mercoledì 17 febbraio 2010

Pil, export, reddito e produttività: l'Italia arretra e il governo tace

di Marco Ventimiglia


Ormai è un diluvio statistico, una sorta di accanimento numerico che analizza da diversi punti di vista il medesimo, semplice e drammatico fenomeno: il declino del sistema economico italiano. Ma andiamo con ordine. Mercoledì scorso Istat e Bankitalia hanno sfornato in contemporanea dati da far tremare i polsi relativi a produzione industriale e reddito delle famiglie. Due giorni dopo un'altra mazzata dall'Istituto nazionale di statistica sul prodotto interno lordo. Infine, è roba di lunedì, l'Istat ha fotografato il crollo dell'export nazionale. Una serie di record negativi che hanno zittito persino i loquacissimi membri della compagine governativa, quelli, per intenderci, della "Crisi che non c'è", "C'è stata ma è già passata", "L'Italia sta meglio degli altri paesi europei", "Le aziende sono in ripresa"...

Il ministro dell'Economia Tremonti con il governatore di Bankitalia Draghi (a destra)

Favole. Ormai indirizzate a destinatari ignoti visto che la percezione del dissesto è capillare fra tutti gli strati sociali. Un disagio quotidiano che è la traduzione pratica del combinato disposto delle cifre. Numeri che meritano comunque qualche riflessione, a partire da quello più devastante, vale a dire la flessione del pil pari al 4,9% nel 2009. Un arretramento monstre, il peggiore dal dopoguerra, che si spiega solo in parte con la recessione mondiale, anche perché la media nell'Unione europea è comunque migliore, -4%. E poi spaventa la rilevazione dell'ultimo trimestre, con il prodotto lordo italiano ancora in flessione, -0,2%, mentre nelle altre grandi nazioni sono evidenti i segni di ripresa.Un piccolo passo indietro temporale, per parlare della rilevazione sul triennio 2006-2008 compiuta da Bankitalia e relativa ai redditi delle famiglie. Indagine significativa perché riguarda un lasso di tempo che solo negli ultimissimi mesi ha scontato gli effetti della crisi. Ebbene, il denaro a disposizione dei nuclei familiari risulta essere diminuito del 4%, a dimostrazione che al di là dei singoli avvenimenti, l'impoverimento in atto è frutto di una tendenza forte e profonda, un fiume carsico che scorre ormai da anni.

La sede della Banca d'Italia

La caduta del pil e del reddito purtroppo trova puntuale conferma nei numeri legati all'attività delle imprese. Il dato della produttività 2009 è drammatico, con una flessione del 17,5%, la peggiore da quando si è introdotto questo genere di rilevazione. Quasi ovvio il relativo calo dell'export, con un -20,7% che riporta il Paese indietro di 40 anni, per la precisione al calo simile delle esportazioni nel 1970. Ed al riguardo si è stranamente udita una voce dall'interno dell'esecutivo Berlusconi. Il viceministro con delega al Commercio estero, Adolfo Urso, ha commentato che "il fondo è stato toccato, nel 2010 ci riprenderemo". Parole all'ingrosso, che fanno persino rimpiangere il silenzio dei suoi colleghi di governo nei giorni precedenti. A questo punto, dal governo di un grande paese occidentale ci si aspetterebbe una diagnosi, per quanto tardiva, e la prescrizione di una qualche cura per la malandata economia del Paese. Il rischio, invece, è che si aspetti qualche sparuto dato in controtendenza per ricominciare a raccontare la favoletta della crisi che non c'è più.

l'unità.it

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