmazione acquisite in occasione del proprio lavoro a vantaggio di terzi e a danno della società”. Ora proviamo a confrontare con questi principi e doveri il comportamento di Masi descritto dalle intercettazioni di Trani. Il 3 dicembre alle 9 di mattina Berlusconi chiama Masi e gli dice: “Giancarlo mi ha detto che dovete scrivere una lettera in modo che loro (L’Agcom Ndr) la sospendono”. A raccontarlo è il direttore generale stesso al commissario dell’Agcom che dirige le operazioni per chiudere la trasmissione di Santoro: Giancarlo Innocenzi.

Masi, quando Innocenzi gli racconta le pressioni di Berlusconi (vuole che qualcuno dica a Santoro “stasera non puoi parlare del processo Mills”), dice: “Lui (Berlusconi Ndr) dice: ‘tu gli devi scrivere una lettera’, ma che lettera scrivo io?”. Eppure oggi Mauro Masi ha perso la memoria e nega di avere ricevuto pressioni per Annozero. La verità è che Masi, non solo ha subito le pressioni ma le ha anche assecondate. Lo dice lui stesso a Innocenzi il 3 dicembre alle 16 e 40, poche ore prima della temuta puntata sul caso Mills, quando invoca un intervento per Annozero contro la sua azienda, da parte dell’Agcom: “bastava fare un richiamo o una diffida e ...oggi non ne parlavamo”. Quando, alle 21 e 10, la trasmissione inizia, Masi guarda avanti: “adesso dobbiamo combattere per il dopo!”. Alle 8 e 40 del mattino successivo insiste: “è stata devastante. Adesso, questa settimana dobbiamo intervenire”. Una sola volta si inalbera al telefono con Innocenzi. Ma non per protestare contro le pressioni. Bensì perché dubitano della sua prontezza nell’assecondarle.

La rivendicazione della fedeltà al padrone arriva il 9 dicembre. Innocenzi gli dice: “tra me e te, relata refero, dice (Calabrò Ndr) che tu gli hai detto ‘non mi mandare la risposta’ insomma ... è quello che dice lui...”. A questo punto Masi insorge contro il colpo basso. Non sia mai che il Cavaliere ci creda: “evidentemente questa è una cazzata. È ovvio no. Io non gli ho detto di non mandarmi la risposta... ma stai scherzando... questa è una cazzata. Se me lo dice lo denuncio”. Alle 17 e 45 della vigilia della puntata sul caso Spatuzza, richiama Innocenzi e gli racconta di avere parlato con Berlusconi e di avere esaudito la sua richiesta di inserire come ospite ad Annozero il ministro Angelino Alfano: “dovrebbe andare Alfano, il presidente mi ha chiesto di mandargli Alfano e io ho convinto quello (Michele Santoro Ndr) a prendersi Alfano”. Non pago, Masi sollecita ancora l’Agcom contro la sua azienda. Alle 19 e 50 Masi richiama: “Che avete fatto poi? Io ho mandato un ulteriore diffida a Santoro dicendo che questa volta lo sospendo!”. E quando scopre che non si muove nulla contro la sua Rai, impreca: “mi fa veramente incazzare questa cosa. Giancarlo ma che ci sta a fare l’autorità? La sostanza è che grazie al mitico Calabrò non c’abbiamo niente in mano”. Che disdetta.

Chi potrebbe verificare se Masi ha rispettato i suoi doveri verso l’azienda? Ovviamente Masi stesso. È lui, secondo il codice etico della Rai che deve svolgere “verifiche in caso di violazioni del codice” ed è sempre lui che deve sollecitare “l’applicazione in caso di accertata violazione di adeguate misure sanzionatorie”. Per farlo si serve di un apposito comitato composto dal vicedirettore generale Antonio Marano, dal capo dell’Audit Marco Zuppi e dal capo del personale Luciano Flussi (nominati dall’ex d.g. Luciano Cappon) e dal neonominato capo dell’ufficio legale, l’avvocato Lo Giudice. Marano, sentito da Il Fatto, dice: “non se ne parla proprio. Un procedimento contro Masi mi sembra un’ipotesi lontana dalla realtà”. Mercoledì si riunisce il cda. I due consiglieri di opposizione, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, venerdì scorso hanno chiesto le dimissioni di Masi. Il presidente Paolo Garimberti ha preso tempo. Rizzo Nervo e Van Straten non vedono alternative: “gli organi che si dovrebbero occupare di un procedimento su Masi sono il servizio audit e il comitato etico. Il primo dipende da lui e il secondo è un suo organo consultivo. Non se ne esce altrimenti: Masi deve dimettersi”. Il direttore non sembra intenzionato a seguire questa strada. E allora che si fa? Rizzo Nervo azzarda un’ipotesi: “mi aspetto che il presidente Garimberti proponga quanto meno di sottoporlo a un procedimento del comitato etico, delegando però questa materia al consiglio di amministrazione”.

Alla fine, a decidere su Masi sarà il consiglio, dominato dalla maggioranza che vanta cinque componenti su nove. Comunque vada mercoledì, quindi, il soldato Masi sarà salvo. Di fronte a questa ingiustizia evidente, il presidente Paolo Garimberti finora non ha detto nulla. Mentre il presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, Sergio Zavoli, si è tenuto alla larga dal tema. Solo il senatore Vincenzo Vita, membro della commissione parlamentare azzarda un timido: “mi sembra opportuno sentire in commissione Mauro Masi dopo quello che è emerso sui giornali”. Speriamo.

il Fatto Quotidiano

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