domenica 21 marzo 2010

1 milione, danno i numeri


L'ultimo numero di B.

Preceduto da una giornata di musica piuttosto eterogenea - si andava da Julio Iglesias a Michael Jackson, più un po' di Lucio Battisti - si è tenuto nel pomeriggio di sabato in piazza San Giovanni a Roma il comizio-prova di forza indetto da Silvio Berlusconi una settimana prima delle elezioni regionali.

Gli organizzatori parlano di un milione di persone, anche se nelle foto prese dall'alto si evidenziano diversi spazi vuoti. Una zona molto ampia intorno al sagrato e al seminario era inoltre stata transennata e chiusa al pubblico, mentre da solo il megapalco del Pdl occupava 384 metri quadri. Altro spazio è stato occupato grazie a 19 gazebo montati nella giornata di venerdì davanti al palco.


Il premier ha iniziato a parlare alle 17.30, preceduto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha vantato i successi della sua amministrazione, riferendosi in particolare allo sgombero di un campo nomadi. Dopo l'intervento di Alemanno è partito l'inno di Mameli e quindi ha preso la parola il Cavaliere. "Siamo tanti, siamo tantissimi", ha esordito Berlusconi senza sbilanciarsi in cifre.

Poi, dopo aver attaccato "la sinistra ammanettata a Di Pietro e ai pm", ha rivolto una serie di domande retoriche alla gente davanti al palco: "Volete di nuovo al potere una sinistra che rimetterebbe subito l'Ici? Volete una sinistra che aumenterebbe le tasse? Che metterebbe una imposta patrimoniale su tutto? Volete una sinistra che farebbe la felicità delle banche? Volete che la sinistra metta ancora le mani nelle vostre tasse? Volete le intercettazioni su tutto e su tutti? Volete essere spiati anche in casa vostra? Volete una sinistra che apra le porte a tutti gli immigrati? Volete una sinistra che fa i processi farsa alla televisione?". I manifestanti a ogni domanda rispondevano con un corale "no" e alla fine Berlusconi ha detto: "Mi pare che avete studiato molto bene".


Sul pasticcio delle liste nel Lazio, il premier ha ripetuto la sua versione: "Con l'esclusione della nostra lista da Roma e Provincia al danno si è unita la beffa. La sinistra e i magistrati comunisti, con l'aiuto della stampa, purtroppo non solo quella loro, hanno cercato di far credere che c'e' stato un nostro errore. Non è vero - ha aggiunto - i nostri rapresentanti, che non hanno colpa e responsabilità, erano lì all'orario prestabilito".

Sul fatto che non avessero con sé le firme, tuttavia, il Cavaliere ha glissato. E subito dopo, alle 18,20, è partito l'inno di chiusura "Meno male che Silvio c'è!"

l'Espresso

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