martedì 9 febbraio 2010

Pdl contro i giudici

Tensione dopo la deposizione di ieri del figlio dell'ex sindaco di Palermo. Dell'Utri: manovrato dai magistrati. Bondi: "Attendibilità non verificata". Capezzone: crolla credibilità dei pm.

Torna a crescere la tensione tra giudici e maggioranza il giorno dopo le accuse di Ciancimino jr che nell'aula di Palermo ha affermato che «Forza Italia è stata il frutto della trattativa tra Stato e mafia». Berlusconi per ora tace («Avrei tante risposte da dare ma la dittatura imposta da Bonaiuti mi impone il silenzio»), ma intanto scendono in campo i fedelissimi del premier.

Se ieri le accuse erano rivolte proprio contro Ciancimino oggi nel mirino della maggioranza finiscono i giudici di Palermo. «Prima di ogni altra considerazione occorrerebbe chiedersi perchè la magistratura non abbia voluto accertare la fondatezza della testimonianza di Ciancimino come di quella di Spatuzza, prima di rovesciarle in un’aula di tribunale con sprezzo non solo della verità ma anche dell’onore delle persone coinvolte e dell’immagine dell’Italia nel mondo», afferma il coordinatore nazionale del Pdl Bondi.

Il Cavaliere, riferiscono dal suo entourage, è indignato per le accuse infamanti, ma allo stesso tempo consapevole che si tratta di un’ennesima "puntata" che va in onda prima di ogni campagna elettorale. Passa al contrattacco anche Marcello dell'Utri: «Sono tranquillo e sereno», dice il senatore che poi aggiunge: dietro le dichiarazioni di Massimo Ciancimino «c’è un disegno criminoso», e dietro il disegno criminoso «c’è la Procura di Palermo»; «quello che dice è tutto falso» «Ciancimino forse vuole scrivere un romanzo o una fiction, non ho nulla da cui difendermi». Contro la Procura del capoluogo siciliano Dell’Utri va giù duro. Rispondendo alla domanda su chi potrebbe nascondersi dietro il "disegno criminoso", il parlamentare del PdL, condannato in primo grado a 9 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa, accusa: «dietro c’è la Procura di Palermo, i 6 procuratori che hanno gestito Ciancimino. Io faccio la parte del piccione a cui sparare».

Per il portavoce del Pdl Capezzone «è evidente che un network di forze in condizione di influire nelle cose giudiziarie e nel mondo dei media non ha abbandonato l’obiettivo di avvelenare la prossima campagna elettorale e di lanciare fango contro il Governo e la maggioranza, senza limiti e senza esclusione di colpi». «Hanno tentato con Spatuzza, con la grottesca tesi del Berlusconi artefice degli attentati e delle bombe di mafia: ma la cosa è stata liquidata dall’opinione pubblica come meritava, e cioè come un’infamia.E allora, bruciato Spatuzza, ritentano con Ciancimino. Ma già la surreale giornata di ieri (tra accuse inverosimili e improvvise "stanchezze") mostra che siamo dinanzi ad una bufala. E gli italiani la archivieranno come tale. Poi, però - è l'affondo di Capezzone - non ci si sorprenda se la credibilità di alcuni magistrati crolla...». Dice la sua ianche l sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè: «Io c’ero a quei tempi, quando fu fondata Forza Italia. Io c’ero, perchè in Sicilia io ho fondato Forza Italia. Io c’ero, ero il fondatore di quel partito che secondo Ciancimino sarebbe nato da una trattativa tra mafia e Stato; e mai nessun mafioso ha avuto contatti, nè rapporti con me. Non lo dico io, lo dice la mia storia giudiziaria, che non conosce una sola pagina in cui il mio nome sia accostato a Cosa nostra».

LaStampa.it

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