mercoledì 24 febbraio 2010

Corrotti e indagati: le «liste pulite» di Pdl-Lega


di Natalia Lombardotutti

La «dead line» della candidatura pulita nel Pdl è «il rinvio a giudizio», criterio ribadito tre volte ieri da Ignazio la Russa in Transatlantico. Soglia più bassa del garantismo berlusconiano, che vorrebbe alzare l’asticella alla «sentenza definitiva passata in giudicato». Come conciliare però la candidatura di Sandra Lonardo in Mastella, liste Udeur collegate al Pdl in Campania, se all’ancora presidente del Consiglio regionale la magistratura ha imposto il divieto di dimora in Campania a causa delle inchieste sull’Aspac? Lady Mastella, infatti, al momento vive a Roma, e la sua candidatura è osteggiata dal duo finiano Italo Bocchino e Mara Carfagna, in lotta con Cosentino.

Ieri a Montecitorio parlava fitto fitto con Ignazio La Russa il deputato pdl Giancarlo Abelli, candidato a Pavia nonostante Berlusconi lo avesse pregato di rinunciare. Lui non ha ricevuto alcun avviso di garanzia, ma la moglie, Rosanna Gariboldi, assessore alla provincia di Pavia, era stata arrestata, ha poi patteggiato e restituito 1,2 milioni di euro per l’accusa di riciclaggio riguardo ai fondi erogati da Giuseppe Grossi, il «Re delle bonifiche». Escluso dalle liste, perché in carcere, l’esuberante Piergianni Prosperini, assessore Pdl allo Sport e Turismo in Lombardia., arrestato insieme a Raimondo Lagostena Bassi, patron di OdeonTv e Telereporter. Sono candidati al Pirellone anche due soci dell’assessora, discussi ma non imputati: Massimo Ponzoni e Massimo Buscemi. A Como si ripresenta il consigliere regionale Gianluca Rinaldi, che due anni finì agli arresti domiciliari per sospette tangenti.

Se l’ex colonnello di An, triumviro ieri preso da un diavolo per capello, ha ribadito che l’asta della decenza è il rinvio a giudizio (però «senza automatismi, se è un rinvio per una sciocchezza no...»), in Piemonte non dovrebbe essere nelle liste Angelo Burzi, capogruppo Pdl in consiglio regionale, rinviato a giudizio per un’inchiesta sulla corruzione (e la prima udienza cade prima delle elezioni). Poco ci mancava che si candidasse in Piemonte Renzo Masoeri, presidente della provincia di Vercelli agli arresti domiciliari da pochi giorni perché accusato di concussione, con richieste di denaro a un imprenditore in cambio di appalti, per finanziare la campagna elettorale di Roberto Cota, secondo la Procura vercellese. E nel caso vincesse il leghista Cota (al quale i pidiellini non danno grande aiuto)il suo seggio di deputato passerebbe a un altro nome grigio: Maurizio Grassano, ex presidente del consiglio Comunale di Alessandria, con un processo con l’accusa di aver falsato rimborsi.

Nel Lazio, a stare al principio «liste pulite» sbandierato da Berlusconi giorni fa, dovrebbe essere fuori il senatore Claudio Fazzone, ras di Fondi che ha evitato lo scioglimento del comune per mafia: è indagato dalla Procura di Latina per il caso delle raccomandazioni Asl. Nel Pdl dicono sia una «autocandidatura», è osteggiato da Ciarrapico e dagli ex An: il tandem con Fabio Bianchi, suo vice coordinatore alla Provincia di Latina, toglie spazio a Di Giorgi (legato a Rampelli) e Galetto (sponsor Alemanno).
Nomi macchiati in Puglia nelle liste a sostegno di Rocco Palese: Francesco Pistilli, ex sindaco di Acquaviva delle Fonti che, l’anno scorso, è stato condannato a un anno e sei mesi per corruzione. Torna la lista civica di Raffaele Fitto «La Puglia prima di tutto» (nella quale fu inserita Patrizia D’Addario), capolista Tato Greco, indagato dalla procura di Bari per associazione a delinquere nell’inchiesta sul giro Tarantini. Secondo la «Repubblica» di Bari, nel Salento è in lista con «I pugliesi per il presidente» Fabrizio Camilli, petroliere due anni fa arrestato con l’accusa di associazione a delinquere per frode fiscale.

l'unità.it


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