mercoledì 3 febbraio 2010

Il debito made in Italy e la sindrome "Dorian Gray"

di Superbonus

Come nel libro di Oscar Wilde Il ritratto di Dorian Gray, l’Italia nei media non presenta una ruga. Il debito pubblico? Lo abbiamo sempre avuto. La disoccupazione altissima? “Stiamo meglio di altri paesi”. La crisi economica? “Oramai è alle spalle”. Esiste però un dipinto fatto dai mercati finanziari che mostra le rughe di un’economia asfittica e di un debito pubblico sull’orlo del baratro. Nell’ultima settimana i mercati hanno concentrato la loro attenzione sull’incapacità di Grecia e Portogallo di ripagare il proprio debito pubblico.

Francia e Germania hanno affermato che non correranno in soccorso della Grecia (il Trattato europeo non ne prevede l’obbligo) e la Spagna è corsa ai ripari annunciando tagli alla spesa pubblica di 50 miliardi di euro in 3 anni per aumentare la propria credibilità finanziaria e non essere in balìa della speculazione internazionale. I portoghesi hanno approvato in Parlamento, in modo bipartisan, misure di taglio e contenimento della spesa pubblica ma ancora non sono riusciti a calmare gli investitori che chiedono più austerità nella spesa.

E l’Italia? Unica in Europa, dibatte se prolungare gli incentivi alle auto e si adagia sul falso mito che noi stiamo meglio degli altri. La nostra classe politica ha perso completamente il senso del pericolo, ha dimenticato le crisi finanziarie degli anni Novanta e sposta il dibattito politico dallo stato dei conti pubblici ai problemi di un mondo che non c’è più, fatto di sussidi mascherati da incentivi, cassa integrazione perpetua e leggi ad personam.

Come Dorian Gray, l’Italia mostra ai suoi cittadini un volto sempre giovane e sorridente, ottimista per il futuro e spensierato. Nella soffitta dei mercati finanziari il ritratto sta diventando lo specchio dell’anima economica italiana che trasmette sempre meno affidabilità a chi decide di comprare o non comprare i buoni del Tesoro italiani. Le prossime settimane saranno decisive per capire il destino dell’Europa e dell’Italia.

La Grecia non sembra in grado di rassicurare i mercati circa le sue possibilità di ripagare il debito e molto probabilmente sarà costretta a pagarvi interessi a tassi vicini al 9 per cento annuo. A quel punto gli investitori si concentreranno su Portogallo e Italia. Analizzeranno i nostri conti pubblici con precisione chirurgica.

La crescita economica prevista per il 2011 dal governo (+ 2 per cento) è oramai pura fantasia e la disponibilità di cassa di oltre 50 miliardi di euro sarà finita entro maggio. Tremonti rilancia la proposta del presidente francese Nicolas Sarkozy di una nuova Breton Woods che ridefinisca i meccanismi di cambio e di scambio, ma forse con due intenti diversi.

Francia e Germania oramai pensano a una Europa a due velocità, una di Serie A con un debito pubblico controllabile, una forte credibilità internazionale e tassi d’interesse bassi, e una di Serie B che non potrà usufruire dei tassi della Banca centrale europea ma avrà propri meccanismi di fissazione del tasso di sconto.

Come da anni funziona il Montenegro e come funzionerà la Grecia: valuta ufficiale l’euro, ma tassi d’interesse più che doppi rispetto a quelli tedeschi. Fantapolitica e fantaeconomia? No, storia. Gianni De Michelis, ora consulente di Renato Brunetta, da ministro degli Esteri litigò ferocemente con i tedeschi quando decisero la riunificazione economica improvvisa delle due Germanie provocando la tempesta valutaria che portò alla svalutazione della lira. Il ritratto di Dorian Gray si conclude con il suicidio del protagonista. Ma forse la nostra classe dirigente non lo ha letto.

il Fatto Quotidiano

Nessun commento: