lunedì 22 febbraio 2010

Phonemedia, il giorno della speranza il tribunale decide sul commissario

di Salvatore Mannironi

"Se arriva il commissario il gruppo si può ricompattare, potremo salvare le commesse rimaste, recuperare la clientela; soprattutto, le persone potranno tornare al lavoro e non ci sentiremo più dei fantasmi, dei falliti come lavoratori, come persone, come tutto". Ernestina Rizzuto è davanti al tribunale di Bari con gli altri operatori del call center di Bitritto. Dalla Puglia alla Sicilia e via risalendo da Pistoia a Bologna, tutti i presìdi dei lavoratori del gruppo Phonemedia saranno in collegamento con i colleghi piemontesi e lombardi presenti al tribunale di Novara, il primo chiamato a decidere sull'istanza di insolvenza presentata nei confronti del gruppo Omega.

LE fOTO: SEI MESI DI PROTESTA IN UNDICI CITTA'

Il giudice deve valutare la richiesta presentata dagli operatori di Novara, Ivrea, Gaglianico (Biella), Trino Vercellese e Monza, ma il verdetto sarà importante per tutti i settemila dipendenti del gruppo (12 call center in undici città italiane più due sedi estere), senza stipendio da cinque mesi, senza alcun ammortizzatore sociale e soprattutto senza alcuna notizia sul proprio futuro. L'assurdo della vicenda Phonemedia è che la proprietà non ha chiesto lo stato di crisi, non ha attivato procedure di mobilità o licenziamenti, ha respinto - contestandone la giusta causa - le lettere di chi si dimetteva per poter ottenere l'indennità di disoccupazione, lasciando i lavoratori anche nell'impossibilità di chiedere alle banche il rinvio delle rate del mutuo, in quanto formalmente "occupati".

Roberto Croce, Rsu Cgil della sede di Trino Vercellese, teme che l'Omega, nuova proprietaria, possa ripetere la strategia già avviata nella vicenda Agile-ex Eutelia, richiedendo al tribunale il concordato preventivo: "Per noi è indispensabile che sia nominato un commissario super partes - dice - . Non possiamo restare in mano a questi amministratori, gli effetti sarebbero devastanti perché hanno già dimostrato più volte, anche agli incontri col governo, di non essere affidabili". Anche i tribunali di Vibo Valentia e Pistoia dovranno pronunciarsi per identiche istanze di insolvenza, ma il verdetto di lunedì è atteso da tutti come un segnale importante anche in vista dell'incontro in programma a Palazzo Chigi il giorno dopo, martedì 23: "Se il tribunale di Novara dice sì al commissariamento - riflette Riccardo Saccone, della segreteria nazionale Slc Cgil - la discussione generale col governo sarà più facile perché almeno c'è un giudice che ha detto una parola chiara. A quel punto si può ragionare sugli ammortizzatori sociali e la mobilità, mettere in campo iniziative e competenze per tentare di salvare il possibile, sollecitare il governo perché convinca la clientela a non interrompere le commesse".

La sentenza di Novara è molto attesa anche dagli operatori delle controllate meridionali di Phonemedia, aziende che hanno beneficiato di decine di milioni di incentivi pubblici per stabilizzare i lavoratori e per la loro formazione. E qui la fretta ha anche altre ragioni. Sia a Bari che a Trapani, nel periodo in cui i call center si sono fermati, ne sono stati attivati poco lontano di nuovi che puntano ad acquisire la clientela ex Phonemedia. Chi c'è dietro queste nuove aziende? "Non si sa - spiegano i lavoratori in lotta - , quello che è certo è che in entrambi i casi gli amministratori unici sono gli ex manager dei nostri call center".

E' così che riparte il meccanismo diabolico della precarietà. Entri in un call center con contratto a progetto, poi passi a tempo determinato e dopo due anni a tempo indeterminato. Quando l'azienda chiude, anche in casi misteriosi come la vicenda Phonemedia, o sali sulle barricate o vai in un nuovo call center, che magari ha chiesto a sua volta fondi pubblici, dove ricominci dal contratto a progetto. "E' anche di questo che si dovrebbero occupare il governo - dice Concetta, operatrice del call center di Trapani -, ma intanto aspettiamo un commissario straordinario per salvare i posti di lavoro, perché qui c'è gente che muore di fame".

Le altre domande i settemila fantasmi di Phonemedia-Omega vorrebbero farle alla magistratura. Vorrebbero sapere dove sono i soldi fatturati negli ultimi mesi dalla clientela illustre dei call center (da Telecom a Enel, da H3g ad Avon, da Fastweb a Sky eccetera), visto che non sono andati agli stipendi; che fine hanno fatto le quote di Tfr destinate ai fondi privati e le somme trattenute dall'azienda per il sindacato e fino a quando sono stati versati i contributi all'Inps. Soprattutto, vorrebbero sapere una cosa: a chi appartiene veramente il gruppo Omega? A loro servirebbe per avviare magari una class action, ma a chiederselo per primo - dicono le "cuffie in agitazione" - dovrebbe essere il governo, visto che nell'operazione Phonemedia alla fine sarà probabilmente lo stato ad accollarsi i costi della rovina.

repubblica.it

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