lunedì 22 febbraio 2010

La grande paura prima degli arresti "Piove a dirotto, dobbiamo vederci"

di Carlo Bonini

ROMA - È catastrofico il naufragio della "cricca". E Angelo Balducci, nei suoi ultimi giorni da libero, continua a inguaiare se stesso e i suoi compari. Sappiamo ormai come tra il 28 gennaio e l'1 febbraio scorsi, incapaci di reggere la pressione delle notizie rubate all'inchiesta di Firenze dal Procuratore aggiunto di Roma Achille Toro (arresti imminenti, telefoni sotto controllo), goffi nella frenesia che li ha aggrediti, il presidente del consiglio nazionale dei lavori pubblici Angelo Balducci, il costruttore Diego Anemone, il nuovo capo della struttura di missione per gli appalti dei Grandi Eventi della Protezione civile Mauro Della Giovampaola, abbiano tradito il segreto degli incontri di Balducci a palazzo Chigi per fare "il punto con Guido Bertolaso e l'altro" sull'indagine di cui sanno di essere l'obiettivo ("Repubblica" ne ha dato conto ieri). Ma ora - come viene documentato nei nuovi atti istruttori depositati dalla Procura di Firenze al Tribunale del Riesame - si scopre che nel pomeriggio del 30 gennaio, con un'ennesima mossa incauta, Balducci, torna ad evocare telefonicamente appuntamenti con una persona che preferisce chiamare misteriosamente "lo Zio" (chi è? Guido Bertolaso? L'"altro di Palazzo Chigi"?).
Ecco dunque ciò che accade tra il pomeriggio del 30 gennaio (un sabato) e l'1 febbraio (un lunedì). Ecco perché, giovedì 4 febbraio, la Procura di Firenze concluderà che non c'è più un solo istante da perdere nel procedere alla cattura di Balducci, De Santis, Della Giovampaola e Anemone.

30 GENNAIO - POMERIGGIO BALDUCCI CHIAMA MEDICO E AVVOCATO. POI SPIEGA: "DOMANI VEDO LO ZIO".

A mezzogiorno del 30 gennaio, Angelo Balducci (B) è un "morto" che cammina. L'espressione è della moglie Rosanna Thau che lo raggiunge al telefono quando è appena uscito dall'appartamento ai Parioli dell'avvocato Egidio Azzopardi, dove lo stato maggiore della "cricca" si è riunito in gran fretta e ha compreso di avere addosso la Procura di Firenze. La prima mossa che gli sollecita l'istinto (o forse il consiglio dell'avvocato che ha appena lasciato) è telefonare al professor Renato Lauro (L). Un amico. Ordinario di medicina interna dell'Università di Tor Vergata. Ha bisogno che qualcuno lo certifichi malato. Perché la malattia giustificherà le sue dimissioni dalla Presidenza del Consiglio nazionale dei lavori pubblici. E le dimissioni e la malattia potranno essere due buoni argomenti per disinnescare una richiesta di custodia cautelare.

B:... senti .. scusa ti volevo chiedere una cortesia senza ... che ti disturbi ovviamente ... ma tu sei a Roma oggi e domani?
L:... sicuramente ...
B:... no sai perché ... siccome devo fare poi un passaggio giù ... e magari non so... se
L:... ci vogliamo vedere un momento?
B:... magari dopo che sono stato giù ... al limite un minuto domani mattina prendiamo un caffè se era possibile ... se per te...
L:... sì, sì ... sì, sì, sicuramente ... tu a che ora prevedi?
B:... guarda io pensavo ... sai per me dalle 8 in poi ... prendiamo un caffè a Porta Pia pure a piazza Ungheria ... li a "Ungaria" (un bar ndr.) quando è comodo anche per te...
L:... si, si ... va benissimo ... vogliamo vederci li ... alle otto e mezza a Porta Pia che ti viene più comodo sicuro?
B:... va bene perfetto ...
L:... domani mattina passo da te ..

Risolto il suo primo problema (in serata il Ros lo intercetterà mentre fissa per l'indomani un appuntamento con lo studio dell'avvocato Franco Coppi, il penalista che oggi lo difende), Balducci affronta il secondo. Avvertire chi della "cricca" ancora ignora che razza di tempesta è pronta a spazzarla via. Alle 12.41, raggiunge dunque Della Giovampaola e lo prega di richiamarlo nel pomeriggio, "verso le 17" per "sentirsi un attimo" e vedersi. "Oggi, o domani".

Tra le due telefonate Balducci (B) ne riceve una. A chiamarlo è tale avvocato Sergio Lupinacci (L), un professionista con studio a Roma, molto apprezzato a Palazzo Chigi. Il tono tra i due tradisce amicizia e svela due singolari circostanze di cui - per quel che ne dicono fonti investigative - l'inchiesta non è ancora venuta a capo. Lupinacci gira infatti a Balducci "i saluti di persone istituzionalmente a lui care" presenti all'inaugurazione dell'anno giudiziario nel distretto di Roma da cui è appena uscito. Lui, di rimando, spiega che l'indomani mattina, domenica 31 gennaio, vedrà "lo zio". Un tipo che evidentemente nulla ha a che vedere con i consanguinei di Balducci, ma molto ha a che fare con amici importanti (a Palazzo Chigi?) di cui - ormai sa con certezza di essere intercettato - è meglio non pronunciare più il nome al telefono.
L:... buongiorno presidente come stai?
B:... maestro, buongiorno a te ..
L:... allora ... senti ho appena terminato ... anno giudiziario .. quindi ti porto i saluti di persone istituzionalmente a te molto care
B:... grazie
L:... naturalmente hai un invito
B:... senti ... scusa ... io purtroppo ... sia ieri ... ieri stato fuori che avevo un impegno a Pesaro .. e adesso sto muovendomi da Roma
L:... con calma
B:... vado e torno nel senso due o tre ore nel senso che ho altro impegno ... questa volta familiare... scusa Sergio ti volevo chiedere questo .. domani mattina tu sei a Roma o fuori ?
L:... Angelo a Roma .. tu sei a Roma io sono a Roma .. io sono a Roma punto
B:... perché ... io domani mattina presto devo vedere "lo zio" un attimo.. dopo verso le 9 e mezzo così ... se ti potevo offrire un caffè anche in piazza ...
L:... ti dispiace se ci pigliamo un caffè a piazza Farnese alle 10?
B:... alle 10 perfetto
L:... così salutiamo pure la madre?
B:... grazie va bene ...

31 GENNAIO - 1 FEBBRAIO "PIOVE A DIROTTO"
"DIRAMATE LE CONVOCAZIONI". TUTTI ALL'ESTERO. BALDUCCI SI DIMETTE
Tra domenica 31 gennaio e lunedì 1 febbraio, Balducci - per usare l'espressione con cui l'avvocato Azzopardi rassicura un messaggero del costruttore Diego Anemone che la cricca è stata allertata - "ha diramato tutte le convocazioni". Anemone ha saputo che non solo "piove", ma "piove pesantemente". Di più: che ci si augura che "non piova in casa". I telefoni diventano dunque muti e a comunicare sono soltanto "Skype" (telefonate via web) e i cellulari dei segretari o degli emissari della "cricca". Balducci si dimette da Presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici la mattina del 1 febbraio (prenderà il suo posto Massimo Sessa, il dirigente del ministero delle Infrastrutture che ha partecipato alla "riunione madre" in casa di Azzopardi la mattina del 30 gennaio) e la notizia non viene volutamente divulgata. Mentre il suo autista, al telefono, spiega che il principale lascerà l'Italia l'11 febbraio ("Una cosa serissima"). Anche Anemone comunica che per quello stesso giorno lascerà Roma diretto a Madrid. Ma - aggiunge - "solo fino al 15". Chi lo ascolta, un amico della "cricca", Emmanuel Messina, dice di essere ad Acapulco (Messico) e aggiunge: "Certo, che se venite qua sarebbe meglio ancora".

repubblica.it

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