martedì 9 febbraio 2010

Una lettera minatoria a Ciancimino "Ho paura per mio figlio"

Il figlio dell'ex sindaco di Palermo che sta facendo rivelazioni choc su presunti legami fra Cosa Nostra e Forza Italia ha ricevuto una missiva nella sua casa di Bologna. "Chiederò aiuto al questore Merolla"

di Carlo Gulotta

«La lettera minatoria? C´è e l´hanno trovata i poliziotti della mia scorta la settimana scorsa sulla mia auto blindata. Sotto casa. C´era scritto "Non ti salverà Bologna, e nemmeno i pm Ingroia e Di Matteo. Siamo gli stessi che sono entrati nella tua casa di Palermo anni fa"». Nel giorno delle rivelazioni choc sui presunti rapporti fra Cosa Nostra e Forza Italia, al processo in corso a Palermo che vede imputato l´ex generale dei Ros ed ex capo dei servizi segreti Mario Mori, Massimo Cancimino, il figlio dell´ex sindaco di Palermo condannato per mafia, svela l´esistenza di un piano intimidatorio di cui dice di essere vittima a Bologna, dove ha scelto di vivere poco tempo fa. Non è la prima volta. Prima la busta coi proiettili nella cassetta della posta, poi uno strano furto in casa, quando qualcuno, nel maggio scorso, trafugò alcuni verbali depositati al processo di Palermo. Nessun segno di scasso.

Sparirono soltanto alcuni atti relativi al processo all´ex generale Mori. «E adesso c´è questa lettera - si sfoga Massimo Ciancimino - sono stato costretto a dirlo in aula stamattina, a Palermo, perché il giudice mi incalzava con le sue domande. Una lettera, un foglio, insomma. L´hanno trovata i poliziotti della scorta non più tardi di una settimana fa. Mia moglie nemmeno lo sapeva, ma al giudice sono stato costretto a dirlo. Così lei adesso verrà a saperlo dalla stampa: non è il modo migliore per sapere che qualcuno ci tiene d´occhio. Purtroppo non posso muovermi da Palermo perché il processo è ancora in corso, ma sto cercando il questore Merolla per chiedere una maggiore attenzione per i miei cari. In questi giorni mio figlio è solo in casa con la "tata", potete immaginare il mio stato d´animo». La questura conferma l´esistenza della lettera e la relazione di servizio subito presentata dagli agenti in Procura.

Un´intimidazione autentica? O forse, così qualcuno ipotizza, un "artifizio" per ottenere ulteriori protezioni dallo Stato? Di certo c´è che la protezione di cui è oggetto Ciancimino è stata potenziata pochi mesi fa: prima gli agenti del nucleo scorte che lo accompagnavano nei suoi spostamenti viaggiavano su una comune auto civetta. Lui sulla sua Bmw blindata, «acquistata in leasing, 3000 euro al mese», dice Ciancimino. E gli angeli custodi senza nessuna protezione. Adesso l´auto blindata ce l´hanno anche loro. «Quello che mi preoccupa - dice lui - è quella "firma": si fa riferimento a un´intrusione effettivamente avvenuta nella mia casa di Palermo anni fa. Spero di riuscire a parlare con il Questore». Il furto nel maggio scorso nella casa in centro storico di Ciancimino, che in senso stretto non è un collaboratore di giustizia, mandò in fibrillazione i magistrati di piazza Trento e Trieste, la Questura e la Prefettura. Perché nei mesi precedenti c´era stata la lettera coi proiettili. Quindi, il furto: secondo la denuncia fatta dallo stesso Ciancimino, sparirono atti pubblici del processo a Mori, verbali in cui si parlava della presunta trattativa intrapresa tra lo Stato e Cosa Nostra dopo le stragi di mafia del ´92. Venne aperto un fascicolo, per minacce e furto, curato dal pm Valter Giovannini. Le indagini alla Mobile. E nello stesso fascicolo, adesso confluirà la lettera minatoria scoperta sotto casa.

repubblica.it

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