mercoledì 3 febbraio 2010

Speciale Berlusconi

berlu bn berlusconeida

Sono giorni e settimane complicate per Silvio Berlusconi: il divorzio da Veronica Lario entra nel vivo, con un conto presentato dalla ormai ex moglie, di 43 milioni di euro l’anno, poi, la visita in Israele, oggi, il legittimo impedimento che viene votato alla Camera - e a cui vanno accostate le dichiarazioni di ieri dell’Avv. Taormina - e anche le dichiarazioni di Ciancimino Jr sugli investimenti a Milano 2 della mafia.

Andiamo con ordine: ma partiamo dal fondo, ovvero, dalle parole di Massimo Ciancimino nel processo al Generale dei Carabinieri Mario Mori, ex capo dei ROS ed ex direttore del Sisde. Il figlio del sindaco di Palermo, passato alla storia con la duplice nomea di politico e criminale, spiega, testuali parole che

“Mio padre lavorava con i costruttori Nino Buscemi e Franco Bonura, che chiamava ‘i gemelli’ e che erano stati gia’ piu’ volte suoi soci di fatto. In Canada avevano investito anche Ciarrapico e Caltagirone. Mio padre investi’ a Milano con ‘i gemelli’ in aree della periferia (…) in una grande realizzazione alla periferia di Milano, che e’ stata poi chiamata Milano 2 (…) Buscemi e Bonura erano i rappresentanti degli interessi di mio padre”

Ghedini, il legale del premier, ha smentito chiaramente tutto, annunciando querele per diffamazione. Ci sarà qualcosa di vero nelle parole di Ciancimino Jr? Lo accerteranno i magistrati. Intanto, Nicola Mancino, vicepresidente del CSM, non l’ha presa bene, sentendosi spesso tirato in mezzo dalle dichiarazioni di Ciancimino,

“Per quanto mi riguarda, ribadisco che all’epoca delle stragi io, della trattativa, niente ho mai saputo e, per questo motivo, ho presentato alle Procure della Repubblica di Palermo e di Caltanissetta un esposto-denuncia nei confronti di Ciancimino jr”

E’ importante ricordare che il processo da cui arrivano queste dichiarazioni viene istruito per accertare se esistano o meno delle responsabilità e delle complicità da parte del Generale Valerio Mori e Mario Obinu, nella mancata cattura di Bernardo Provenzano: in questa cornice si inserisce la trattativa tra Stato e mafia, per interrompere la strategia stragista di Cosa Nostra. Uno scenario bello complicato da spiegare, altrettanto da dimostrare, tantopiù in un’aula di tribunale: noi ci abbiamo provato con uno speciale su crimeblog.

Passiamo al punto numero due, di questa breve berlusconeide che stiamo tracciando. Una specie di diario di questi giorni: ieri sull’ottimo blog del’Espresso, Piovono Rane, Gilioli intervista Carlo Taormina. Già in passato eletto nelle file di Forza Italia, è stato in passato anche uno dei legali personali del premier. Uno di quelli cui venivano richieste leggine ad personam. Taormina risponde alle domande di Gilioli, e si leva qualche sassolino dalla scarpa…

Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?

«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

Mi spieghi meglio.

«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché?

«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».

Legittimo impedimento - detto anche, ddl Costa Vietti - che verrà votato oggi alla Camera: i berluscones, hanno ricevuto un bigliettino in carta intestata firmato da Cicchitto per non mancare e vedrete che non mancheranno. Intanto rileggetevelo qui sotto, io lo trovo quasi fantozziano

“Caro collega, da martedì prossimo 2 febbraio a partire dalle ore l0 voteremo la legge sul legittimo impedimento. Non serve ricordarti l’importanza che questo appuntamento ha per il Pdl, il Presidente Berlusconi e il governo. Ti preghiamo pertanto di garantire la presenza per tutta la prossima settimana senza eccezione alcuna”. Firmato, Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino.

insomma, tutti precettati “senza eccezione alcuna” per l’eccezionalità dell’occasione: l’Italia però, viene sempre dopo, anzi non viene mai: vi cito uno dei processi che rischiano di saltare, se passa il processo breve così com’è.

Quello sulla strage di Viareggio, ricordate? Il 29 giugno scorso deraglia un treno a Viareggio, il gpl invade le vie adiacenti ai binari, esplode, ed è un massacro, 32 morti. Due persone, sono ancora oggi ricoverate in ospedale. Sette mesi dopo, non c’è un indagato. Ma qualcuno dovrà pagare per trentadue morti, qualcuno avrà sbagliato qualcosa, qualcuno, per legge, dovrà pur avere una responsabilità.

Alla sbarra però, non si vede nessuno: non è partito neanche un avviso di garanzia. Il Procuratore Generale di Firenze, Deidda, ha spiegato che si tratta si un’inchiesta molto complessa, e che i termini previsti a ora del processo breve, rischiano di far sì che il processo neanche si celebri. Un conto, sono sei anni per un omicidio. Un conto, sono sei anni per 32 morti.

Il problema principale, i problemi principali, sono tendenzialmente solo quelli di SB: gli altri possono attendere, l’Italia può attendere. Taormina si sarà anche voluto vendicare, con le parole di ieri della sua “caduta in disgrazia”

Nella XIV Legislatura (2001-2006) è deputato nelle file di Forza Italia e diviene sottosegretario al Ministero dell’Interno nel Governo Berlusconi II: da tale incarico si dimise quando la stampa fece notare che il suo ruolo di sottosegretario delegato “per le materie relative al coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, e al coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime di reati di tipo mafioso” era in conflitto d’interessi con l’esercizio della difesa legale a favore di vari imputati per vicende di mafia e in processi penali in cui lo Stato si era costituito parte civile. In particolare fece scalpore l’episodio in cui si presentò in veste di legale difensore del boss della Sacra corona unita Francesco Prudentino, accompagnato dalla scorta che gli spettava in quanto sottosegretario al Ministero dell’Interno.

ma potrebbe anche aver detto qualche verità.

Infine, chiudiamo con il divorzio Berlusconi Lario: che entra nel vivo. I due si sono anche incontrati in Tribunale, un incontro gelido, così è stato descritto. Una fuga di notizie ha reso l’incontro noto al grande pubblico, una fuga di notizie che ha fatto arrabbiare non poco Gloria Servetti, il presidente della sezione famiglia del Tribunale di Milano

«Avevo adottato tutte la cautele possibili per mantenere la privacy e sono, quindi, molto amareggiata e dispiaciuta che, il giorno dopo, la vicenda sia apparsa sulla stampa. Nessun giudice della mia sezione, né la cancelleria, né i miei familiari erano al corrente della pendenza del procedimento né sapevano quelli che sarebbero stati i miei impegni di sabato pomeriggio»

ma quando si muove uno come Berlusconi, è difficile non notarlo. Auto blu, scorta, spiegamento di forze: e qualcuno parla sempre. Qualche cifra: Veronica, chiede un vitalizio di 43 milioni di euro l’anno, Berlusconi ne offre duecento o trecentomila al mese. Insomma: siamo in altissimo mare.

polisblog.it

Nessun commento: