mercoledì 3 febbraio 2010

Ciancimino: i soldi della mafia per la Milano2 di Berlusconi

di Peter Gomez

D’accordo, Massimo Ciancimino dirà pure “minchiate”così come ha fatto,per lastampa vicina al centrodestra, il pentito Gaspare Spatuzza. È vero, finora nessuno è riuscito a capire se il figlio di don Vito, quando afferma che suo padre finanziò la costruzione di Milano 2, assieme ai grandi imprenditori mafiosi Buscemi e Bonura, sia in grado di produrre documenti a sostegno delle accuse. È indiscutibile poi che sulle ragioni per cui Ciancimino junior ha deciso di parlare pesino ancora molti interrogativi: punta a sconti di pena? Vuole salvare il tesoro di famiglia? Tutto giusto. Tutte domande e obiezioni legittime. Ma se non si vuole ridurre l’intera storia di questo paese a un processo, da cui per mille motivi si può uscire colpevoli o innocenti,una riflessione andrebbe fatta. E soprattutto una cosa andrebbe ricordata: il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non ha mai voluto spiegar l’origine delle sue fortune.Non che le occasioni gli siano mancate, intendiamoci. L’ultima risale al 26 novembre del 2002. Quel giorno il tribunale, che stava processando Marcello Dell’Utri, si spostò a Palazzo Chigi per ascoltarlo. Berlusconi però si avvalse della facoltà di non rispondere. Il codice glielo consentiva, certo. Ma glielo può consentire il decoro istituzionale, la politica e la stampa? Anche perché,in questo caso, gli interrogativi non seguono le inchieste. Le precedono. Nel 1976 Giorgio Bocca, per esempio, scriveva: “Un certo Berlusconi costruisce Milano 2, cioè mette su un cantiere che costa 500 milioni al giorno. Chi glieli ha dati? Non si sa. Chi gli dà i permessi e dirotta gli aerei dal suo quartiere? [...] Noi saremmo molto curiosi, molto interessati a sapere dal signor Berlusconi la storia della sua vita”. Di risposte ovviamente nessuna. O meglio una arriva. Ma tre anni dopo, nel ‘79 quando l’attuale deputato Pdl, Massimo Maria Berruti, allora capitano della Guardia di finanza, conduce una verifica sull’Edilnord. I militari vogliono chiedere al Cavaliere cosa ci sia dietro a due fiduciarie svizzere che hanno pompato miliardi nella sua città satellite. Ma lui ribatte: non so niente, l’Edilnord non è mia, “sono solo un consulente esterno”. Salvo Berruti, che pochi giorni dopo lascia la divisa per diventare un suo avvocato, tutti pensano alla balla. Ma oggi, dopo anni di silenzi e aver ascoltato Ciancimino junior, il dubbio viene. Forse, almeno quella volta, Berlusconi ha detto la verità.

il Fatto Quotidiano

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