giovedì 18 febbraio 2010

La rabbia di Gianni Letta "Sono stato ingannato"


di Claudio Tito

ROMA - "Forse sono stato ingannato, ma mi sono sempre comportato in maniera corretta. Io e Guido siamo sempre stati corretti". Gianni Letta difficilmente perde la pazienza. Ieri, però, Silvio Berlusconi e alcuni ministri per la prima volta lo hanno visto infuriato. Il caso Bertolaso, le inchieste sui lavori per il G8 della Maddalena e per la ricostruzione dell'Aquila stanno tenendo banco facendo impennare la fibrillazione in tutta la coalizione.
Anche il summit governativo che si è tenuto ieri a Palazzo Grazioli, si è concentrato sulla tempesta che si è abbattuta nelle ultime ore. Ma l'elemento di assoluta novità riguarda appunto il sottosegretario alla presidenza del consiglio. Perché il timore che il temporale giudiziario possa investire pure lui, costituisce un fattore con il quale la maggioranza non si è mai confrontata. Un aspetto tanto straordinario da far ritirare fuori al premier l'ombra del "complotto". Il sospetto che dietro l'affondo giudiziario ci sia qualcosa di più di una semplice indagine.

Qualcosa che investe soggetti "non istituzionali". "Allora, deve essere chiaro a tutti - ha avvertito il Cavaliere - che Gianni non si tocca". E già, perché nelle ultime 48 ore, l'allarme a Palazzo Chigi è iniziato a suonare con sempre maggiore fragore. Un coinvolgimento del vero numero due della "squadra" costituisce un sorta di incubo. Che Berlusconi vuole interrompere rapidamente facendo capire - anche dentro l'alleanza - che "il dottor Letta è imprescindibile. Se cade lui, cade tutto". Anzi, "se vogliono colpire lui, vogliono colpire tutti. Anche quelli della sinistra. Se davvero stanno così le cose, vogliono fare fuori un'intera classe dirigente".
Non a caso, per tutta la giornata di ieri, la paura ha attraversato anche i banchi di Montecitorio. Durante l'esame del decreto che riforma la Protezione civile, "peones" e "colonnelli" non hanno fatto altro che parlare della "vicenda Letta". Una scossa che si è infilata negli scranni del centrodestra per finire in quelli del centrosinistra. "È chiaro - è il monito di un autorevole ministro - che nessuno può dormire sonni tranquilli. Anche quelli dell'opposizione. Del resto, anche su di loro stanno facendo uscire lo stesso fango".

La tensione, però, sta mettendo a soqquadro soprattutto gli uffici della presidenza del consiglio. "Io comunque - ha ripetuto Letta al Cavaliere e a diversi esponenti dell'esecutivo - sono tranquillo. Non ho nulla di cui pentirmi. Abbiamo sempre agito rispettando la legge e facendo valere gli interessi del Paese. Ma...". Ecco, appunto esiste un "ma". Quello di essere stato "ingannato".

Dubbi che nelle ultime ore sono andati rafforzandosi. E che il capo del governo ha esposto ieri pomeriggio ai suoi fedelissimi in modo esplicito. "Come è possibile che in questi due anni i servizi segreti non ci abbiano avvisato di niente? Come è possibile che i Ros indaghino su di noi e non esca un solo fiato in un Paese in cui parlano tutti?". Se Letta non arriva a esprimere pubblicamente le stesse perplessità, lo fa dunque il premier.

Anche perché da maggio 2008 la delega a gestire i nostri 007 l'ha avuta proprio Letta.
Per Berlusconi, quindi, troppe coincidenze si sono concentrate nelle ultime settimane. L'incidente diplomatico di Bertolaso con gli Usa sugli aiuti ad Haiti, le manovre in corso su alcuni capisaldi della finanza e dell'industria italiana a cominciare da Generali, Mediobanca e Fiat. La linea editoriale del "Corriere" che per il premier rappresenta ancora il termometro dei cosiddetti "poteri forti". Tutti elementi che a Palazzo Cigi fanno sospettare la presenza di una "manina esterna" interessata a dettare le prossime scelte strategiche del "sistema Paese".

Tant'è che il presidente del consiglio ha chiesto a Letta cosa stia accadendo nei nostri servizi segreti e al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha reclamato spiegazioni sul comportamento del Ros. Quest'ultimo, con i giornalisti, si è limitato a osservare che "i carabinieri fanno il loro dovere".
Parole che con ogni probabilità, La Russa ha evitato di pronunciare davanti al premier. Se non altro per non rientrare nell'elenco dei "sospettati". E già, perché anche il sottosegretario ha iniziato a lamentarsi della presenza in questa "partita" di giocatori "amici". Di ministri interessati a indebolirlo nella prospettiva della "successione berlusconiana".

In molti a Palazzo Chigi hanno ad esempio notato i silenzi di Giulio Tremonti, il gioco di sponda di Umberto Bossi e l'insistenza con cui Gianfranco Fini ha difeso il ruolo delle Camere. La "corsa" alla successione, però, innervosisce in primo luogo Berlusconi. "Deciderò io chi dovrà essere il mio erede. A tempo debito". E forse non è un caso che negli ultimi mesi proprio Letta abbia fatto sentire la sua voce in pubblico come non mai. In questa settimana per difendere se stesso e Bertolaso. Ma prima per non lasciare spazio ai "competitor".

repubblica.it

Nessun commento: