venerdì 19 marzo 2010

Il Gasparrismo (per ridere un pò)

di Roberto Corradi

Cominciamo oggi un percorso artistico che definiremo consolatorio perché il paese ne ha bisogno, molto, molto bisogno. Sembrava, infatti, troppo ingiusto che l’Italia del 2010 vantasse tanti esemplari politici... di un certo tipo tutti insieme contemporaneamente. In realtà le personalità a noi giunte sono solo l’ultima evoluzione (evoluzione?) di specie principiate secoli e secoli fa, se non proprio millenni or sono e proveremo a darne ivi dimostrazione. Il primo di questi nostri appuntamenti è dedicato a Maurizio Gasparri e alla corrente a lui correlata: il Gasparrismo.



Il Gasparrismo si pone come risposta esaustiva alla domanda “ma famme capi’, e che solo a noi?”. L’uomo si interroga sul perché un tempo da Cicerone a Pertini, luminari della politica avessero calpestato le terre emerse e ora proprio a noi (si senta in lontananza l’esultazione “che culo”!) ci tocca Gasparri. Il nostro compito è quello di rincuorare. Mal comune, mezzo gaudio, è notorio.
E sulla scia di questo, documentiamo sei diversi Gasparri che hanno attraversato la storia sotto le spoglie più disparate. Monarchi o sante, semplici passanti (vedasi la Traslazione del Battista) o vere e proprie Madonne, le caratteristiche fondanti sono rimaste immutate: occhi pallati, labbrone lucido, sopracciglia generose a ponte sullo Stretto e sguardo profondo.
Non si strugga, quindi, l’uomo medio. Ogni epoca ha avuto un suo Gasparri. Ci attraversa il dubbio che forse più che rincuorare abbiamo ingenerato panico. Ma vabbè, ormai è fatta. Nel prossimo appuntamento tratteremo il D’Alemesimo.

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