lunedì 1 febbraio 2010

Omega e le altre, tra trattative e scioperi sfila la crisi italiana

di Felicia Masoccotutti

Dall finestra di San Pietro il papa ha citato la Fiat e l’Alcoa, due vertenze delicate per i numeri, per le dimensioni per il tipo di produzione che fanno. Sono la punta di un iceberg, se è vero, ed è vero, che in un anno 1 milione di lavoratori ha fatto ricorso alla cassa integrazione e che complessivamente sono due milioni i disoccupati censiti dall’Istat nel 2009, in crescita esponenziale rispetto al 2008. Ad essi vanno aggiunti tutti quelli che, sfiduciati e scoraggiati, un lavoro non lo cercano neanche più e spariscono da ogni censimento. E le piccole, piccolissime imprese che falliscono nel silenzio, come quella in cui lavorava Sergio Marra che depresso dopo il licenziamento si è dato fuoco ed è morto.


Di Fiat, Alcoa, Eutelia si discute questa settimana al ministero dello sviluppo economico. Sindacati, imprese e governo cercano soluzioni. Sono tavoli che nessuno ha «regalato», ci sono voluti scioperi, occupazioni, blocchi di strade, pernottamenti sui tetti dei capannoni per vedere il governo uscire dall’attendismo, convinto - come disse Berlusconi nel maggio scorso - che la crisi sia principalmente «psicologica». Ieri il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha scaricato quasi tutto sulle imprese e sulla loro mancanza di «responsabilità sociale».

Ieri in piazza San Pietro c’era un drappello di lavoratori di Alcoa, domani verranno a Roma in 500, per seguire la loro vertenza da vicino. La multinazionale americana dell’alluminio ha minacciato di chiudere entro il 6 febbraio gli stabilimenti italiani, quello di Portovesme e quello di Fusina (Venezia), sono duemila i posti a rischio. Le procedure per la cassaintegrazione sono già state avviate. L’ultimo incontro al ministero si era chiuso con l’impegno che il Consiglio dei ministri se ne sarebbe occupato il 5 febbraio: troppo tardi, per i lavoratori che hanno ottenuto l’anticipo del tavolo solo dopo aver occupato l’aeroporto di Cagliari.

Domani all’ordine del giorno c’è invece il gruppo Omega (Eutelia, Agile, Phonemedia, Answer), al centro di un’intricata vicenda di passaggi di mano con tanto di blitz dell’ultimo proprietario fattosi passare per poliziotto per irrompere negli uffici occupati dai dipendenti. Sono in 3100 a rischiare il posto, da 6 mesi sono senza stipendio e lottano senza fermarsi, l’ultima protesta la settimana scorsa a Roma. Il sindacato chiede che - quantomeno- le istituzioni pubbliche mantengano le loro commesse al gruppo di telecomunicazioni.

Mercoledì i dipendenti della Fiat scioperano in tutta Italia per 4 ore. La protesta è unitaria, di tutti i sindacati (cosa più unica che rara ultimamente). Ad arroventare il clima un paio di fatti: la conferma della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese nel 2012, e l’annuncio della cassa integrazione per due settimane per 30mila dipendenti in tutti gli stabilimenti. Decisione, questa, data il giorno dopo la distribuzione di un dividendo agli azionisti. Se ne parla venerdì, sempre al ministero per lo Sviluppo, soprattutto per verificare la consistenza delle 7 manifestazioni interesse arrivate per lo stabilimento siciliano. Dala Sicilia all’Emilia: oggi sciopero ad Eridiana, l’azienda avvia la mobilità (leggi licenziamento) per 600 lavoratori e non intende concedere neanche un rinvio della discussione per cercare una soluzione. L’elenco è lunghissimo, accanto a vertenze irrisolti come la Merloni, ce ne sono di nuove come la Omsa, storico marchio di collant che del gruppo Golden Lady, la cui sede di Faenza è minacciata dalla chiusura. È invece in liquidazione la ex Sat, azienda metalmeccanica della provincia d catania. I 157 lavoratori chiedono di essere ricollocati e, nell’attesa, il prolungamento degli ammortizzatori sociali.

l'unità.it

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