lunedì 1 febbraio 2010

Ciancimino jr: "Provenzano era garantito da un accordo"


PALERMO - "Provenzano era garantito da un accordo stabilito anche grazie a mio padre tra il maggio e il dicembre del 1992. Provenzano godeva di immunità territoriale in Italia grazie a questo accordo". Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo morto nel 2002, deponendo al processo Mori nell'aula bunker dell'Ucciardone a Palermo. Ciancimino ha detto di essere stato in più occasioni presente alle visite del capomafia corleonese nell'appartamento romano del padre: "Alcune volte lo ricevevo e altre l'ho visto quando usciva", ha affermato.
"Conosco Bernardo Provenzano da sempre, fin dalla mia infanzia. - ha raccontato ancora Massimo Ciancimino - Ricordo che trascorrevamo insieme anche la villeggiatura, negli anni Settanta, quando io avevo 7-8 anni. Mio padre conosceva Bernardo Provenzano, che io continuo a chiamare 'ingegnere Lo Verde', da molto tempo, anche per il loro rapporto di vicinato. Erano entrambi di Corleone".
Massimo Ciancimino non si è limitato a raccontare di Provenzano, ma di suo padre ha detto: "Nel 1990, grazie a sue amicizie chemaveva in Cassazione, mio padre riuscì a fare annullare l'ordine di custodia del gip Grillo per la vicenda mafia e appalti". La sezione della Cassazione che emise il provvedimento di annullamento era la prima, presieduta da Corrado Carnevale.
Ha inoltre parlato dei rapporti con il padre Vito, e del perché il padre lo ha coinvolto nelle sue attività con la mafia. "Vide in me il 'soggetto sacrificabile' per qualsiasi situazione, volendo preservare i miei fratelli che avevano le carriere professionali. Sono stato delegato come quello che poteva essere sacrificato".
E quindi Massimo faceva da 'postino' per il padre: "Mi è capitato di ricevere o consegnare direttamente nelle mani dell'ingegner Lo Verde, cioè di Bernardo Provenzano qualche lettera, specialmente nell'ultimo periodo. Anche perché nel momento in cui certi personaggi venivano a mancare, mio padre era diventato molto più prudente. Capitò anche nel 1992".
"Mio padre usava particolare accortezza per lo scambio di 'pizzini' con Bernardo Provenzano. Spesso, essendo un po' maniacale per sua forma mentis, le buttava nel water o le bruciava, o le tagliava a pezzetti". "Spesso - ha detto ancora - faceva le fotocopie perché temeva che si potessero trovare le impronte, anche quando scriveva le lettere usava addirittura dei guanti".
Vito Ciancimino conosceva naturalmente anche Totò Riina ma, dice il figlio Massimo, non lo stimava: "Mio padre conosceva Riina da quando erano ragazzi. Tra loro il rapporto è sempre stato teso. Mio padre non lo stimava e preferiva Provenzano". Il testimone ha anche raccontato che suo padre faceva attendere Riina quando questi lo andava a trovare, e ne rifiutava i regali ritenendo che portassero sfortuna.

repubblica.it

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