lunedì 1 febbraio 2010

L'appello del Papa. «Tutelare i lavoratori Fiat e Alcoa»

di Vladimiro Frulletti

Quelli dell’Alcoa se lo sono sentiti in diretta, in Piazza San Pietro sotto la pioggia, con l’elmetto da lavoro in testa e lo striscione “Alcoa Portovesme” srotolato sul sagrato. Allo stabilimento Fiat di Termini Imerese invece l’hanno saputo dai tg. Sono rimasti tutti colpiti. Non se l’aspettavano proprio di ritrovarsi a fianco nella loro lotta a difesa del posti di lavoro il Papa.


All’Angelus Benedetto XVI ha usato parole inequivocabili invitando imprenditori e governo a fare «tutto il possibile per tutelare e far crescere l’occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie». Un appello già lanciato nei giorni scorsi dalla Conferenza episcopale italiana (il segretario generale della Cei monsignor Crociata aveva invitato a dare ascolto al «grido dei lavoratori») e che ieri il Papa ha fatto proprio e rilanciato facendo esplicito riferimento alle due vertenze emblematiche del momento. «La crisi economica - ha spiegato Benedetto XVI - sta causando la perdita di molti posti di lavoro e questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti». E poi l’indicazione delle due crisi in atto: «Penso ad alcune realtà difficili in Italia come ad esempio Termini Imerese e Portovesme».

Un sostegno inaspettato, ma certo di grande peso per chi sta lottando per il proprio futuro. In Sicilia, dove la Fiat (mercoledì ci sarà lo sciopero, venerdì il tavolo) ha deciso che la fabbrica (circa 2200 posti di lavoro) entro il 2012 non esisterà più, come in Sardegna, all’Alcoa, dove la multinazionale Usa vuole portare via la produzione d’alluminio. «Le parole del Papa ci aiutano perché il nostro territorio verrebbe ulteriormente devastato dalla disoccupazione» dice Roberto Ballocco della rsu che domani sarà a Roma a manifestare con i suoi compagni sotto palazzo Chigi dove si svolgerà la riunione fra i vertici aziendali e il governo. «Lo dico da non cattolico - commenta Roberto Mastrosimone della Fiom e rappresentante degli operai di Termini Imerese - ma Benedetto XVI ha dimostrato una sensibilità e una percezione del dramma sociale che si sta consumando che la politica invece sta ignorando». Mastrosimone si riferisce soprattutto al Capo del Governo «Berlusconi non ha detto ancora una parola su quanto sta accadendo alla Fiat».

Lo fa invece il ministro del lavoro Maurizio Sacconi che accogliendo l’appello del Papa, chiede alle imprese, soprattutto a quelle che «per anni hanno avuto utili e magari anche aiuti pubblici», di non fare «frettolose scelte di ridimensionamento occupazionale». «Tocca al management, spesso ben remunerato anche in tempo di crisi - spiega il ministro - esprimere autentica capacità di riprogettazione dei destini aziendali a misura delle persone». Da parte sua il governo, assicura Sacconi mettendo le mani avanti rispetto a chi possa leggere le parole del Papa come una critica all’esecutivo, sta scoraggiando i licenziamenti e mette a disposizioni gli ammortizzatori sociali. Ma il segretario del Pd Pierluigi Bersani non ci sta: ««Non è accettabile che il Governo continui a minimizzare il problema, dopo aver raccontato per mesi che la crisi era psicologica, passeggera e che l’avevamo ormai alle spalle. Venga subito in Parlamento» dice. E Susanna Camusso della Cgil fa notare che l’appello del Papa «è l’ennesima dimostrazione che non si può far finta che la crisi sia finita». Anche i leader di Cisl Raffaele Bonanni e Uil, Luigi Angeletti si augurano che le parole di Benedetto XVI siano davvero ascoltate da tutti. C’è da sperarlo. Anche perché non è la prima volta che il Papa lanci questi appelli. Lo scorso marzo, ad esempio, sempre all’Angelus, rivolse il suo pensiero ai lavoratori della Fiat di Pomigliano, al Sulcis Iglesiente in Sardegna e a Prato.

l'unità.it


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