martedì 26 gennaio 2010

Un Berlusconi senza capelli


di Davide Milosa

Pallido e avaro di sorrisi, ma soprattutto senza i suoi amati capelli che dopo il famoso trapianto ringiovanivano un volto da settantenne. Ecco come appariva ieri Silvio Berlusconi all’ingresso dell’ospedale San Raffaele. Qui lo attendevano i due medici nominati dalla Procura di Milano per controllare l’effettivo danno subito dopo l’ormai storica aggressione del 13 dicembre scorso, quando, durante un comizio del Pdl, Massimo Tartaglia gli ha scagliato in faccia una statuetta del Duomo. Per i risultati della perizia bisognerà aspettare 15 giorni. Un tempo piuttosto lungo durante il quale si dovrà accertare l’effettiva durata della prognosi, fissata a 25 giorni dal medico del San Raffaele e portata poi a 90 dal dottore personale del premier. Il presidente del Consiglio è apparso oltremodo dimesso. Sentito in serata, il dottor Piero Rosati, artefice del trapianto, ha parlato “di possibile stress” per giustificare una tale caduta di capelli. Berlusconi si è presentato all’ospedale poco dopo mezzogiorno e mezzo. Con lui, la scorta personale e Niccolò Ghedini. Pochi secondi davanti alle telecamere, nessun commento ed è scomparso dentro l’ospedale. L’appuntamento era con il medico legale Carlo Goj e il dottor Federico Biglioli, vice-direttore del reparto di chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale SanPaolo di Milano. Al centro della visita, il controllo sulla prognosi, voluto dal procuratore aggiunto Armando Spataro, titolare dell’inchiesta sull’aggressione di piazza Duomo. Insieme a loro anche il professor Antonio Farneti, docente di medicina legale all’Università degli Studi di Milano, l’esperto individuato dagli avvocati del presidente del Consiglio, e il dott. Maurizio Dalla Pria,neurologo e psichiatra forense, scelto da Tartaglia.

Capire quanti siano effettivamente i giorni di guarigione è decisivo per formulare in maniera esatta l’accusa nei confronti di Tartaglia. Va detto, infatti, che per una prognosi inferiore ai 40 giorni l’imputazione è di lesioni lievi e in questo caso si può agire solo tramite querela di parte. Diversa la situazione sopra i 40 giorni che prevede l’azione diretta della magistratura e il reato di lesioni gravi o pluriaggravate. Imputazione, quest’ultima, per la quale ad oggi è indagato Massimo Tartaglia, vista anche l’alta carica pubblica ricoperta dalla vittima. Questa poca chiarezza sulle accuse è dovuta a uno strano gioco delle parti. Va, infatti, ricordato che la sera del 13 dicembre scorso, a poche ore dal ricovero di Berlusconi, il medico dell’ospedale aveva emesso una prognosi di 25 giorni. Verdetto successivamente ritoccato dal medico personale del premier, dottor Alberto Zangrillo, che aveva alzato a 90 giorni l’asticella della convalescenza. Tre mesi di convalescenza giustificati, però, da un bollettino medico piuttosto vago e nel quale si parla di conseguenze sui nervi facciali oltre che a lesioni interne capaci di alterare “la mimica del sorriso”. La visita di ieri, durata poco meno di un’ora, si è svolta davanti ai due periti della Procura e ai consulenti di Berlusconi e dello stesso Tartaglia. “Abbiamo recuperato più documentazione possibile”, ha commentato Goj. Dal canto suo il procuratore Spataro, mantenendo uno stretto riserbo sul caso,si è limitato a confermare le due settimane per avere il verdetto della perizia. Perizia, va detto, che si svolgerà solo sui risultati effettuati dal medico del San Raffaele che prevedono una guarigione entro 25 giorni. Tempistica del tutto verosimile, visto che, esattamente 24 giorni dopo l’aggressione, il 6 gennaio scorso, durante un viaggio in Provenza, Berlusconi è apparso ristabilito e senza segni sul volto.

il FattoQuotidiano


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